Il Tirreno

Lucca

Il sindaco di Bagni di Lucca replica alle critiche di aver portato il Comune alla rovina

«I miei predecessori? Degli incapaci»

Il sindaco Giancarlo Donati
◗
Il sindaco Giancarlo Donati

2 MINUTI DI LETTURA





 BAGNI DI LUCCA. Il sindaco non ci sta. E passa al contrattacco. Giancarlo Donati risponde per le rime e con punte di sarcasmo alle accuse di cinque ex primi cittadini di Bagni di Lucca - Tintori, Garibotti, Iacomini, Bruschini e Balleri - che hanno criticato la sua gestione sostenendo che sta portando il Comune al precipizio.  «Questi "padri della patria" - afferma Donati a nome di tutta l'amministrazione - hanno governato dal 1971 al 1999. Allora Bagni di Lucca era dinamica e fiorente e loro l'hanno affossata. Chi ha i capelli bianchi si ricorda che, fino agli anni '70, era il centro di richiamo per tutta la provincia di Lucca e non solo. Cantanti famosi, serate al casinò e molto altro. Dopo la cura di questi "abili statisti" a Bagni di Lucca non veniva più nessuno e il casinò era ridotto a un rudere. Gli stabilimenti termali, oggi in ristrutturazione, erano tutti funzionanti nel 1971 e nel 1999 tutti, tranne uno, ridotti a ruderi. E si potrebbe proseguire».  «Analizziamo - prosegue Donati - le altre critiche all'attuale amministrazione: parlano di spopolamento, di cattiva gestione finanziaria, di mancanza di sostegno all'artigianato, ecc. Ma in questi settori loro cosa fecero? Dal 1971 al 1999 la popolazione di Bagni di Lucca è dimezzata. Invece dal 1999 ad oggi è rimasta stabile».  «Lo scorso mese, l'attuale amministrazione ha speso due milioni per estinguere mutui contratti negli anni 1970 e 1980. Questi abili e oculati amministratori non portarono al "fallimento" il Comune di Bagni di Lucca nel 1989? La loro bravura amministrativa ha prodotto il piano di risanamento finanziario, obbligando il Comune a una "gestione controllata e limitata" con controllo del ministero. Circa quaranta dipendenti mandati via e Bagni di Lucca e la sua classe dirigente derisa da tutta la Lucchesia».  «Hanno la faccia tosta - conclude Donati - di parlare di sostegno all'artigianato. Quante fabbriche c'erano nel nostro comune nel 1971? E quante nel 1999? Chi le ha mandate via impedendo di costruire, di ampliarsi e spostarsi sul territorio comunale? E quante attività sono emigrate, in quegli anni, nei comuni vicini?». P.T.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Finanza

Pisa, sequestrati oltre 118mila prodotti falsi: dalle carte da gioco alle griffe della moda - Valore 650mila euro

di Redazione Pisa