Il Tirreno

Lucca

«La corruzione c'è»

Duccio Casini
Da sin., il procuratore Cicala e il sostituto Origlio, titolare dell’inchiesta
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Da sin., il procuratore Cicala e il sostituto Origlio, titolare dell’inchiesta

La Procura prepara il ricorso in Cassazione

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 LUCCA. Sarà al lavoro anche domenica il sostituto procuratore Fabio Origlio, titolare dell'inchiesta "Volpe del deserto" sulla presunta corruzione relativa alle operazioni immobiliari di Valore spa.  Il magistrato sta preparando il ricorso in Cassazione (la scadenza è il 14 luglio) contro la decisione del tribunale del Riesame che ha smontato le accuse della Procura sostenendo che non c'è stato alcun reato e che le operazioni per lo stadio e per costruire il nuovo quartiere in via Einaudi sono state regolari.  Infondati, secondo i giudici fiorentini, i provvedimenti che avevano portato in carcere l'architetto e dirigente comunale Maurizio Tani e l'assessore Marco Chiari, e ai domiciliari l'ex amministratore di Valore spa, Giovanni Valentini, l'architetto Luca Antonio Ruggi, socio dello studio tecnico del geometra Chiari, l'ingegner Andrea Ferro, ex presidente del comitato ambientale comunale.  La Procura rispetta le decisioni dei colleghi del tribunale del Riesame. Ma non è assolutamente d'accordo. E, forte anche della decisione del Riesame reale di Lucca che ha confermato il sequestro dei beni e dei soldi (18 milioni) della Valore, affila le armi. Importanti saranno le motivazioni dei giudici lucchesi: le sta scrivendo in queste ore il dottor Stefano Billet.  Nell'ex Galli Tassi si sostiene che l'ordinanza dei colleghi di Firenze è piena di contraddizioni. In particolare, tra i pesanti giudizi espressi su Chiari («uno sbrigafaccende che tende continuamente a autoincensarsi») e le motivazioni giuridiche che escludono ipotesi di reato. Una tesi, si sostiene in Procura, che davvero non regge. Che non sta in piedi.  Così come - è sempre il parere dell'accusa - i rapporti tra Valentini e Chiari e gli incarichi ai professionisti Ruggi e Ferri, professionalmente collegati all'assessore, sono la prova evidente che si è davanti a una corruzione bella e buona.  A parere della Procura, le intercettazioni sono chiarissime. Parlano di una presunta cricca. Alzano il velo su una organizzazione che con la corruzione tendeva a far sì che la Valore potesse fare il restyling del Porta Elisa e potesse edificare il contestato nuovo quartiere a S. Anna.  Contraddizioni evidenti, insomma, a giudizio dei ricorrenti. Il Riesame, sostiene la Procura, dà un giudizio morale negativo di Chiari (e di altri), ma poi nelle motivazioni derubrica tutto in atti inopportuni e maleducati. Invece, è il punto di vista dell'accusa, si è di fronte alla corruzione. Senza se e senza ma.  Ci sono poi, dicono al Galli Tassi, anche omesse motivazioni dei giudici del Riesame rispetto a elementi ritenuti prove indiscutibili.  Vale a dire il contenuto delle intercettazioni tra Chiari e Valentini che testimonierebbero in maniera netta e inoppugnabile come tra imprenditore e assessore si fosse instaurato un rapporto corruttivo. A questo proposito, si fa presente il testo delle intercettazioni del 19 e 20 maggio quando l'ingegner Ferro afferma che se Valentini vuole fare lo stadio deve passare da Chiari.  Le conclusioni del tribunale del Riesame che smantella l'inchiesta sulla corruzione, partendo dalla constatazione che non sono stati scoperti movimenti di denaro riferibili a mazzette, non fermano il lavoro investigativo.  La Procura ha chiesto e ottenuto una proroga (6 mesi) e sta spulciando pile di documenti di ogni genere, file dei computer, conti bancari.  Gli inquirenti dei carabinieri stanno anche ascoltando anche persone estranee alla presunta corruzione, ma che tuttavia nel corso degli ultimi mesi sono entrate in contatto con alcune delle persone indagate.  

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