Il Tirreno

Lucca

Non vogliono trasferirsi a Porcari

Festa, licenziati i lavoratori

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 CAPANNORI. Licenziati i lavoratori della "Festa", azienda controllata al 100 per cento dalla Snai di Porcari, perché non volevano trasferirsi dagli uffici di Roma alla sede lucchese. Sindacati sul piede di guerra: «Siamo pronti a ricorrere alle vie legali per difendere quei posti di lavoro».  «L'azienda "Festa", di Roma, opera nel settore del gioco e delle scommesse e da ormai un po' di tempo è controllata dalla Snai di Porcari. La direzione aveva proposto ai dipendenti di passare dal contratto nazionale ad uno aziendale e chi non si fosse adeguato, sarebbe stato trasferito a Porcari. Il giudice aveva però condannato la società per attività sindacale (il contratto era stato firmato da una sola delle sigle sindacali presenti in azienda) e tutto sembrava risolto. E invece alcuni giorni fa i lavoratori che aveva rifiutato il trasferimento, hanno ricevuto una lettera di licenziamento». Massiamo Braccini, segretario provinciale della Fiom-Cgil, riassume così la vicenda della "Festa", società detenuta dalla Snai di Porcari. La situazione tra i sindacati e la Snai si fa così ancora più tesa, dopo che l'azienda non ha avvertito del cambio dell'azionista di maggioranza. «Abbiamo chiesto un incontro attraverso l'Associazione degli Industriali, ma non abbiamo ancora ricevuto alcuna risposta. Il contratto aziendale è stato siglato, ma rimangono molti punti da chiarire - prosegue Braccini - Ora i rapporti sono ulteriormente peggiorati, visto il trattamento riservati ai dipendenti della controllata "Festa". Siamo pronti a ricorrere alle vie legali se l'azienda non rispetterà i diritti dei lavoratori», chiude il segretario Fiom-Cgil.  La situazione non è migliore a pochi chilometri di distanza dalla Snai, alla Colged del Turchetto, i lavoratori hanno proclamato ieri pomeriggio quattro ore di sciopero. «Lottiamo per il contratto aziendale e per l'applicazione del contratto nazionale. I dipendenti continuano a manifestare per quelli che sono i loro diritti», spiega Braccini. (a.b.)

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