Il Tirreno

Lucca

«Tutto bloccato, meno S. Anna»

<strong>Piero Angelini, il grande “accusatore” della politica urbanistica dell’amministrazione comunale retta da Favilla </strong>
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Piero Angelini, il grande “accusatore” della politica urbanistica dell’amministrazione comunale retta da Favilla

Nel 2008 una delibera tentò di far approvare il piano in consiglio comunale

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LUCCA. Non molla, Piero Angelini, il grande accusatore. Il Tribunale del Riesame mette in libertà gli indagati dell'inchiesta sui presunti intrecci fra tangenti e cemento, ma lui insiste: le operazioni immobiliari nel mirino della Procura «erano e restano illegittime». Nessun accenno alle presunte tangenti, agli incarichi professionali che - per l'accusa - sarebbero serviti a pagare le "spinte" necessarie a mandare avanti la costruzione di un nuovo quartiere a S. Anna, «quando ormai il piano di riferimento era scaduto». O a trasformazione dello stadio in un centro polifunzionale.  Angelini si concentra sull'iter amministrativo per dimostrare «che queste operazioni non si potevano né dovevano fare».

E raccoglie documenti, in vista anche di rafforzare gli esposti presentati alla Procura, alla base delle indagini che hanno investito politici, compreso il sindaco, funzionari pubblici, liberi professionisti e imprenditori. Al di là dell'aspetto penale, alcuni dati sono incontrovertibili: e cioè che il Comune abbia cercato di far realizzare case, negozi, albergo a S. Anna proprio quando era stato certificato che nella zona di viale Einaudi - dove era previsto l'intervento della società Valore spa - si era costruito troppo. Da qui il contrasto fra il sindaco e Governare Lucca, la ex lista civica che aveva candidato Mauro Favilla.

LE DATE CHIAVE Il 20 luglio 2008 Governare Lucca denuncia per la prima volta che a Lucca si sono realizzate più case di quante ne fossero previste dal piano strutturale. Una settimana dopo, il 27 luglio, l'allora dirigente all'urbanistica, Maurizio Tani certifica che alcune zone sono effettivamente "sature" (senza più metri quadri disponibili per l'edilizia residenziale): fra queste c'è l'Utoe 3b che ingloba la parte di S. Anna dove è previsto il nuovo quartiere. Per l'esattezza, Tani relaziona che c'è stato un consumo di suolo di 18.679 metri quadri superiore ai limiti indicati dal piano strutturale. Infatti, scrive: «Dall'indagine è emerso che, nonostante la quantità complessiva di nuovo consumo di suolo sia largamente inferiore alla potenzialità riferita all'intero territorio, in alcune Utoe sono state raggiunte le quantità ammesse singolarmente».

Tuttavia, il dirigente ha una soluzione: sostiene che la superficie residenziale stabilita, in base al piano strutturale, in 400mila metri quadri, possa salire a 534.675 metri quadri, conteggiando anche la superficie destinata ad "altre funzioni" (negozi e uffici) «comunque ammesse nella residenza». In realtà - denuncia GL - le «superfici per altre destinazioni, fino a un concorso massimo del 25% del quantitativo residenziale, dovevano essere sottratte dalla superficie totale destinata ad abitazioni e non aggiunte».  Comunque, visti gli sforamenti assodati, il consiglio comunale il 18 settembre 2008 sospende l'efficacia del regolamento urbanistico e, di conseguenza, il rilascio delle concessioni edilizie nelle utoe sature. Questo atto, però, non ferma l'operazione S. Anna. Infatti, il 5 dicembre 2008 l'architetto Tani presenta una proposta di delibera per votare in consiglio comunale l'approvazione definitiva del piano di Valore spa, adottato l'anno prima dal commissario prefettizio. La delibera non è mai stata discussa in consiglio comunale, ma segnerebbe - stando anche a Governare Lucca - il primo dei tanti tentativi di far andare in porto l'operazione.

LE ACCUSE DI GOVERNARE LUCCA «Entrati in Comune nel 2007 - scrive Angelini - per far chiarezza sulle operazioni, a nostro avviso illegittime, attraverso cui, nel 2004, con il regolamento urbanistico, si erano dilatate oltre misura le quantità insediative e, dall'altra, per controllare con il monitoraggio l'effettiva cementificazione del territorio, ci siamo trovati di fronte a una progressiva opera di ritardo e di rinvio delle necessarie verifiche. Tanto che fino a oggi Favilla e Tani ci hanno negato, il dato fondamentale delle quantità residenziali disegnate sulla cartografia, sui cui la gente è tenuta a pagare l'Ici, anche se, dopo gli sforamenti nelle diverse Utoe, non può ottenere permesso a costruire».

IL PIANO NON ADOTTABILE Secondo Governare Lucca, già nel 2007 non c'erano le condizioni per adottare il piano del "Parco di S. Anna". Per due motivi, già evidenziati dal Tirreno: intanto perché doveva «ancora essere perfezionata la vendita al gruppo Valore dei terreni comunali (ex Peep) che completavano il lotto, ma anche anche perché il progetto non rispettava le indicazioni del regolamento urbanistico che prevedeva che l'area rimanesse a verde per il 50%». Nel 2008, poi - ammette Angelini - emerge che «esisteva un motivo più forte che vietava di approvare il Parco di S.Anna: il fatto cioè che non esistevano nell' Utoe 3b, le quantità edificative necessarie per il progetto». La causa di ciò - secondo Angelini - è all'origine del progetto: «Il piano strutturale aveva previsto che l'area di S. Anna, tra via Donati e via del Bozzo, divenisse un' "aggregazione di servizi", inserendo, a tale scopo, nell'Utoe 3b, grandi quantità insediative per i servizi urbani, poca residenza (24.697 metri quadri) e niente terziario (commerciale/ricettivo).

Ma l'amministrazione Fazzi, che con il regolamento urbanistico aveva previsto di collocarvi il piano Parco di S.Anna, pur utilizzando tutte le possibilità concesse dal piano strutturale, non aveva potuto modificare adeguatamente le quantità edificative della zona: aveva portato la superficie residenziale a 32.104 metri quadri e il commerciale/direzionale a 8.618 metri quadri: troppo poco per soddisfare le esigenze del progetto Valore che erano di circa 30mila metri quadri».  Inizia così lo scontro politico. Che esplode a luglio, quando GL denuncia ch si è già costruito più del dovuto. «Al ritorno dalle ferie, il 29 luglio - prosegue Angelini - Favilla, dopo una riunione di giunta e uno scontro drammatico con il nostro assessore Luigi Stefani, (rimosso due mesi dopo), è andato in consiglio comunale e ha tentato di imporre l'approvazione del progetto, sostenendo che i limiti delle Utoe valessero solo per il residenziale, non per il commerciale e annunciando poi te che avrebbe proposto, comunque, in aula l'approvazione del progetto del Parco di S. Anna, sostituendo le quantità previste per la funzione residenziale, con quantità aggiuntive per le funzioni commerciale/ direzionale, secondo quanto certificato anche da una relazione di Tani». LE

VARIANTI
Sempre a luglio 2008 - attacca AngeliniFavilla «dà mandato a Tani di predisporre una variante al piano strutturale per trasferire le quantità residenziali dalle Utoe dove non si era sforato il limite alle Utoe sature e e di sommare ai 399.754 metri quadri di superficie residenziale, previste dal regolamento urbanistico, di cui ben 378.084 già consumate, altre 134.921 metri quadri di "altre funzioni non residenziali comunque ammesse nella residenza, quali commerciale, direzionale, ricettivo ed attrezzature"».  L'operazione di trasferimento delle superfici si concretizza, poi, in due momenti: il 15 dicembre 2009, il consiglio comunale - ricostruisce Angelini - approva la «relazione di monitoraggio, con cui la superficie residenziale diventa di 534.675 metri quadri, comprensivi dei 134.675 di superficie fondiaria "destinata alla residenza derivanti da altre funzioni»; il 17 gennaio 2011, il consiglio comunale adotta la variante al piano strutturale che fa proprie le conclusioni contenute nella relazione di monitoraggio e ripesca, così, il piano di S. Anna «decaduto dall'aprile del 2009, insieme alle previsioni del regolamento urbanistico. Ma senza i 134.675 metri quadri aggiuntivi - sottolinea Angelini - il totale dell'edificato residenziale avrebbe raggiunto già quota 423.772 metri quadri, 23.772 in più delle quantità previste dal piano strutturale e non sarebbe stato possibile procedere ad una assegnazione, tramite trasferimento delle quantità insediative residenziali necessarie per il progetto Valore.

Aggiungendo invece i 134.675 mq, rimanevano, invece, 95.033 mq che avrebbero potuto essere utilizzati per il progetto Valore».  L'utilizzo non poteva essere immediato, però, dice Angelini. Infatti, la disponibilità era sulla carta: «Come rileva Tani - aggiunge Angelini - la superficie residenziale della Utoe 3b, di 32.104 mq, seppur aumentata con i 15.761 mq di "altre funzioni", raggiungeva quota 47.865 mq. Ma nell'Utoe 3b, nel 2009, come rilevato con il monitoraggio, era già stato consumato suolo per 66.544 mq, con uno sforamento di 18.679 mq». Perciò era necessaria un'altra operazione. Quella - conclude Angelini - compiuta con la variante di gennaio che ha trasformato il territorio in una zona unica, eliminando l'articolazione in 17 Utoe, con i relativi limiti di trasferimento di superfici e volumi residui.

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