Trasporti
«Nessun inciucio con Valentini»
La versione di Tagliasacchi, dopo le intercettazioni sullo stadio
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LUCCA. Nega gli "inciuci" politici con il sindaco Mauro Favilla e gli "inciuci" di affari con Giovanni Valentini, l'amministratore di Valore spa. Vorrebbe che Mauro Favilla si dimettesse da sindaco perché privo di maggioranza e non perché indagato per concorso in corruzione. Andrea Tagliasacchi, ex candidato sindaco ed ex capogruppo del Pd, oggi consigliere comunale di opposizione, non ci sta a passare per quello degli accordi sotterranei. E prova a spiegare la sua (difficile) posizione, emersa dalle conversazioni con Valentini sullo stadio.
Tagliasacchi, lei compare nelle intercettazioni dell'inchiesta sulla corruzione. E appare disposto a far pressione sui suoi colleghi di partito perché appoggino la trasformazione dello stadio. Perché? «Nessuna pressione ma un confronto politico vero. La Lucchese era reduce da due vittorie consecutive che l'avevano riportata in Prima divisione. La questione relativa a nuovi impianti sportivi è stata non solo a Lucca al centro del confronto politico e urbanistico di molte città. Basta rileggersi gli appelli del presidente della Lega Pro, Mario Macalli. Lo ho già detto: non ho mai avuto alcun rapporto economico e nessuna consulenza diretta o indiretta da Valentini e dal gruppo Valore». Nel suo ragionamento, non ha considerato che la concessione sarebbe stata per 99 anni e che l'affidamento sarebbe avvenuto senza gara? «Sulla questione più critica, la durata di 99 anni dell'affidamento dello stadio al privato con le modalità individuate dalla giunta, siamo sempre stati contrari, ma ci sarebbe stato il tempo di ridiscutere questo aspetto e il progetto in itinere.
Infatti, non abbiamo votato a favore ma ci siamo astenuti. La nostra astensione significava apprezzare il fatto che fossero state recepite le nostre proposte di riduzione della superficie commerciale, lo spostamento dello stadio da San Donato al Porta Elisa, col conseguente riuso di una struttura esistente e quindi con un minore sfruttamento di suolo, e la volontà di dare una risposta all'entusiasmo che esprimeva in quel momento la città per la squadra. E comunque ci siamo espressi non su un progetto definitivo ma sull'inizio di un percorso». L'altra questione al centro dell'inchiesta è la costruzione di un nuovo quartiere a S. Anna: ritiene che debba essere realizzato? «Il gruppo del Pd ha presentato un ordine del giorno in consiglio comunale: non si può far altro che modificare la variante urbanistica in modo da bloccare i piani attuativi, compreso il progetto S. Anna». Cosa ne pensa della politica urbanistica di quesa amministrazione? «Ritengo che si sia costruito troppo e male. Penso che si sia persa l'occasione per redigere, dall'inizio del mandato, un nuovo regolamento urbanistico che delineasse un'idea condivisa di città». Lei è stato presidente della Provincia durante il mandato di Fazzi, quando si è ideata l'attuale politica urbanistica, approvando sia il piano strutturale che il regolamento urbanistico attualmente in vigore. Durante il suo mandato ha presento osservazioni a questi strumenti? «Il piano territoriale di coordinamento (Ptc) della Provinciaa, coordinato dal professor Vezio De Lucia era uno dei più innovativi tra quelli adottati in Italia. Si basava su un'idea di sviluppo sostenibile. La mia amministrazione, andando oltre il proprio compito, si è opposta al regolamento urbanistico del Comune con un ricorso al Tar. Il merito del ricorso è proprio legato alle incongruenze tra regolamento urbanistico e piano Strutturale». Ci sono mai stati tentativi di creare un'alleanza "allargata" con Favilla? «No. Favilla è stato il mio avversario nella precedente tornata amministrativa. Fu una campagna elettorale anche molto combattuta, il premier Berlusconi, allora nel pieno del suo potere, venne a Lucca tre volte, l'ultima per proclamare Lucca "Città della Libertà". Poi certo nella mia idea di politica, per il bene della città, maggioranza e minoranza devono sempre trovare un terreno civile di confronto». Alla luce dell'inchiesta in corso, terrebbe la posizione sullo stadio che emerge anche dalle intercettazioni? «Lo ha detto il capogruppo del Pd, Alessandro Tambellini: arrivati a questo punto non si può che ritirare la variante dello stadio e modificare quella al piano strutturale per bloccare i piani attuativi, compreso quello di S. Anna. Resta, comunque, aperta la questione di immaginare un rilancio della squadra e del progetto stadio rendendo necessario l'apporto di imprenditori credibili (meglio se lucchesi) e disponibili a investire sul futuro della città in un percorso trasparente e partecipato».
All'inizio del mandato Favilla è stato capogruppo, poi si è dimesso: perché? «Dopo due anni di mandato, serviva passare la mano per favorire anche la scelta del nuovo candidato. Spesso si rimprovera ai politici di essere inamovibili. Non è il mio caso». In questo momento il suo impegno all'opposizione sembra ridotto: perché? «Ho fatto il presidente di Provincia per due mandati, il candidato sindaco, il capogruppo. Poi è cominciato un percorso, anche professionale, diverso. Più in generale, anche a Lucca, chi può deve favorire l' ingresso in politica di facce ed energie nuove». Come intende il ruolo di opposizione? «Quando uno ha governato per 10 anni un ente acquisisce un senso delle istituzioni e della responsabilità che lo porta ad un'idea di opposizione costruttiva e responsabile». Quali operazioni dell'amministrazione Favilla non ha condiviso? Quali ha condiviso? «Non ho condiviso il temporeggiamento sulla politica urbanistica. Ho condiviso nei contenuti il progetto strategico di rilancio del centro storico legato al Piuss. All' opposizione credo di avere sempre fatto il mio dovere». Condivide il modo di fare opposizione del suo attuale gruppo? «Sì». Ritiene che Favilla, con quello che sta succedendo, debba dimettersi? «Non sull'onda dell'inchiesta della Procura, in virtù del principio di presunzione di innocenza». Ritiene che Favilla dovrebbe dimettersi, indipendentemente dalle vicende giudiziarie, per mancanza di maggioranza? «Come PD abbiamo già presentato in consiglio comunale una mozione di sfiducia». Quale alternativa sta preparando la sinistra per le prossime comunali? «E' una domanda cui è più giusto che risponda il mio capogruppo, Alessandro Tambellini». Lei si impegnerà nelle prossime comunali? «Non mi vedo nel prossimo consiglio comunale. Ma nonostante le amarezze, amo questa città e mi impegnerò per contribuire alla sua rinascita». Dopo la sconfitta elettorale, lei ritiene di essere stato lasciato solo dal Pd? «Dopo una sconfitta c'è sempre la solitudine. In questi anni però dopo una vita fatta di grande impegno politico ho ritrovato una visione più distaccata dal potere e altrettanto gratificante».
A che cosa attribuisce la sua sconfitta elettorale del 2007? Al famoso incarico per la Regione? «Vedrei riduttiva una lettura che leghi la mia sconfitta a quell'incarico: fu una campagna elettorale durissima e Lucca fu la palestra nazionale del Pdl di Verdini, Matteoli e Berlusconi. Allora fu sottoscritto un patto che si è rivelato di potere con la lista che faceva capo al sindaco Favilla. I problemi di oggi, a ben vedere, nascono proprio in quella stagione». A proposito di incarichi, lei ne ha? «Non ho incarichi pubblici retribuiti, non ho incarichi di partito, sono membro (non retribuito) dell'assemblea nazionale del Pd eletto dalle primarie».
L'accusa che le viene sempre mossa è di aver sempre vissuto di politica. «Vivere di politica e per la politica non è una vergogna. Ho vissuto per un'idea della politica che si è sempre ispirata alla progettualità e al cambiamento. Non è stato facile per me il cambio di passo ma oggi ho una attività professionale che mi soddisfa». Se lei fosse il futuro candidato sindaco di Lucca, su che cosa si baserebbe la sua campagna elettorale? «Ho già dato. Comunque se qualcuno mi chiederà consigli qualche idea ce l'avrei...».
Tagliasacchi, lei compare nelle intercettazioni dell'inchiesta sulla corruzione. E appare disposto a far pressione sui suoi colleghi di partito perché appoggino la trasformazione dello stadio. Perché? «Nessuna pressione ma un confronto politico vero. La Lucchese era reduce da due vittorie consecutive che l'avevano riportata in Prima divisione. La questione relativa a nuovi impianti sportivi è stata non solo a Lucca al centro del confronto politico e urbanistico di molte città. Basta rileggersi gli appelli del presidente della Lega Pro, Mario Macalli. Lo ho già detto: non ho mai avuto alcun rapporto economico e nessuna consulenza diretta o indiretta da Valentini e dal gruppo Valore». Nel suo ragionamento, non ha considerato che la concessione sarebbe stata per 99 anni e che l'affidamento sarebbe avvenuto senza gara? «Sulla questione più critica, la durata di 99 anni dell'affidamento dello stadio al privato con le modalità individuate dalla giunta, siamo sempre stati contrari, ma ci sarebbe stato il tempo di ridiscutere questo aspetto e il progetto in itinere.
Infatti, non abbiamo votato a favore ma ci siamo astenuti. La nostra astensione significava apprezzare il fatto che fossero state recepite le nostre proposte di riduzione della superficie commerciale, lo spostamento dello stadio da San Donato al Porta Elisa, col conseguente riuso di una struttura esistente e quindi con un minore sfruttamento di suolo, e la volontà di dare una risposta all'entusiasmo che esprimeva in quel momento la città per la squadra. E comunque ci siamo espressi non su un progetto definitivo ma sull'inizio di un percorso». L'altra questione al centro dell'inchiesta è la costruzione di un nuovo quartiere a S. Anna: ritiene che debba essere realizzato? «Il gruppo del Pd ha presentato un ordine del giorno in consiglio comunale: non si può far altro che modificare la variante urbanistica in modo da bloccare i piani attuativi, compreso il progetto S. Anna». Cosa ne pensa della politica urbanistica di quesa amministrazione? «Ritengo che si sia costruito troppo e male. Penso che si sia persa l'occasione per redigere, dall'inizio del mandato, un nuovo regolamento urbanistico che delineasse un'idea condivisa di città». Lei è stato presidente della Provincia durante il mandato di Fazzi, quando si è ideata l'attuale politica urbanistica, approvando sia il piano strutturale che il regolamento urbanistico attualmente in vigore. Durante il suo mandato ha presento osservazioni a questi strumenti? «Il piano territoriale di coordinamento (Ptc) della Provinciaa, coordinato dal professor Vezio De Lucia era uno dei più innovativi tra quelli adottati in Italia. Si basava su un'idea di sviluppo sostenibile. La mia amministrazione, andando oltre il proprio compito, si è opposta al regolamento urbanistico del Comune con un ricorso al Tar. Il merito del ricorso è proprio legato alle incongruenze tra regolamento urbanistico e piano Strutturale». Ci sono mai stati tentativi di creare un'alleanza "allargata" con Favilla? «No. Favilla è stato il mio avversario nella precedente tornata amministrativa. Fu una campagna elettorale anche molto combattuta, il premier Berlusconi, allora nel pieno del suo potere, venne a Lucca tre volte, l'ultima per proclamare Lucca "Città della Libertà". Poi certo nella mia idea di politica, per il bene della città, maggioranza e minoranza devono sempre trovare un terreno civile di confronto». Alla luce dell'inchiesta in corso, terrebbe la posizione sullo stadio che emerge anche dalle intercettazioni? «Lo ha detto il capogruppo del Pd, Alessandro Tambellini: arrivati a questo punto non si può che ritirare la variante dello stadio e modificare quella al piano strutturale per bloccare i piani attuativi, compreso quello di S. Anna. Resta, comunque, aperta la questione di immaginare un rilancio della squadra e del progetto stadio rendendo necessario l'apporto di imprenditori credibili (meglio se lucchesi) e disponibili a investire sul futuro della città in un percorso trasparente e partecipato».
All'inizio del mandato Favilla è stato capogruppo, poi si è dimesso: perché? «Dopo due anni di mandato, serviva passare la mano per favorire anche la scelta del nuovo candidato. Spesso si rimprovera ai politici di essere inamovibili. Non è il mio caso». In questo momento il suo impegno all'opposizione sembra ridotto: perché? «Ho fatto il presidente di Provincia per due mandati, il candidato sindaco, il capogruppo. Poi è cominciato un percorso, anche professionale, diverso. Più in generale, anche a Lucca, chi può deve favorire l' ingresso in politica di facce ed energie nuove». Come intende il ruolo di opposizione? «Quando uno ha governato per 10 anni un ente acquisisce un senso delle istituzioni e della responsabilità che lo porta ad un'idea di opposizione costruttiva e responsabile». Quali operazioni dell'amministrazione Favilla non ha condiviso? Quali ha condiviso? «Non ho condiviso il temporeggiamento sulla politica urbanistica. Ho condiviso nei contenuti il progetto strategico di rilancio del centro storico legato al Piuss. All' opposizione credo di avere sempre fatto il mio dovere». Condivide il modo di fare opposizione del suo attuale gruppo? «Sì». Ritiene che Favilla, con quello che sta succedendo, debba dimettersi? «Non sull'onda dell'inchiesta della Procura, in virtù del principio di presunzione di innocenza». Ritiene che Favilla dovrebbe dimettersi, indipendentemente dalle vicende giudiziarie, per mancanza di maggioranza? «Come PD abbiamo già presentato in consiglio comunale una mozione di sfiducia». Quale alternativa sta preparando la sinistra per le prossime comunali? «E' una domanda cui è più giusto che risponda il mio capogruppo, Alessandro Tambellini». Lei si impegnerà nelle prossime comunali? «Non mi vedo nel prossimo consiglio comunale. Ma nonostante le amarezze, amo questa città e mi impegnerò per contribuire alla sua rinascita». Dopo la sconfitta elettorale, lei ritiene di essere stato lasciato solo dal Pd? «Dopo una sconfitta c'è sempre la solitudine. In questi anni però dopo una vita fatta di grande impegno politico ho ritrovato una visione più distaccata dal potere e altrettanto gratificante».
A che cosa attribuisce la sua sconfitta elettorale del 2007? Al famoso incarico per la Regione? «Vedrei riduttiva una lettura che leghi la mia sconfitta a quell'incarico: fu una campagna elettorale durissima e Lucca fu la palestra nazionale del Pdl di Verdini, Matteoli e Berlusconi. Allora fu sottoscritto un patto che si è rivelato di potere con la lista che faceva capo al sindaco Favilla. I problemi di oggi, a ben vedere, nascono proprio in quella stagione». A proposito di incarichi, lei ne ha? «Non ho incarichi pubblici retribuiti, non ho incarichi di partito, sono membro (non retribuito) dell'assemblea nazionale del Pd eletto dalle primarie».
L'accusa che le viene sempre mossa è di aver sempre vissuto di politica. «Vivere di politica e per la politica non è una vergogna. Ho vissuto per un'idea della politica che si è sempre ispirata alla progettualità e al cambiamento. Non è stato facile per me il cambio di passo ma oggi ho una attività professionale che mi soddisfa». Se lei fosse il futuro candidato sindaco di Lucca, su che cosa si baserebbe la sua campagna elettorale? «Ho già dato. Comunque se qualcuno mi chiederà consigli qualche idea ce l'avrei...».
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