Finanza
Tangenti? No, parcelle per incarichi
Ilaria Bonuccelli
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Sopra il masterplan di Sant’Anna e il Tribunale del Riesame di Firenze A sinistra Stancanelli e a destra il masterplan dello stadio Porta ElisaEcco come il Riesame ha smontato l'ipotesi accusatoria della Procura
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LUCCA. Né falso né corruzione. Tutto regolare dalle parti di palazzo Orsetti e dintorni. I piani per riqualificare lo stadio e per costruire il nuovo quartiere a S. Anna sono stati portati avanti per «volontà politica della maggioranza comunale», con atti (di giunta e consiglio) basati su previsioni di piano strutturale e non su dati manipolati ad arte dall'ex dirigente comunale all'urbanistica, Maurizio Tani. La sentenza del tribunale del Riesame è lapidaria: non c'erano i motivi (i "gravi indizi di colpevolezza") per arrestare Tani e l'assessore, Marco Chiari né per mettere agli arresti domiciliari l'ex amministratore di Valore spa, Giovanni Valentini, l'architetto Luca Antonio Ruggi, socio dello studio tecnico di Chiari, l'ingegner Andrea Ferro, ex presidente del comitato ambientale comunale. In parole povere, per il tribunale del Riesame non esisterebbe la "cricca" che, invece, per la Procura, avrebbe agito per favorire «anche con atti contrari al dovere d'ufficio» le operazioni immobiliari di Valore spa. E mancherebbe, secondo il Riesame, anche «la prova a livello indiziario» dei reati contestati. Del resto, non si è neppure trovata traccia delle mazzette, anche se continua l'esame dei conti correnti degli indagati. I soldi pagati da Valentini a Ferro e Ruggi - precisa il Riesame - non si possono considerare tangenti, ma solo il pagamento di «parcelle per incarichi effettivamente dati» (e svolti) a professionisti suggeriti da Marco Chiari, l'assessore "sbrigafaccende". Il fatto, poi, che Valentini affidasse incarichi a tecnici suggeriti dall'assessore si spiega - insiste il Riesame - con la necessità di «tenersi buono» il politico. La conclusione del Riesame, dunque, è questa: la vicenda suggerisce la perdita di pudore e di moralità, ma non fa emergere reati. Per questo la sentenza sconfessa l'inchiesta della Procura sui presunti legami fra tangenti (pagate, appunto, con incarichi professionali) e operazioni immobiliari. Il sostituto procuratore Fabio Origlio, titolare dell'indagine, non ribatte. Ieri mattina, però, alle 9 era già in ufficio a preparare il ricorso in Cassazione. Potendo contare su un elemento a favore: la decisione del Riesame locale di non dissequestrare i beni di Valore, 18 milioni e l'area a S. Anna dove è previsto il nuovo quartiere. NON C'È FALSO. Tutto l'impianto accusatorio si basa su un presupposto: che sia stata aumentata ad arte (da 400mila a 534mila metri quadri) la superficie residenziale ancora edificabile. A detta della Procura, il falso, contenuto nella relazione di monitoraggio sull'edificato, firmata dal dirigente Tani, - doveva servire a garantire la trasformazione dello stadio in un centro polifunzionale, e la costruzione del "Parco di S. Anna" (case, case, negozi, albergo). Il tribunale del Riesame arriva a conclusioni opposte. Sostiene che la possibilità di dilatare la superficie residenziale è già prevista nel piano strutturale del 2001: l'articolo 56 delle norme tecniche di attuazione consente di utilizzare per costruire case fino al 25% della superficie destinata ad «altre funzioni». Per la Procura questo 25% dovrebbe, però, essere sottratto, dal quantitativo totale del residenziale, mentre per il Riesame il consiglio comunale ha deciso «di interpretare la norma (e la possibilità) in senso aggiuntivo e non ricomprensivo». Inoltre, il tribunale ricorda che il dato sull'aumento della superficie residenziale «era già stata riportata nel documento di conformità del regolamento urbanistico al piano strutturale approvato dal consiglio comunale nel 2004, quando ancora non era nemmeno stato presentato il piano per S. Anna (che è del 2005)». Quindi i 134mila metri quadri aggiuntivi sarebbero solo stati riportati nella relazione di monitoraggio per la quale Tani è indagato per falso. A confermare la circostanza, sarebbero «gli architetti Gilberto Bedini e Fabrizio Cinquini (consulenti del Comune)», estensori della relazione, «che non sono neanche stati sentiti dal pm». Ugualmente, anche i 10.820 metri quadri aggiunti per il piano di S. Anna - prosegue il Riesame - sarebbero stati inseriti nel regolamento urbanistico, nel 2004 e quindi non sarebbero un'invenzione di Tani che sarebbe attenuto «al parere di legittimità del professor Giuseppe Stancanelli» per superare il problema di mancanza di superficie fondiaria nelle zone interessate dagli interventi di Valore. Perciò, il Riesame ritiene che «non siano stati individuati (dalla Procura) i necessari indizi per poter ritenere che le conclusioni alle quali è pervenuta l'amministrazione comunale siano frutto di una arbitraria e fittizia prospettazione da parte di Tani». CORRUZIONE INESISTENTE Il Riesame considera che il 17 gennaio il consiglio comunale abbia «consapevolmente e scientemente» approvato la variante al piano strutturale, basata sulla relazione di monitoraggio di Tani. E che le varianti urbanistiche o il master plan dello stadio siano atti di competenza della giunta e del consiglio comunale «quindi non imputabili a Chiari». Il cui interessamento alla pratica dello stadio «deve essere ritenuto non espressione di favoritismi per Valentini, bensì conseguenza del ruolo a lui delegato dal sindaco». Perciò Valentini non avrebbe avuto alcun interesse a pagare mazzette a un assessore che direttamente non avrebbe potuto condizionare gli atti da cui dipendevano le operazioni immobiliari del suo gruppo. In questa ottica, il Riesame sostiene che gli incarichi professionali dati agli amici dell'assessore non sarebbero collegabili alle delibere per il nuovo stadio o per S. Anna: «Le insistenze di Chiari per ottenere due incarichi da Valentini, per Ferro e Ruggi - scrive il collegio - non possono di per sé essere considerati comportamenti concretizzanti gravi indizi di corruzione». Per chiarire il Riesame aggiunge: «La motivazione dei conferimenti di incarichi a Ruggi e Ferro, da parte di Valentini, è da rinvenire non nell'attribuzione di compensi corruttivi, bensì nell'opportunità, ravvisata da Valentini, di "gratificare" Chiari per tenerselo buono». E le percentuali che l'assessore avrebbe preteso dai professionisti amici per gli incarichi procurati, per il Riesame sarebbero «illegittime pretese creditorie», non tangenti. Quindi - conclude il Riesame - «non vi sono elementi di prova per ritenere che gli incarichi conferiti a Ferro da Valentini o altri committenti, tramite l'intermediazione di Chiari, fossero il prezzo di corruzione».
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