Il dolore
«Non ce l'ho con i giudici»
Barbara Antoni
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Chiari mentre esce dal carcereChiari: «Amareggiato per il voltafaccia di chi credevo amico»
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LUCCA. Al bar Stella incontra alcuni consiglieri comunali, che lo salutano con una pacca sulla spalla. Poi si affaccia in commissione finanze. Finché entra nel suo ufficio al piano terra di palazzo Orsetti, dove trova le sue carte rivoltate, i progetti in disordine sul tavolo grande. Si siede alla sua scrivania, riprende a lavorare. Quindici giorni dopo l'entrata in carcere e ventiquattro ore dopo l'uscita. «Ho perso solo quattro chili», scherza come sempre l'assessore Marco Chiari. Ma i giorni al San Giorgio lo hanno segnato. Soprattutto, racconta dispiaciuto, lo ha amareggiato il comportamento di tante persone, anche molto vicine, che subito dopo essere stato arrestato nell'ambito dell'inchiesta sul presunto intreccio di edilizia e tangenti, gli hanno voltato le spalle.
Al ritorno in palazzo Orsetti, quale atmosfera ha percepito?
Al solito, quando sei in disgrazia, c'è più gente che ti tira fango di quella che ti porta ciclamini. E fra quelli che mi hanno gettato fango addosso, in questi giorni, ci sono anche persone che ritenevo amiche. Non ci sono problemi quando tutto va bene. Ma quando le cose prendono pieghe diverse, chi ti sorrideva fa presto a voltarti le spalle. E questo mi dispiace molto, mi dispiace per i rapporti umani, mi dispiace per l'ipocrisia che, mi sono accorto, è diffusa, anche se non fra tutti, per fortuna. Sono amareggiato, Ma ho ricevuto anche lettere bellissime mentre ero in carcere. Credo che a questo punto farò una selezione, fra le persone.
Quale la lettera più bella che ha ricevuto?
Quella di mia moglie, ho apprezzato valori che stando fuori rischi di non vedere. Sapere di avere una moglie e delle figlie che credono nel marito e nel padre è stato il messaggio più grande.
Chi ha incontrato per primo tornando nel suo ufficio in Comune?
Il sindaco. In primo luogo ho parlato con lui stamattina (ieri mattina, ndr). Non abbiamo parlato di deleghe, di quelle che ha cambiato e modificato. Va tutto bene così. Per ora, finché non ci saranno movimenti diversi, e non so se ce ne saranno, rimango assessore alla mobilità, al traffico e al trasporto pubblico. Di decoro e centro storico adesso si occupa l'assessore Moreno Bruni. Dei grandi progetti il sindaco.
Cosa porta con sè dell'esperienza in carcere?
Un'esperienza che non auguro al peggior nemico, ma che ti fa capire tante cose. Da "galeotto", dato che ormai mi sono soprannominato così, ho capito qual è la vita di un microcosmo, il carcere, che in pochi conoscono. Al di là del muro c'è il malessere della società. Ho conosciuto una polizia penitenziaria eccezionale, non si può immaginare quello che fa. Agenti che sanno di psicologia e di umanità, che sanno convivere con tradizioni e religioni diverse, che hanno grandi doti di equilibrio. Li devo ringraziare per come si sono comportati con me. In carcere ho scoperto una solidarietà che fuori ben poche persone sanno cosa sia.
Adesso che è tornato libero, dopo la decisione del tribunale del Riesame, può dirci, secondo lei, perché tutto questo è successo?
Io sono fatto così di natura, non sono un delinquente né un corrotto. Mi piace dire le cose come stanno. Parlo tanto, mi entusiasmo tanto per quello che faccio, perché credo in quello che faccio. E per questo entusiasmo sono portato a eccedere. Ma non ho mai messo in mezzo nessuno, né mai ne ho avuta intenzione. Parlare apertamente, a Lucca, forse non va bene ma io rimango così. Guardo le persone negli occhi e voglio che anche loro mi guardino negli occhi.
È tornato nel suo ufficio da assessore. Tornerà subito anche nel suo studio di geometra? Certamente. Amo il mio lavoro. Ci credo e cerco di farlo nella maniera migliore possibile, e di farlo seriamente.
Rancori verso la magistratura?
Continuo nonostante tutto a credere che la magistratura agisca con correttezza. Credo che ci possano essere sbagli, ma penso che siano in buona fede. Non vedo macchinazioni dietro al mio caso, ma una cattiva interpretazione dei fatti e basta. Ho piena fiducia nella magistratura. Se le indagini vanno avanti, non ho nulla da nascondere, né da temere.
Cosa farà adesso? Ora vado in vacanza, tre giorni. Prendo la mia famiglia e con la macchina partiamo. Dove andremo non lo so, ma partiamo.
In carcere ha vissuto immerso in un mondo a parte, ha già raccontato che i suoi compagni di cella, un detenuto senegalese e uno marocchino, le hanno chiesto di non dimenticarli. È intenzionato a fare qualcosa per questa parte di società "nascosta", ai margini?
Sul carcere bisogna metterci le mani, ci vuole un impegno politico oltre che umanitario. I diritti umani non possono essere cancellati, e io mi farò portavoce di questo.
Una curiosità: una volta a casa, cosa ha preferito mangiare? Semplicemente una pizza. Dopo tanta cucina senegalese piccante e speziata, preparata dai miei compagni di cella...
Al ritorno in palazzo Orsetti, quale atmosfera ha percepito?
Al solito, quando sei in disgrazia, c'è più gente che ti tira fango di quella che ti porta ciclamini. E fra quelli che mi hanno gettato fango addosso, in questi giorni, ci sono anche persone che ritenevo amiche. Non ci sono problemi quando tutto va bene. Ma quando le cose prendono pieghe diverse, chi ti sorrideva fa presto a voltarti le spalle. E questo mi dispiace molto, mi dispiace per i rapporti umani, mi dispiace per l'ipocrisia che, mi sono accorto, è diffusa, anche se non fra tutti, per fortuna. Sono amareggiato, Ma ho ricevuto anche lettere bellissime mentre ero in carcere. Credo che a questo punto farò una selezione, fra le persone.
Quale la lettera più bella che ha ricevuto?
Quella di mia moglie, ho apprezzato valori che stando fuori rischi di non vedere. Sapere di avere una moglie e delle figlie che credono nel marito e nel padre è stato il messaggio più grande.
Chi ha incontrato per primo tornando nel suo ufficio in Comune?
Il sindaco. In primo luogo ho parlato con lui stamattina (ieri mattina, ndr). Non abbiamo parlato di deleghe, di quelle che ha cambiato e modificato. Va tutto bene così. Per ora, finché non ci saranno movimenti diversi, e non so se ce ne saranno, rimango assessore alla mobilità, al traffico e al trasporto pubblico. Di decoro e centro storico adesso si occupa l'assessore Moreno Bruni. Dei grandi progetti il sindaco.
Cosa porta con sè dell'esperienza in carcere?
Un'esperienza che non auguro al peggior nemico, ma che ti fa capire tante cose. Da "galeotto", dato che ormai mi sono soprannominato così, ho capito qual è la vita di un microcosmo, il carcere, che in pochi conoscono. Al di là del muro c'è il malessere della società. Ho conosciuto una polizia penitenziaria eccezionale, non si può immaginare quello che fa. Agenti che sanno di psicologia e di umanità, che sanno convivere con tradizioni e religioni diverse, che hanno grandi doti di equilibrio. Li devo ringraziare per come si sono comportati con me. In carcere ho scoperto una solidarietà che fuori ben poche persone sanno cosa sia.
Adesso che è tornato libero, dopo la decisione del tribunale del Riesame, può dirci, secondo lei, perché tutto questo è successo?
Io sono fatto così di natura, non sono un delinquente né un corrotto. Mi piace dire le cose come stanno. Parlo tanto, mi entusiasmo tanto per quello che faccio, perché credo in quello che faccio. E per questo entusiasmo sono portato a eccedere. Ma non ho mai messo in mezzo nessuno, né mai ne ho avuta intenzione. Parlare apertamente, a Lucca, forse non va bene ma io rimango così. Guardo le persone negli occhi e voglio che anche loro mi guardino negli occhi.
È tornato nel suo ufficio da assessore. Tornerà subito anche nel suo studio di geometra? Certamente. Amo il mio lavoro. Ci credo e cerco di farlo nella maniera migliore possibile, e di farlo seriamente.
Rancori verso la magistratura?
Continuo nonostante tutto a credere che la magistratura agisca con correttezza. Credo che ci possano essere sbagli, ma penso che siano in buona fede. Non vedo macchinazioni dietro al mio caso, ma una cattiva interpretazione dei fatti e basta. Ho piena fiducia nella magistratura. Se le indagini vanno avanti, non ho nulla da nascondere, né da temere.
Cosa farà adesso? Ora vado in vacanza, tre giorni. Prendo la mia famiglia e con la macchina partiamo. Dove andremo non lo so, ma partiamo.
In carcere ha vissuto immerso in un mondo a parte, ha già raccontato che i suoi compagni di cella, un detenuto senegalese e uno marocchino, le hanno chiesto di non dimenticarli. È intenzionato a fare qualcosa per questa parte di società "nascosta", ai margini?
Sul carcere bisogna metterci le mani, ci vuole un impegno politico oltre che umanitario. I diritti umani non possono essere cancellati, e io mi farò portavoce di questo.
Una curiosità: una volta a casa, cosa ha preferito mangiare? Semplicemente una pizza. Dopo tanta cucina senegalese piccante e speziata, preparata dai miei compagni di cella...
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