Il Tirreno

Lucca

Il tempo decorrerà dalla delibera di giunta. Successo per la petizione degli esercizi contro il dispositivo del Comune: 756 firme

Negozi di vicinato, chiesta una proroga

Barbara Antoni
Un negozio di vicinato (foto di archivio)
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Un negozio di vicinato (foto di archivio)

Non trenta ma sessanta giorni per eliminare qualsiasi tipo di seduta dalle attività

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 LUCCA. Rispettano la volontà del consiglio comunale e accettano la restrizione deliberata di eliminare qualsiasi tipo di seduta dai negozi di vicinato. Ma per mettere in atto il provvedimento chiedono una proroga: non trenta, ma sessanta giorni («quelli di legge») per mettere in atto la variazione nelle loro attività. Tempo che decorrerà dalla delibera di giunta, quando verrà varata.  E di tempo, quindi, ne passerà prima di veder scomparire dai negozi di vicinato qualsiasi tipo di seduta: sedia, panchina o sgabello che sia. È quanto hanno chiesto ieri Giuseppe Riefolo (titolare di Pappamondo), in rappresentanza di diciassette negozi di vicinato del centro storico, e Carlo Isola, presidente degli alimentaristi di Ascom, al neo assessore al commercio Elio Cappellini. In pratica hanno chiesto un prolungamento di trenta giorni (a decorrere dalla delibera di giunta, che ancora non c'è) sui provvedimenti che fanno seguito alle variazioni deliberate dal consiglio comunale riguardo l'articolo 17 (comma 3) del regolamento comunale per gli esercizi di somministrazione cibi e bevande.  «L'assessore - spiegano i due rappresentanti dei negozi di vicinato - si è mostrato disponibile e competente davanti alle nostre richieste. Sappiamo che l'articolo 17 non si può cambiare. Accettiamo la modifica approvata dal consiglio ma abbiamo chiesto una proroga per l'applicazione. Cappellini si è detto disposto ad accordarcela; ci auguriamo che le associazioni di categoria non ci mettano bastoni fra le ruote».  Se con la modifica dell'articolo 17 e la cancellazione della possibilità di inserire qualsiasi tipo di seduta in un negozio di vicinato (alimentari che fanno anche panini o piatti di altro genere, da consumarsi quindi solo in piedi o appoggiati a una mensola) si stava per scatenare una guerra, la mossa dei delegati dei commercianti del settore ha il sapore della tregua. In attesa, comunque, che arrivi novembre, mese per il quale l'assessorato al commercio ha promesso la bozza di revisione dell'intero regolamento delle attività di somministrazione, articolo 17 compreso. E nel caso in cui la modifica dello stesso non venisse presa in considerazione nel contesto della revisione, i negozi di vicinato - attraverso i loro referenti - non escludono di poter ricorrere al Tar.  «Non vogliamo che il centro di Lucca si squalifichi e siamo i primi a ritenere giusta una battaglia piuttosto contro chi, fra gli alimentaristi, non predilige i prodotti tipici», spiegano ancora Riefolo e Isola. I quali, nella loro "crociata" in favore della sopravvivenza dei negozi di vicinato, sono forti di un consenso probabilmente inaspettato: 756 firme - «di alimentaristi, clienti e anche di alcuni ristoranti del centro», sottolineano - che si sono spesi, nome e cognome, per difendere queste attività.

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