Il Tirreno

Lucca

Da Valentini solo gratificazioni

Giovanni Valentini e uno striscione contro l’intervento a S. Anna
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Giovanni Valentini e uno striscione contro l’intervento a S. Anna

«I due incarichi? Poco per un imprenditore del suo calibro»

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 LUCCA. La posizione di Giovanni Valentini si interseca con quelle degli altri indagati e viene affrontata dal Tribunale del Riesame esaminando i ruoli di Chiari, Ferro, Tani e Ruggi. Emerge - secondo il Collegio fiorentino - la figura di un imprenditore attento soprattutto a tenere buoni rapporti con Chiari e a compiacere l'assessore. Senza però atti corruttivi.  Dice il Tribunale del riesame: «Il compendio probatorio - derivante dalle intercettazioni - non consente di ritenere sussistenti i gravi indizi di colpevolezza di una perpetrata e continuata corruzione da parte di Valentini nei confronti di Chiari, nè direttamente nè per interposta persona.  «La dazione delle somme, alla luce degli elementi raccolti, deve ritenersi ricollegabile unicamente al pagamento di parcelle relative a incarichi professionali evidentemente affidati, per le insistenze di Chiari - nelle due occasioni relative all'ingegner Ferro e all'architetto Ruggi - a persone in qualche modo collegate con Chiari e comunque da lui consigliate».  Secondo il Riesame «anche per quanto riguarda Valentini l'affidamento di incarichi professionali, peraltro poi espletati a prezzi del tutto concorrenziali con quelli del settore, ai due professionisti consigliati da Chiari, ben lungi dal costituire fatto di rilevanza penale, può essere interpretato tutt'al più come una forma di captatio benevolentiae da parte di Valentini verso Chiari, tenuto conto dei pregressi rapporti fra i due e del fatto che Valentini sapeva bene quanto fossero importanti i buoni rapporti con il politico Chiari.  «Deve peraltro anche ritenersi - conclude il Riesame - che la circostanza di conferire un incarico a un professionista piuttosto che a un altro, parrebbe non rivestire particolare importanza per l'imprenditore Valentini, uomo che gestiva un giro di affari sicuramente rilevante e che pertanto - nella sua attività - sicuramente veniva più volte avvicinato da persone che volentieri avrebbero collaborato professionalmente con lui».  Proprio per comprendere i rapporti fra Valentini e Chiari, il Riesame fa riferimento a un incontro avvenuto nel 2007 e narrato dall'architetto Pieri, professionista di fiducia di Valentini e autore del progetto di S. Anna. A quell'incontro erano presenti Chiari, Valentini e Piero Angelini e quest'ultimo disse al professionista «che il progetto S. Anna non sarebbe mai andato avanti se non fosse passato attraverso di lui aggiungendo che parte degli incarichi sarebbero dovuti andare a Chiari».  Il Collegio aggiunge che «le modalità e il contenuto di tale incontro - per come riferito da Pieri e da Valentini - certamente non appaiono di tenore tranquillizzante in ordine alla personalità e alle intenzioni dell'esponente Angelini, che la difesa di Valentini ha definito "il convitato di pietra" di questo procedimento».  E aggiunge: «Appare piuttosto comprensibile che Valentini si dimostrasse attento e guardingo alla gestione dei suoi rapporti con Chiari, stando attento a gratificarlo a parole al momento giusto e tentando anche se in minima parte (l'affidamento di solo due incarichi, davvero poco riguardo alla consistenza imprenditoriale di Valentini) di tenerselo buono e di accontentarlo nelle sue richieste di approvazione e di affidamento di incarichi a persone da lui consigliate».  Il Riesame sostiene che «non è dato rinvenire nelle conversazioni intercettate alcuna prova del passaggio diretto di denaro o di altra utilità o la promessa di ciò fra Chiari e Valentini». (f.t.)

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