Sicurezza
Tambellini: «Impossibile congelare le previsioni». Il Comitato: «Il piano non può essere riconfermato»
Nuova destinazione d'uso per S. Anna
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Da sinistra il capogruppo Pd Tambellini e il presidente del comitato di S. Anna Capocchi 2 MINUTI DI LETTURA
LUCCA. Nuova destinazione per le aree di S. Anna dove Valore spa vuole costruire case, negozi e albergo. Per Alessandro Tambellini, capogruppo del Pd, la soluzione al problema del piano decaduto non è il congelamento, ma l'individuazione di un nuoto utilizzo del comparto, ancora sotto sequestro giudiziario, vista l'inchiesta sui presunti legami fra corruzione e operazioni immobiliari. E vista la decisione del tribunale del Riesame di non concedere il dissequestro dell'area della società pratese di Giovanni Valentini, ex partner (di maggioranza) della Lucchese e (di minoranza) di alcune spa del Comune. «Il sindaco - scrive Tambellini - dice che il progetto di S. Anna potrebbe "essere estrapolato" dalla variante di minima entità al piano strutturale. Se con "estrapolare" intende "lasciare momentaneamente" in sospeso, dovrebbe spiegare come si concilia questa idea con l'obbligo di legge di definire la nuova destinazione urbanistica delle aree sottoposte a prescrizioni decadute dopo il quinquennio di validità stabilito dal regolamento urbanistico». L'area di Sant'Anna, infatti - ricorda Tambellini - è una «"zona bianca", non definita dopo che il progetto norma nº5 (quello del Parco di S. Anna, appunto) è decaduto. In questa circostanza, dunque, il consiglio comunale ha il dovere d'ufficio di dare una nuova destinazione urbanistica alle aree non pianificate, come attualmente risulta l'area del parco di Sant'Anna, in accordo con le previsioni regionali». Anche per il Comitato del Parco di S. Anna il piano attuativo non può essere riconfermato, una volta decaduta la previsione del regolamento urbanistico. «Il procedimento per l'approvazione del piano - si legge nell'osservazione presentata alla variante urbanistica - non sarebbe in alcun modo "confermabile" in "stato" di avvenuta "adozione" qualora, dopo un anno dalla scadenza del termine ordinario posto dalla legge per la sua conclusione, il proponente non avesse presentato ricorso. Nel caso l'amministrazione non conosca l'esistenza di tale ricorso, resta comunque la facoltà di riproporre l'istanza di avvio del procedimento, accordata al proponente dalla legge sulla trasparenza amministrativa, ma essa non avrebbe comunque l'effetto di confermare in vita il "vecchio" procedimento, decaduto per mancata approvazione nei termini». Premesso questo - segnala il comitato - se «il procedimento amministrativo, entro cui andava a collocarsi la delibera di adozione del piano (del 20 aprile 2007), non si fosse concluso nei termini di legge, né il proponente avesse presentato ricorso contro il il silenzio del Comune, non avrebbe alcun senso logico riservare a suo favore, con il solo presupposto di un'adozione già avvenuta, la disponibilità delle "quantità residue" aumentate».
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