Il Tirreno

Lucca

Casa Puccini, gestione ai manager

Ilaria Bonuccelli
Il presidente della Provincia, Stefano Baccelli
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Il presidente della Provincia, Stefano Baccelli

Baccelli rilancia: «Come trasformare la cultura in una fonte di reddito»

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 LUCCA. La cultura e la ricerca ai professori, la gestione ai manager. Da presidente della Provincia, Stefano Baccelli ha una sua formula per trasformare la cultura in reddito per il territorio: separare la parte culturale pura dalla promozione di eventi e gestione di teatri o musei.  Questa formula, secondo Baccelli, dovrebbe rivelarsi vincente sia sul breve che sul medio e lungo periodo. In concreto, si adatterebbe all'imminente doppia sfida lucchese - la riapertura della casa natale di Giacomo Puccini e il rilancio del teatro del Giglio - e alla doppia sfida di prospettiva che riguarda, invece, tutto il territorio: la creazione di una fondazione unica della cultura e la creazione di un "distretto teatrale", con il Giglio a fare da capofila di tutte le platee storiche della Valle del Serchio e della Piana.  In concreto, questo ragionamento di Baccelli significa che la fondazione Giacomo Puccini (nella quale è appena entrata anche la Provincia) non deve gestire direttamente la casa-museo del Maestro, a differenza di quanto progettato finora, «perché non ha al proprio interno manager con l'esperienza necessaria». Il compito della fondazione deve restare quello di ricerca e studio filologico, lasciando la gestione del museo a terzi che le garantiscano un'entratata annua adeguata. Procedendo in questo modo, secodno Baccelli sarà più facile arrivare a una fondazione unica della cultura, snella e capace di attirare capitali privati (da fondazioni bancarie e sponsor) indispensabili in un momento in cui le casse pubbliche sono vuote.  Presidente Baccelli, lei ha di recente lanciato l'idea di "Lucca cultura", fondazione unica per il settore. Di che cosa si tratta?  «Si tratta di una prospettiva, basata su un'esperienza esistente: quella di Flafr, la fondazione lucchese per l'alta formazione. Per razionalizzare le risorse, infatti, le due realtà locali di alta formazione, Campus e Imt, si relazionano alla stessa fondazione, pur mantenendo ciascuna la propria identità. Così si evitano sprechi e doppioni».  Ma chi dovrebbe entrare in questa fondazione unica?  «Ce ne vorrebbero due: una per la Lucchesia, intesa come Piana e Valle del Serchio, e una per la Versilia. A quella lucchese dovrebbero far riferimento Giglio, palazzo Ducale, San Girolamo, Real Collegio, San Romano, Foro Boario e il Cantiere giovani, aperto di recente sul Brennero. Aggiungerei all'elenco anche le strutture per cultura e spettacoli da realizzare nella ex Manifattura e, se mai verrà costruito, il nuovo auditorium polifunzionale e multimediale».  Nello specifico, la Provincia che cosa porterebbe in questa fondazione?  «Edifici e le proprie fondazioni, da quella sull'emigrazione (Paolo Cresci) alla fondazione Tobino. È ovvio che se si mette palazzo Ducale a disposizione del nuovo circuito culturale, la Provincia dovrà rinunciare a gestire gli spazi come propri».  A che cosa servirebbe la fondazione unica?  «Intanto a porsi come soggetto più forte e credibile nei confronti di sponsor privati e fondazioni bancarie. Infatti, garantirebbe una razionalizzazione degli eventi, delle risorse, pur nel mantenimento delle specificità di ciascun soggetto membro: lirica, prosa, balletto, musica sinfonica, arte contemporanea. Perché razionalizzare non è sinonimo di "omogeneizzare"». Una fondazione del genere non rischia di avere un cda mastodontico?  «No. Un conto sono i comitati scientifici, un conto il cda di una struttura giuridica che, di fatto, formalizza il gioco di squadra, quello della cabina di regia».  Un progetto ambizioso, non le pare?  «Infatti, ne parlo come di un traguardo di prospettiva. Anche se da subito possiamo iniziare a lavorare in questa direzione, accogliendo, peraltro, la richiesta di evitare frammentazioni di eventi (e contributi) uscita dagli Stati generali dello spettacolo».  Partendo da dove?  «Dalla fondazione Puccini che non si deve ostinare a voler gestire direttamente la casa natale del Maestro, non avendo qualifiche specifiche. A mio avviso, i servizi a reddito, come la gestione di un museo, la sua promozione, la produzione e vendita di gadget, l'accoglienza, devono essere affidati a un soggetto giuridico esterno, con esperienza in questi settori».  Ma la fondazione Puccini potrebbe assumere persone qualificate.  «E questo sarebbe l'errore, soprattutto in previsione di una fondazione unica della cultura. Non si possono fare assunzioni che ipertrofizzano una struttura, soprattutto se non esiste un piano di sviluppo economico, che indichi obiettivi, potenzialità, costi, prospettive. Non a caso, per produrre questo master plan è stato creato un gruppo di lavoro di cui fanno parte Comuni, Provincia, fondazioni bancarie sotto il coordinamento della fondazione Puccini».

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