LUCCA. Adesso la procura passa al setaccio i conti correnti bancari dell'assessore Marco ...
Luca Tronchetti
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LUCCA. Adesso la procura passa al setaccio i conti correnti bancari dell'assessore Marco Chiari, del dirigente comunale Maurizio Tani e della Valore di Prato alla ricerca delle presunte mazzette. È il flusso di denaro intercorso tra i vari protagonisti dell'inchiesta che interessa maggiormente agli investigatori. L'onere della ricerca grava sulle spalle della squadra di polizia giudiziaria dei carabinieri in servizio in procura che da ieri ha iniziato l'analisi della documentazione bancaria dopo i sequestri effettuati negli studi professionali, negli uffici di palazzo Santini e nella sede del gruppo immobiliare. Nel mirino degli inquirenti le transazioni che vanno dal 2008 sino ad oggi: versamenti, prelevamenti, travasi da un conto corrente a un altro nello stesso periodo di tempo. È il meccanismo corruttivo ipotizzato e contestato che deve trovare riscontri investigativi certi nella contabilità dei cinque indagati finiti in carcere o ai domiciliari. Un meccanismo che - per la procura della Repubblica - si basa su incarichi professionali che il corruttore (Valentini e quindi la Valore) avrebbe dato al «superassessore» (Marco Chiari) che per non figurare si sarebbe avvalso di suoi collaboratori (Luca Ruggi e Andrea Ferro) per effettuare operazioni come l'accatastamento di immobili. Incarichi professionali che, secondo la prospettazione accusatoria, costituivano l'artificio attraverso il quale dissimulare il prezzo della corruzione. In sintesi per la procura la mazzetta concepita come dazione di denaro contante (la classica valigetta con all'interno banconote di piccolo taglio) è ritenuta una concezione arcaica della tangente che oggi viaggia su altri binari. Nella fattispecie nascosta nelle pieghe di un incarico professionale esterno che una ditta privata affida in via indiretta a un amministratore pubblico nonostante non ve ne sia la necessità e la convenienza. Incarico notevolmente gonfiato rispetto alle tariffe previste per quel determinato lavoro. Tornando all'inchiesta «Volpe nel deserto» per spulciare tutti i conti - migliaia e migliaia di pagine - e scovare i possibili flussi di denaro, magari d'importo non eccessivamente elevato, occorreranno mesi e mesi di lavoro suppletivo. Già adesso il lavoro di sequestro del materiale negli studi professionali non è ancora ultimato. I carabinieri del nucleo investigativo diretti dal capitano Salvatore Sebastiano Pennisi stanno continuando ad acquisire il materiale informatico nello studio Chiari-Ruggi. Non hanno ancora terminato anche perchè debbono farlo, come prevede il codice e a tutela dell'indagato, a certe ore e con la presenza di un legale. Le operazioni di backup dell'hard disc non sono ancora state ultimate, ma il materiale cartaceo già sequestrato è ritenuto dagli investigatori «molto interessante». Si cercano conferme di quanto già raccolto nei dieci mesi d'indagine con intercettazioni telefoniche e ambientali e riprese filmate degli incontri in luoghi pubblici dei vari personaggi coinvolti a vario titolo nell'inchiesta sulla pubblica amministrazione.
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