Proteste
«Mai visto un euro da Hadj»
◗
Aldo Grassi ex presidente e per 20 anni nella dirigenza della LuccheseGrassi parla come teste alla prima udienza per bancarotta fraudolenta
3 MINUTI DI LETTURA
LUCCA. Mai visto un euro da Fouzi Hadj, arrivato in pompa magna in città con la promessa di portare i rossoneri in serie A: com'è finita lo sanno tutti. Con il fallimento. L'ex presidente Aldo Grassi, che al siro-armeno aveva ceduto il club, ha parlato a lungo in tribunale in qualità di teste nel processo a carico di Hadj accusato di bancarotta fraudolenta per il crac da sei milioni della Pantera. A Grassi l'avvocato Ada Odino del Foro di Genova (del collegio di difesa di Hadj) chiede di ripercorrere la storia dei conti della Lucchese. L'obiettivo è dimostrare che i bilanci non erano in regola e che l'imprenditore con sede in Liguria aveva acquistato una società gravata di debiti a lui sconosciuti. Una tesi che Grassi respinge con fermezza. Il contraddittorio va avanti a lungo, tanto che uno degli avvocati di parte civile (Francesca Lenzi) interviene che chiedere dove voglia parare la difesa. Fino a che il presidente del collegio giudicante, Carlo Annarumma, interviene: «Qui si fa un processo per bancarotta e non su una presunta truffa. D'ora in poi dichiarerò inammissibili certe domande». Come dire: cari avvocati, state andando fuori tema e invece c'è bisogno di concretezza. L'ex presidente Grassi spiega la vendita avvenuta nel luglio 2005 e precisa: «Non ho mai incassato le cifre pattuite, per un totale di 4 milioni e mezzo». Alle contestazioni dell'avvocato Odino che il capitale sociale fosse azzerato alla data del 30 giugno 2004 e che fino al 9 febbraio dell'anno seguente il club (quando fu ricostituito il capitale sociale) abbia proceduto senza soldi, Grassi ribatte: «Non è vero. C'erano le fiduissioni a garanzia». Altro punto discusso è l'inserimento dell'attaccante Masini nel bilancio societario. Giocatore valutato 1 milione e mezzo di euro: stima non ritenuta congrua dalla difesa, secondo cui la Covisoc aveva anche ammonito la società per aver dato così tanto valore a un calciatore proveniente dalle giovanili e quindi a costo zero. «Masini era stato valutato quella somma da Inter e Fiorentina che lo volevano acquistare. La trattativa non si era conclusa perché noi decidemmo di non cederlo. La nostra contabilità era perfetta e anche la Covisoc lo aveva affermato». Masini faceva parte della rosa dei giocatori - stimati in tutto 4 milioni - passata da Grassi alla nuova gestione. Tra le curiosità emerse in tribunale, il fatto che il marchio della Lucchese «era stato stimato in 800mila euro - ha detto Grassi - da parte del sindaco Fazzi al quale ero andato per spiegare che non ero più in grado di guidare la squadra di calcio». Altri testi dell'accusa hanno sfilato davanti ai giudici. Chiamati a pronunciarsi sull'accusa di bancarotta fraudolenta mosse dalla Procura (indagini del pm Piero Capizzoto). Assieme a Hadj sono indagati l'ex amministratore unico Massimo Kutufa (difeso dall'avvocato Boggio di Genova), l'esponente del Cda Giovanni Torre (accusato soltanto di bancarotta documentale e assistito dall'avvocato Marenghi di Pisa) e la moglie dell'ex plenipotenziario rossonero, Alisa Pilipenko, 44 anni, ucraina, assistita dall'avvocato Paolo Scovazzi di Genova.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
