Il Tirreno

Lucca

LA LETTERA A FAVILLA

Chiari: «Sono disposto a dimettermi subito»

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LUCCA. Disponibile a dimettersi. Per non imbarazzare il sindaco. E non fornire ai suoi nemici uno strumento per attaccarlo. Marco Chiari ribadisce di non essere attaccato alla poltrona. Ma è pronto a lasciare il posto fra pochi giorni, a metà mese, quando Mauro Favilla dimezzerà l'esecutivo e cambierà qualche assessore.

Nella lettera inviata a Favilla, la sua volontà è evidente: «Ho dato la mia disponibilità, al momento del rimpasto di giunta annunciato, a lasciare il ruolo di assessore, in modo che il sindaco stesso possa disporre delle varie deleghe che mi erano state attribuite come meglio crede. Confermo la mia fiducia nell'operato della magistratura e ringrazio il sindaco per la fiducia che mi ha sempre accordato, a differenza delle prese di posizione tardive espresse invece da altri con cui ho collaborato precedentemente». Nei giorni di carcere - rincara l'assessore - «ho ricevuto più crocifissioni che difese politiche».

La critica, però, non riguarda Favilla che non ha avuto problemi a riprendere Chiari in giunta nel momento in cui è stato scarcerato. Per l'assessore è stato più importante questo che restare a palazzo Orsetti per l'ultimo anno di mandato.

«So bene - ammette - che la mia presenza potrebbe creare difficoltà a Favilla in questa fase di rilancio dell'amministrazione comunale». Del resto, lo stesso tribunale del Riesame - che pure smantella l'ipotesi accusatoria della Procura - parla della situazione che è emersa dalle indagini come la dimostrazione di una progressiva perdita di pudore e moralità anche in politica: «Non ho nulla da dire rispetto a questo giudizio - conclude l'assessore - perché se venissero riscontrate le tante accuse che mi vengono mosse da diversi testimoni i dubbi sulla moralità mi verrebbero anche a me. L'importante è che io sappia di poter guardare negli occhi la mia famiglia perché ho la certezza di non aver mai preso un euro».

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