Proteste
Armani si dimette, Assindustria respinge
Ilaria Bonuccelli
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GUERRA A PALAZZO BERNARDINI. Stefano Varia (a sin.) ex candidato alla presidenza di Assindustria Decisione unanime, ma resta la spaccatura sull'indicazione del nuovo presidente
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LUCCA. In un certo senso, è uomo d'altri tempi, Vittorio Armani. Di quelli ancora pronti ad assumersi qualche responsabilità per gli errori commessi. Per questo, quando Confindustria da Roma ha inviduato vizi nella procedura di «consultazione e designazione» del candidato presidente, ha rassegnato le dimissioni. L'Associazione industriali, poi, le ha respinte all'unanimità. Proprio come all'unanimità ha votato di ricominciare da capo con la trafila per individuare un nuovo candidato a succedere ad Andrea Guidi. Questo, però, non significa che le lotte intestine all'associazione siano terminate. Che sia cessato quello scontro fra poteri che ha impedito l'elezione a presidente di Stefano Varia, titolare dell'omonima azienda di lavori pubblici. Le fazioni ci sono, eccome. E sono le stesse - trasversali - che hanno portato a designare Varia con una giunta spaccata a metà, forse per la prima volta nella storia dell'associazione. Con i consiglieri più vicini al presidente uscente - si dice nei corridoi di palazzo Bernardini - che avrebbero ostacolato l'elezione di Varia. Anche segnalando direttamente a Roma, ma prima ancora a Firenze, la situazione "imbarazzante" creatasi a Lucca. Nella lettera di richiamo inviata da Confindustrua a palazzo Bernardini, con l'invito ad azzerare tutto e a ripartire con la ricerca di un nuovo presidente, si fa menzione solo dei vizi di forma della procedura. Si parla anche di problemi di quorum della votazione con cui la giunta aveva designato Varia. In realtà, l'argomento utilizzato per far saltare la candidatura di Varia è un altro: è il riferimento al procedimento giudiziario che pende sull'imprenditore, rinviato a giudizio per l'inchiesta della Procura sul pontile di Lido di Camaiore. Lo statuto lucchese di Assoindustria - come verificato dai probi viri - riporta che un rinvio a giudizio non è elemento di ineleggibilità di un candidato. Per la verità, non lo è neppure una sentenza di condanna in secondo grado. Ci vuole, in pratica, la cassazione per mandare a casa un presidente degli Industriali o per tagliare le gambe a un candidato. La cordata contraria alla candidatura di Varia - alla quale apparterrebbero anche alcuni industriali storici - però ha utilizzato questo argomento per fare leva sul senso di "moralità" di Confindustria. Ora, quindi, è tutto fa rifare. Ma Varia non sembra essere intenzionato a ricandidarsi. Comunque, preferisce trincerarsi dietro un "no comment" facendo parlare per sé gli atti. E cioè la decisione unanime della giunta di Assoindustria (di cui l'imprenditore è membro) di seguire alla lettera le indicazioni di Roma, senza lanciarsi in un contenzioso. Anche perché, nelle prossime settimane, non mancheranno i motivi di discussione. Anche sulla ricostituzione del collegio dei probi viri che dovrà sondare la disponibilità di industriali a candidarsi alla carica di presidente. Infatti, a molti non è andata giù la decisione di designare in questo collegio Arturo Lattanti, presidente della Fondazione Crl, bancario di lunga esperienza e titolare di una società di consulenza di direzione e organizzazione aziendale che, però, non viene considerata espressione del mondo industriale. I giochi, quindi, sono appena cominciati.
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