Il Tirreno

Lucca

Riassunta la metà dei 110 dipendenti della vecchia azienda, rilevata per due milioni e mezzo

Nasce la prima filiera del pane

Barbara Antoni
Toscopan e nella foto piccola l’ad e presidente di Toscana Pane Bruno Catania
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Toscopan e nella foto piccola l’ad e presidente di Toscana Pane Bruno Catania

Toscana Pane, fondata dai molini Rossi e Maionchi, acquista Toscopan

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 ALTOPASCIO. Due milioni e mezzo di euro. Tanto è costato a Toscana Pane srl (società fondata dal molino Rossi di Ripafratta e dal molino di San Pietro a Vico del gruppo Maionchi) l'acquisizione di Toscopan, l'azienda di panificazione che da mesi versava in difficoltà. Molino più azienda di panificazione: Toscana Pane si presenta come «primo esempio di filiera del pane in Italia».  Così spiega Bruno Catania, presidente e amministratore delegato di Toscana Pane srl. «La società - continua la spiegazione - è nata lo scorso ottobre, in vista di acquisire Toscopan in difficoltà. L'azienda era in crisi, aveva chiesto il concordato al tribunale. Noi prima l'abbiamo affittata e ieri (l'altroieri, per chi legge, ndr) l'abbiamo definitivamente acquisita, per la cifra di due milioni e mezzo». Toscana Pane, continua Catania, è stata quindi «costituita apposta per rilevare Toscopa», una realtà imprenditoriale inizialmente di 110 addetti.  La nuova società ne ha riassunti in principio 43 e adesso «siamo già a 55 - sottolinea Catania -. Un dato che dimostra anche come Toscana Pane abbia voluto agire su un piano sociale».  «Di Toscopan - continua l'amministratore delegato - abbiamo preso il meglio che si poteva, in termini di competenze, laboratori, canali commerciali. Noi ci abbiamo messo una gestione molto innovativa e manageriale. Per nostra scelta, i soci nel cda (Rossi e Maionchi, ndr) non hanno ruoli operativi. Un modello di gestione anglosassone. Rispetto al passato - prosegue l'ad - la società sarà più orientata all'esportazione del pane, anche in paesi come Inghilterra e Nuova Zelanda. contiamo di esportare fino al 40 per cento del fatturato. Noi produciamo pane a lunga conservazione ma non surgelato. Il nostro è uno stabilimento molto moderno, per innovazione e tecnologie, abbiamo tutte le certificazioni e non è un caso se siamo fornitori della grande distribuzione. I nostri standard qualitativi molto alti: questa è la strada che vogliamo percorrere».  Forti anche di un altro dato: «Siamo tra i primissimi a fare una produzione di questo tipo - specifica Catania -. E affianchiamo a questo aspetto l'imprinting di una attività sociale che si è battuta per ridare lavoro a dei dipendenti che diversamente sarebbero rimasti disoccupati. Il nostro modo di operare è una risposta alla crisi».  Catania, con una lunga esperienza di manager sia in aziende private che in enti pubblici (in passato, è stato anche direttore dell'amministrazione provinciale) racconta di essersi circondato «di persone molto competenti per questa nuova avventura».  Che comunque è anche molto ardua da condurre in porto, viste soprattutto le condizioni in cui versava Toscopan prima del rilancio.  Per questo, a domanda su quali saranno le prospettive per il futuro della nuova società, il suo presidente e amministratore delegato risponge che «ora il nostro obiettivo è quello di rimettere l'azienda in equilibrio, auspicabilmente entro l'anno. La nostra intenzione è quella di diventare il nuovo polo di attrazione del pane di Altopascio. Vogliamo essere noi l'attore protagonista nel futuro del settore», conclude il dottor Catania.

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