Sicurezza
LASSESSORE
«È vero, sono un vanitoso ma non ho commesso reati»
Barbara Antoni
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LUCCA. Ottantasette messaggi sms e quarantadue in posta elettronica. Scoppia il telefonino dell'assessore Marco Chiari dopo giorni e giorni che è muto. Scoppia dopo la notizia che il Riesame lo ha scagionato dalle accuse di corruzione. Ma lui scuote la testa e sorride amaro. «Oggi (ieri, ndr) tutti mi dicono che erano sicuri della mia innocenza - dice -. Sono gli stessi che sparlavano di me, che non mi hanno fatto mai avere un attestato di solidarietà mentre ero in carcere». Non si scuote un millimetro a chiedergli cosa pensa di come viene definito nelle motivazioni: lo "sbrigafaccende" che pensa solo al suo prestigio personale, un vanitoso. «Vanitoso? Ma se lo dico anche io di me stesso che sono così. Sono uno a cui piace chiacchierare, è il mio carattere. L'ha scritto anche il mio avvocato nella memoria difensiva - sbotta Chiari -. E "sbrigafaccende" non mi pare un termine negativo. Bisogna vedere come le faccende si sbrigano, se lecitamente oppure no. Sono uno sbrigafaccende nel senso che risolvo i problemi, altrimenti sarei stato colpevole. Invece il Riesame ha detto che non c'è né corruzione né abuso d'ufficio. Le motivazioni fanno cadere tutto l'impianto accusatorio». E aggiunge che, però, «non credo finisca qui», facendo riferimento ad eventuali azioni giudiziarie e querele. Poi si sofferma. «Mi auguro che finisca - si corregge -, ma dipende anche dalle mosse degli altri». Ribadisce che la «delusione e l'amarezza» continuano ad essere i suoi sentimenti preponderanti, nelle ultime ore, «perché per chi crede in certi valori, in tutta questa vicenda non ci sono né vincitori né vinti». E chiude: «A Lucca si stanno girando due film in questo momento. Uno è quello di Leonardo Pieraccioni. L'altro è quello che mi riguarda: ha attori, comparse, ma non si capisce chi sia il produttore».
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