Il Tirreno

Lucca

«Ferro, nessuna prova»

L’ingegner Andrea Ferro e lo stadio
◗
L’ingegner Andrea Ferro e lo stadio

I giudici fiorentini: indizi gravemente insufficienti

3 MINUTI DI LETTURA





LUCCA. Ha preso l'incarico per il "rilievo dello stadio" ed è stato pagato per questo da Giovanni Valentini,ex socio di maggioranza della Lucchese calcio. Ma è del tutto escluso che il compenso percepito fosse «il prezzo della corruzione dell'assessore Marco Chiari».  Il tribunale del Riesame definisce «gravemente insufficienti» gli indizi in base ai quali l'ingegner Andrea Ferro, figlio del presidente del tribunale, è finito agli arresti domiciliari. L'ex presidente del collegio ambientale del Comune - l'organismo che esprime pareri obbligatori per interventi edilizi in aree sottoposte a vincoli ambientali - non doveva, quindi, essere indagato per concorso in corruzione. Nel suo caso - scrive il Riesame - non è stata «offerta (dalla procura) alcuna prova che l'incarico a Ferro potesse essere una ricompensa funzionalmente ricollegabile a favoritismi o atti contrari alla legge fatti da Chiari a favore di Valentini, posto che l'approvazione del progetto stadio deve considerarsi riferibile solo alla volontà politica espressa dal consiglio comunale e dalla giunta». Premesso questo, il tribunale rileva che «la prestazione professionale risulta essere stata tempestivamente eseguita dal professionista, sebbene l'incarico fosse stato assegnato poco prima delle ferie d'agosto per un prezzo del tutto congruo e contenuto, avendo Ferro - deduce il Riesame - interesse a porsi in modo concorrenziale a Valentini, al fine di, eventualmente, acquisirlo come cliente».  Per il Riesame, inoltre, non si può considerare corruzione «per interposta persona», la prestazione professionale «svolta e fatturata da Ferro» perché non pagata in tempi rapidi. L'incarico - scrive il Riesame - è stato «oggetto di molteplici solleciti di pagamento da parte di Ferro che a Natale ancora non era stato pagato per un lavoro svolto ad agosto. A questi solleciti di pagamento l'asserito corruttore (Valentini) sfuggiva in modo disinvolto, prima precisando che il soggetto pagatore non sarebbe stato lui ma la Lucchese, poi prospettando alcune scuse dovute, in realtà, alla mancanza di liquidità della Lucchese, infine riuscendo a rinviare il pagamento all'anno nuovo, con un comportamento anomalo e fuori luogo per un corruttore, personaggio che solitamente ha tutto l'interesse a ricompensare tempestivamente il pubblico ufficiale per il favore ricevuto».  Dalle intercettazioni, inoltre, prosegue il tribunale non emergerebbero prove della «asserita consapevolezza che Ferro avrebbe avuto dell'accordo corruttivo fra Chiari e Valentini». E viene anche contestato «l'accordo stabile» che secondo la Procura sarebbe esistito tra Chiari e Ferro il quale avrebbe ricevuto «incarichi professionali in quanto tutti a Lucca avrebbero saputo che lui aveva le entrature giuste in Comune». Per il Riesame, infatti, dalla ricostruzione della procura «non risulta evidenziata la commissione di alcun reato, non avendo rilevanza penale che la scelta di un professionista (per incarichi) possa essere determinata dal committente anche per la possibile vicinanza o amicizia di tale professionista con persone che ricoprono cariche pubbliche».  Il Riesame non smentisce il fatto che Ferro dovesse dare una percentuale del compenso per gli incarichi (compreso quello per Valentini) a Chiari. Ma «Ferro - scrive il Riesame - riconduceva la ragione dei compensi che avrebbe dovuto dare a Chiari (quasi come se fosse in qualche misura costretto, dice il tribunale) alla necessità di "accontentarlo per non trovarsi poi, che dice: "Via, allora, ascolta, lo faccio fare a qualcun altro"». Perciò per il tribunale è «evidente che la ragione della palese accondiscendenza di Ferro deve essere considerata riconducibile al fondato timore di poter perdere occasioni di lavoro, evidentemente per lui significative, come riferito al giudice nell'interrogatorio. Le somme che Ferro riconosceva (nelle conversazioni con la moglie e con il padre) di aver versato a Chiari a fronte della riscossione di notule di clienti conosciuti tramite l'assessore, in assenza di ulteriori riscontri, non possono essere ritenute il prezzo di una corruzione, versato per interposta persona». In sostanza, sarebbe Chiari un «amico interessato» che «senza svolgere alcun lavoro riusciva a incassare parte dei proventi di Ferro, facendolo sentire in obbligo ed esigendo tali somme come se fossero una ricompensa per avergli procurato un cliente».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Italia

Tasse, Tari, Imu e multe: da oggi parte la rottamazione degli arretrati – Come fare domanda subito

di Redazione web