La manifestazione
«Voglio una città vivace e dove tutti abitano volentieri»
Duccio Casini
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LUCCA. Ricostruire il rapporto tra cittadini e Comune, che deve diventare a tutti gli effetti un palazzo di vetro: un ente al servizio dei lucchesi, un punto di riferimento per tutti. Alessandro Tambellini non è ancora il candidato ufficiale del centrosinistra per la carica di sindaco (elezioni nella primavera del prossimo anno), ma ha buone possibilità di spuntarla. Intanto ha messo in cassaforte l'investitura del suo partito, il Pd. Adesso aspetta gli eventi: «Se ci saranno altre candidature faremo le primarie. Io sono a disposizione». Per ora il professore di lettere dell'istituto Busdraghi di Mutigliano è l'unico in corsa.
Ammesso che alla fine sia lei a scendere in pista per la corsa alla poltrona di primo cittadino di Lucca, cosa ritiene fondamentale per vincere lo scontro con il centrodestra? «Dobbiamo partire dalla coalizione che ha sostenuto il presidente della Provincia. Stefano Baccelli si è imposto al primo turno anche grazie a un grande lavoro di squadra. Il fondamento, anzi le parole chiave saranno chiarezza e lealtà». Avete già messo mano al programma? «Sarà la stella polare del centrosinistra nato dall'incontro con la cittadinanza. Proporremo un piano serio, meticoloso, credibile e realizzabile per cambiare la città. Per farla rinascere».
Addirittura? «Ma sì, perché Lucca ha una storia problematica di anni che l'ha ingessata. Il regolamento urbanistico varato dalla giunta Fazzi nel 2004 ha dannato il territorio. E, va detto senza infingimenti, andremo incontro a un periodo di lacrime e sangue. Dovremo ripensare l'urbanistica e ci saranno sacrifici. Mi preoccupa soprattutto il blocco dell'imprenditoria». Quali danni a suo avviso ha creato il regolamento urbanistico di sette anni fa? «Ha permesso di costruire senza regole e senza servizi. Non sono state fatte nuove scuole, nuovi parcheggi, altre fognature, né è stato previsto l'adeguamento dei servizi fondamentali per la comunità come l'acqua, il gas, le strade. Edifici costruiti nel nulla. Altro disastro, il fatto che sia stato drogato il bilancio aumentando a dismisura spese assolutamente non indispesabili: Polo Fiere, consulenze a raffica, la passerella sul fiume, il planetario. Tutto a detrimento, lo ripeterò fino alla noia, della città. Che aveva bisogno di ben altro. Dagli asili ai servizi sociali, dalla pulizie delle strade alle aree di sosta. Invece non si è visto nulla». Se sarà sindaco, si impegnerà a tagliare i costi della politica? «Ovviamente. Intanto valorizzando il personale del Comune e quindi riducendo al minimo indispensabile le consulenze esterne. Poi mantenendo i servizi essenziali e discutendo sul resto. Esempio: se un privato chiede di gestire il Polo Fiere garantendo un introito adeguato alle casse pubbliche non vedo perché non discuterne». Pensa a uno staff del gabinetto del sindaco potenziato? «No, ridotto. La politica non deve essere un comodo e caldo rifugio pagato con i soldi dei cittadini. Quindi, il personale che serve e nulla più. E poi spese controllate, stop agli sprechi. E basta anche con le auto blu». Farebbe a meno della Bmw e della Mercedes che sono nel garage del Comune? «Mi sembra chiaro. Quando ero presidente dell'Amit trovai un'Alfa Romeo che ci costava un sacco di soldi tra bollo, assicurazione e benzina. La feci vendere per acquistare una Punto bianca a tre porte che andava benissimo. Una decorosa macchina di media cilindrata, efficiente e tenuta bene, è più che sufficiente».
Urbanistica più che mai nel mirino. «Delle inchieste non parlo. Ho fiducia nella magistratura e ritengo che i cinque indagati siano innocenti sino a sentenza definitiva della Cassazione. Sul piano amministrativo, ritengo che si debba ripartire con norme semplici, comprensibili a tutti e che non si prestino a furbizie e scappatoie. Un regolamento snello, dettagliato e preciso, che spiega cosa è permesso e cosa invece è vietato. Qui si è impedito ai cittadini di fare un bagno in più, di ampliare le case di una stanza o di aprire una finestra e si è permesso ai grandi costruttori di fare quel che hanno voluto. È giustizia questa? Io dico di no». Pensa che il centrosinistra avrebbe potuto fare di piùà per cercare di fermare la variante al piano strutturale? Lei, che è il capogruppo del Pd, sente di avere la coscienza a posto? «Eravamo così convinti che si stesse per fare il male della città che il nostro gruppo preferì non partecipare al voto. Negli anni abbiamo sempre detto che si andava verso la sfascio dell'urbanistica. Non siamo mai stati zitti».
Fosse il sindaco, lascerebbe i varchi accesi? «Sì, perché sono una salvaguardia per i residenti e per la qualità della città dal momento che sono un freno ai transiti irregolari. Però occorrono miglioramenti che tengano presenti le esigenze dei negozianti. Per esempio sono favorevole ai provvedimenti che favoriscono la sosta serale anche fuori degli stalli, beninteso attorno al centro storico, a condizione ovviamente di non creare intralcio». Come rivitalizzare il commercio? Cosa può fare un sindaco? «Può, anzi deve, agevolare l'accesso al centro storico incrementando il trasporto delle navette e rafforzando i parcheggi in prossimità delle Mura, collegati con la città con frequenti corse dei bussini. Inoltre deve fare il possibile per consentire il ritorno in centro di artigiani e professionisti. Lucca deve vivere tutto l'anno. Per la periferia, occorre aiutare le iniziative dei Centri commerciali naturali». Turismo grande risorsa.
Ha qualche idea da suggerire? «Promozione a tutto tondo, valorizzazione delle nostre eccellenze - da Puccini alle Mura -, collaborazione con gli altri comuni. Quanto propone Del Ghingaro con la Rete del verde e delle ville è assolutamente da condividere». Il suo sogno di aspirante candidato a sindaco? «Ricreare l'armonia del paesaggio e della vita lucchese, offrendo a tutti una città vivace culturalmente, ricca di servizi e di attività. Una città dove voler venire a vivere».
Ammesso che alla fine sia lei a scendere in pista per la corsa alla poltrona di primo cittadino di Lucca, cosa ritiene fondamentale per vincere lo scontro con il centrodestra? «Dobbiamo partire dalla coalizione che ha sostenuto il presidente della Provincia. Stefano Baccelli si è imposto al primo turno anche grazie a un grande lavoro di squadra. Il fondamento, anzi le parole chiave saranno chiarezza e lealtà». Avete già messo mano al programma? «Sarà la stella polare del centrosinistra nato dall'incontro con la cittadinanza. Proporremo un piano serio, meticoloso, credibile e realizzabile per cambiare la città. Per farla rinascere».
Addirittura? «Ma sì, perché Lucca ha una storia problematica di anni che l'ha ingessata. Il regolamento urbanistico varato dalla giunta Fazzi nel 2004 ha dannato il territorio. E, va detto senza infingimenti, andremo incontro a un periodo di lacrime e sangue. Dovremo ripensare l'urbanistica e ci saranno sacrifici. Mi preoccupa soprattutto il blocco dell'imprenditoria». Quali danni a suo avviso ha creato il regolamento urbanistico di sette anni fa? «Ha permesso di costruire senza regole e senza servizi. Non sono state fatte nuove scuole, nuovi parcheggi, altre fognature, né è stato previsto l'adeguamento dei servizi fondamentali per la comunità come l'acqua, il gas, le strade. Edifici costruiti nel nulla. Altro disastro, il fatto che sia stato drogato il bilancio aumentando a dismisura spese assolutamente non indispesabili: Polo Fiere, consulenze a raffica, la passerella sul fiume, il planetario. Tutto a detrimento, lo ripeterò fino alla noia, della città. Che aveva bisogno di ben altro. Dagli asili ai servizi sociali, dalla pulizie delle strade alle aree di sosta. Invece non si è visto nulla». Se sarà sindaco, si impegnerà a tagliare i costi della politica? «Ovviamente. Intanto valorizzando il personale del Comune e quindi riducendo al minimo indispensabile le consulenze esterne. Poi mantenendo i servizi essenziali e discutendo sul resto. Esempio: se un privato chiede di gestire il Polo Fiere garantendo un introito adeguato alle casse pubbliche non vedo perché non discuterne». Pensa a uno staff del gabinetto del sindaco potenziato? «No, ridotto. La politica non deve essere un comodo e caldo rifugio pagato con i soldi dei cittadini. Quindi, il personale che serve e nulla più. E poi spese controllate, stop agli sprechi. E basta anche con le auto blu». Farebbe a meno della Bmw e della Mercedes che sono nel garage del Comune? «Mi sembra chiaro. Quando ero presidente dell'Amit trovai un'Alfa Romeo che ci costava un sacco di soldi tra bollo, assicurazione e benzina. La feci vendere per acquistare una Punto bianca a tre porte che andava benissimo. Una decorosa macchina di media cilindrata, efficiente e tenuta bene, è più che sufficiente».
Urbanistica più che mai nel mirino. «Delle inchieste non parlo. Ho fiducia nella magistratura e ritengo che i cinque indagati siano innocenti sino a sentenza definitiva della Cassazione. Sul piano amministrativo, ritengo che si debba ripartire con norme semplici, comprensibili a tutti e che non si prestino a furbizie e scappatoie. Un regolamento snello, dettagliato e preciso, che spiega cosa è permesso e cosa invece è vietato. Qui si è impedito ai cittadini di fare un bagno in più, di ampliare le case di una stanza o di aprire una finestra e si è permesso ai grandi costruttori di fare quel che hanno voluto. È giustizia questa? Io dico di no». Pensa che il centrosinistra avrebbe potuto fare di piùà per cercare di fermare la variante al piano strutturale? Lei, che è il capogruppo del Pd, sente di avere la coscienza a posto? «Eravamo così convinti che si stesse per fare il male della città che il nostro gruppo preferì non partecipare al voto. Negli anni abbiamo sempre detto che si andava verso la sfascio dell'urbanistica. Non siamo mai stati zitti».
Fosse il sindaco, lascerebbe i varchi accesi? «Sì, perché sono una salvaguardia per i residenti e per la qualità della città dal momento che sono un freno ai transiti irregolari. Però occorrono miglioramenti che tengano presenti le esigenze dei negozianti. Per esempio sono favorevole ai provvedimenti che favoriscono la sosta serale anche fuori degli stalli, beninteso attorno al centro storico, a condizione ovviamente di non creare intralcio». Come rivitalizzare il commercio? Cosa può fare un sindaco? «Può, anzi deve, agevolare l'accesso al centro storico incrementando il trasporto delle navette e rafforzando i parcheggi in prossimità delle Mura, collegati con la città con frequenti corse dei bussini. Inoltre deve fare il possibile per consentire il ritorno in centro di artigiani e professionisti. Lucca deve vivere tutto l'anno. Per la periferia, occorre aiutare le iniziative dei Centri commerciali naturali». Turismo grande risorsa.
Ha qualche idea da suggerire? «Promozione a tutto tondo, valorizzazione delle nostre eccellenze - da Puccini alle Mura -, collaborazione con gli altri comuni. Quanto propone Del Ghingaro con la Rete del verde e delle ville è assolutamente da condividere». Il suo sogno di aspirante candidato a sindaco? «Ricreare l'armonia del paesaggio e della vita lucchese, offrendo a tutti una città vivace culturalmente, ricca di servizi e di attività. Una città dove voler venire a vivere».
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