Finanza
L'indagine non condizionerà la giunta
Ilaria Bonuccelli
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Il sindaco Mauro FavillaFavilla: «Gli assessori saranno cambiati in base a valutazioni politiche e amministrative»
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LUCCA. Non gli interessa con quanti voti passerà il bilancio di previsione. Gli importa, invece, di avere almeno 21 voti certi sul programma di fine mandato che, in consiglio comunale, arriverà sotto forma di piano delle opere pubbliche e di delibere. Senza una maggioranza sicura, il sindaco Mauro Favilla conferma quello che giorni fa filtrare: si dimette. «E si va tutti a casa». In questo momento, dunque, non lo preoccupa l'inchiesta giudiziaria sui presunti legami fra tangenti e operazioni immobiliari, ma l'instabilità politica. Che lo affligge da un anno. Sindaco, si dice che la maggioranza voglia farle pressione per arrivare a cambiare la giunta prima del bilancio. È disponibile? «No. Mi sembra illogico arrivare a votare questo documento di indirizzo senza una giunta in carica». Non pensa che ci sia l'urgenza di rivedere la giunta, anche alla luce dell'inchiesta che riguarda due assessori?
«No, perché la riorganizzazione della giunta sarà legata a motivazioni che nulla hanno a che vedere con la vicenda giudiziaria. Soprattutto, poi, ora che la sentenza del tribunale della Libertà ha, in un certo senso, rimesso tutto in discussione, annullando le misure restrittive cautelari. Le motivazioni saranno spiegate in una lettera che invierò agli assessori in settimana. Inoltre, è inutile che mi metta a fare il cerbero con gli assessori indagati (Marco Chiari e Giovanni Pierami, ndr) quando io sono in una situazione analoga. Se ritengo che le accuse siano infondate nei miei confronti, devo pensarlo anche per gli altri».
In base a quali motivazioni, allora sostituirà gli assessori?
«Sono ragioni di natura amministrativa e di rapporti. Inoltre verrà valutato il comportamento interno all'amministrazione tenuto su piano politico».
Senta, c'è anche chi, in maggioranza, vorrebbe che lei si autosospendesse per il periodo dell'inchiesta: è un'ipotesi che potrebbe considerare?
«No. L'autosospensione non è un istituto previsto dalla legge. O si resta o ci si dimette. Io non mi presto alle finzioni».
E si dimetterebbe?
«Se un giorno avessi problemi reali di ordine penale, avrei il coraggio di andarmene, ma non per pantomima. Solo che io so di non aver messo le dita nella marmellata e quindi sono tranquillo».
Però, negli ultimi giorni a più persone ha detto (e fatto intendere) di non voler arrivare in fondo al mandato. Lo nega?
«No. Ma quello che voglio dire è che se nel centrodestra le persone continuano a litigare, a porre veti incrociati, a trovare pretesti per gli scontri, magari basati su antipatie personali, allora me ne vado. Se esiste una maggioranza, si deve appoggiare l'azione dell'amministrazione comunale, punto e basta. Io non posso pretendere che la gente si stia simpatica, ma posso pretendere che ci sia un appoggio leale al mio mandato, senza più battibecchi e ripicche».
In questo clima, lei si sente sicuro a portare in votazione il bilancio? «Sì. Non m'importa il numero dei voti: il previsionale sarà approvato e basta. Ma non ammetto defezioni sulla fedeltà al programma: lì ci devono essere minimo 21 voto, perché poi le priorità che verranno decise dovranno essere votate in aula, magari modificando anche il piano triennale delle opere pubbliche».
Pensa che con la proroga al 31 agosto, potrà slittare il voto sul bilancio a dopo le ferie? «No. Il 14 deve essere tutto chiuso. Così faccio la giunta e parto».
«No, perché la riorganizzazione della giunta sarà legata a motivazioni che nulla hanno a che vedere con la vicenda giudiziaria. Soprattutto, poi, ora che la sentenza del tribunale della Libertà ha, in un certo senso, rimesso tutto in discussione, annullando le misure restrittive cautelari. Le motivazioni saranno spiegate in una lettera che invierò agli assessori in settimana. Inoltre, è inutile che mi metta a fare il cerbero con gli assessori indagati (Marco Chiari e Giovanni Pierami, ndr) quando io sono in una situazione analoga. Se ritengo che le accuse siano infondate nei miei confronti, devo pensarlo anche per gli altri».
In base a quali motivazioni, allora sostituirà gli assessori?
«Sono ragioni di natura amministrativa e di rapporti. Inoltre verrà valutato il comportamento interno all'amministrazione tenuto su piano politico».
Senta, c'è anche chi, in maggioranza, vorrebbe che lei si autosospendesse per il periodo dell'inchiesta: è un'ipotesi che potrebbe considerare?
«No. L'autosospensione non è un istituto previsto dalla legge. O si resta o ci si dimette. Io non mi presto alle finzioni».
E si dimetterebbe?
«Se un giorno avessi problemi reali di ordine penale, avrei il coraggio di andarmene, ma non per pantomima. Solo che io so di non aver messo le dita nella marmellata e quindi sono tranquillo».
Però, negli ultimi giorni a più persone ha detto (e fatto intendere) di non voler arrivare in fondo al mandato. Lo nega?
«No. Ma quello che voglio dire è che se nel centrodestra le persone continuano a litigare, a porre veti incrociati, a trovare pretesti per gli scontri, magari basati su antipatie personali, allora me ne vado. Se esiste una maggioranza, si deve appoggiare l'azione dell'amministrazione comunale, punto e basta. Io non posso pretendere che la gente si stia simpatica, ma posso pretendere che ci sia un appoggio leale al mio mandato, senza più battibecchi e ripicche».
In questo clima, lei si sente sicuro a portare in votazione il bilancio? «Sì. Non m'importa il numero dei voti: il previsionale sarà approvato e basta. Ma non ammetto defezioni sulla fedeltà al programma: lì ci devono essere minimo 21 voto, perché poi le priorità che verranno decise dovranno essere votate in aula, magari modificando anche il piano triennale delle opere pubbliche».
Pensa che con la proroga al 31 agosto, potrà slittare il voto sul bilancio a dopo le ferie? «No. Il 14 deve essere tutto chiuso. Così faccio la giunta e parto».
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