Il Tirreno

Lucca

L'indagine continua: sentiti clienti dello studio di Marco Chiari e Ruggi

Luca Tronchetti
Da sinistra il colonnello Ortolani, il procuratore Cicala, il pm Origlio e il capitano Pennisi (Vip)
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Da sinistra il colonnello Ortolani, il procuratore Cicala, il pm Origlio e il capitano Pennisi (Vip)

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LUCCA. Nuove deposizioni, nuovi confronti nell'inchiesta sul presunto intreccio fra tangenti pubbliche e operazioni immobiliari private. Nelle ultime 24 ore i carabinieri del reparto investigativo diretto dal capitano Salvatore Pennisi hanno ascoltato alcuni clienti dello studio professionale dell'assessore Marco Chiari e del suo socio, l'architetto Luca Ruggi.  Gli inquirenti ritengono che dalle dichiarazioni messe a verbale dai nuovi testimoni vi sia ulteriore materiale probatorio per l'accusa. Specie riguardo all'attività di Marco Chiari ritenuto dalla procura una sorta di «mediatore» tra i clienti del suo studio e la pubblica amministrazione proprio in virtù della presunta influenza vantata all'interno dell'amministrazione: l'ipotesi dell'accusa è, in sostanza, che l'assessore, in virtù del suo ruolo, potesse garantire ai clienti del suo studio il successo delle pratiche edilizie.  Di pari passo la polizia giudiziaria dei carabinieri continua l'analisi dei conti correnti degli indagati con il controllo dei versamenti e dei prelievi e degli assegni di vari importi versati dal 2008 dalla Valore di Prato, la società che - stando all'accusa - sarebbe stata favorita da politici e funzionari per le operazioni immobiliari sullo stadio (da trasformare in una struttura polivalente) e a S. Anna (dove è prevista la costruzione di un nuovo quartiere, con appartamenti, negozi, servizi e anche albergo).  Le indagini, dunque, proseguono in attesa del deposito delle motivazioni del tribunale del Riesame che ha messo in libertà gli indagati, annullando l'ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip su richiesta della procura. Deposito atteso dalla procura della Repubblica - pronta all'evenienza a ricorrere in Cassazione - che tarda ad arrivare. Era atteso per ieri, ma il presidente Bruno Maresca non ha ancora portato in cancelleria i motivi che hanno spinto il Riesame a ribaltare la decisione del gip di Lucca. Questo ritardo viene letto come il segno che la relatrice del Riesame (il giudice Paola Palasciano) sia entrata nel merito del provvedimento rimodulando le fattispecie di reato contestate. Per il tribunale della Libertà, insomma, il giudice delle indagini preliminari non avrebbe dovuto accogliere le tesi del magistrato inquierente limitatamente alle misure cautelari (carcere e domiciliari) visto che non ce n'era l'esigenza. Ma non per questo l'ipotesi della corruzione verrebbe meno. Per il Riesame i reati contestati non si classificherebbero come "corruzione propria" - tipica del pubblico ufficiale che commette atti contrari ai doveri d'ufficio in cambio di denaro o altra utilità - ma come "corruzione impropria", tipica di chi ottiene soldi o altra utilità per atti d'ufficio che, comunque, avrebbero dovuto essere compiuti.  Per questo secondo tipo di corruzione nella pubblica amministrazione il legislatore non ha previsto la detenzione cautelare visto che la pena, in caso di condanna, è inferiore ai due anni. La scarcerazione degli indagati, dunque, non conclude affatto l'inchiesta che, salvo colpi di scena, seguirà il suo tradizionale iter: richiesta di rinvio a giudizio o di archiviazione davanti al gup, rinvio a giudizio, archiviazione o trasmissione degli atti al pm per riformulare il capo d'imputazione, dibattimento in aula e sentenza di condanna o di assoluzione.

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