Il Tirreno

Lucca

«Variante adottata solo per evitare la causa milionaria»

Giovanni Valentini ex ad di Valore
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Giovanni Valentini ex ad di Valore

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LUCCA. Tutta colpa dell'inerzia del Comune. Se c'è stato bisogno di una variante per ripescare il progetto di S. Anna - case, negozi, albergo in un'area di circa 7 ettari - è solo per evitare una causa milionaria all'amministrazione che ha fatto decadere un piano adottato, senza approvarlo definitivamente nei tempi stabiliti dalla legge. Giovanni Valentini, ex amministratore di Valore spa, spiega così - con la volontà di evitare una causa da 20 o 30 milioni di euro - l'adozione (il 17 gennaio) della variante urbanistica, necessaria a spostare nella zona di S. Anna i metri quadri di superficie residenziale e commerciale necessari a resuscitare il piano (da 200 appartamenti) decaduto nella primavera 2009. Dietro a questi atti, dunque - sottolinea Valentini, indagato per concorso in corruzione - non ci sarebbero le tangenti, sotto forma di incarichi professionali per gli amici dell'assessore, Marco Chiari, ipotizzate dalla Procura.  

L'INIZIO
Il piano del "Parco di S. Anna" - ricostruisce Valentini - viene presentato il 26 luglio 2005. Secondo la legge 136 del 1999 - scrive l'imprenditore - il piano «avrebbe dovuto essere approvato entro 90 giorni dalla presentazione». Invece, «dopo varie vicissitudini», è stato adottato dal commissario prefettizio il 20 aprile 2007 ed è stato pubblicato sul Burt il 27 giugno. A conferma che «a quel tempo il piano era ritenuto conforme al regolamento urbanistico. Tutto era pronto, insomma, perché il piano attuativo fosse definitivamente approvato, con le prescrizioni dettate dagli uffici tecnici comunali, come stabilito dalla legge regionale del 2005 sull'urbanistica, che assegna 45 giorni per la presentazione di osservazioni». Invece, questo non è accaduto. E a oggi il piano non è ancora approvato.

Anche se è stato ripescato dal Comune con la variante di gennaio perché «la ritenuta inefficacia del piano, dovuta alla decadenza (dopo 5 anni) della relativa previsione nel regolamento urbanistico, dovrebbe ricollegarsi all'illecita inerzia dell'amministrazione». Di conseguenza - sottolinea Valentini - gli «indirizzi assunti dall' amministrazione sulle varianti al regolamento urbanistico e al piano strutturale non possono leggersi in "combinato disposto" con le asserite utilità indebite conseguite da Chiari nel suo rapporto con me, ma vanno ricondotti alla composizione del contenzioso amministrativo che vedeva il Comune inerte rispetto ai legittimi interessi e alle aspettative giuridiche della Valore spa». Ancora senza piano approbato, a 4 anni dall'adozione e nonostante le «numerose diffide ad adempiere inviate all'amministrazione».

ILLEGITTIMITÀ PRESUNTA L'altra contestazione che Valentini muove al Comune (e alla Procura che lo accusa) è questa: a S. Anna (nell'Utoe 3b dove è inserito il piano della spa) era finita la superficie residenziale a disposizione dell'intervento, a causa delle concessioni edilizie rilasciate dopo l'adozione del piano attuativo. «Tale consumo - rileva Valentini - non si era ancora verificato alla data di adozione del piano da parte del commissario prefettizio, ma solo successivamente, per effetto del rilascio di ulteriori autorizzazioni edilizie.

Anche in questa prospettiva, pertanto, la lesione della posizione giuridica soggettiva di Valore spa, - maturata con l'adozione del piano e indebolita dall'inerzia dell'amministrazione - appare e appariva evidente». Per questo Valore manda al Comune lettere di diffida e di risarcimento dei danni. E per lo stesso motivo «i tecnici e i vertici politici del Comune si sono mossi per trovare una soluzione "transattiva"». Che la soluzione individuata - variante e redistribuzione delle superfici residenziali residue - fosse «legittima - prosegue Valentini - si deduce dal parere di legittimità del professor Giuseppe Stancanelli del 10 marzo 2010, che ha costituito la base giuridica delle adottate varianti (c'è anche quella dello stadio) al regolamento urbanistico e al piano strutturale».

TANI
Viste queste premesse - dice Valentini - l'architetto Maurizio Tani (ex dirigente comunale all'urbanistica, indagato per corruzione) si è mosso «per predisporre atti da sottoporre al consiglio comunale, sulla scorta del parere autorevole di Stancanelli. Ed è infondato sostenere che l'individuazione di quantitativi residenziali superiori alle previsioni del piano strutturale sia stata operata ad arte per favorire gli interessi di Valore». Infatti - ricorda Valentini - la possibilità di realizzare 534.000 metri quadri di superficie residenziale invece di 400.000, è «già riportata nel documento del 2004 di conformità del regolamento urbanistico al piano strutturale». Perciò queste cifre - conclude Valentini - non possono essere state inserite ad arte - nella relazione di monitoraggio dell'edificato del 2009, alla base dell'ipotesi corrutiva, per la quale Tani è indagato per falso.

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