Proteste
La difesa presenta una memoria difensiva: contestata l’accusa di falso e quindi la corruzione
Spuntano nuove intercettazioni
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Il sostituto procuratore Fabio OriglioSequestrati fascicoli e computer nello studio tecnico Chiari-Ruggi
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LUCCA. L'asso nella manica della Procura sarebbero due intercettazioni ambientali. Due conversazioni del 19 maggio che aggraverebbero la posizione di alcuni indagati nell'inchiesta su presunte tangenti e cemento che da giorni scuote il Comune. Il sostituto procuratore, Fabio Origlio, titolare dell'inchiesta che ha portato, fra l'altro, all'arresto dell'assessore Marco Chiari e dell'ex dirigente comunale all'urbanistica, Maurizio Tani (ora ai domiciliari), ha depositato ieri mattina i verbali di queste intercettazioni ambientali. Si tratta di elementi di novità nell'indagine - ancora non acquisiti dalla difesa - che verranno utilizzati dalla Procura lunedì all'udienza davanti al tribunale del Riesame, fissata per valutare la possibilità di scarcerare gli indagati o attenuare altre misure cautelari, compreso il sequestro di immobili. Questo materiale servirà per sostenere l'impianto accusatorio, concentrato sull'ipotesi di corruzione che coinvolgerebbe politici, funzionari pubblici e liberi professionisti, impegnati a favorire la società immobiliare Valore. Proprio in vista del tribunale del Riesame, e della presentazione di elementi a sostegno dell'accusa, sono stati depositati anche i verbali di "sommarie informazioni" rese da persone sentite dalla Procura. Alcune persone compaiono già nell'inchiesta, mentre altre sono testimoni nuovi. Inoltre, la polizia giudiziaria ha anche iniziato a sequestrare fascicoli di pratiche edilizie varie nello studio professionale dell'assessore Chiari e del suo socio, l'architetto Luca Ruggi. Sempre nello stesso studio, è stata sequestrata la memoria del disco rigido dei computer: queste operazioni, però, non sono ancora concluse e dovrebbero proseguire fino a domani. Nel frattempo, però, i legali degli indagati hanno depositato le memorie difensive che puntano a ottenere, al tribunale del Riesame, l'annullamento di tutte le misure cautelari adottate dal giudice per le indagini preliminari. In sostanza, la difesa di Tani e di Chiari sottolinea come il dirigente del Comune non possa essere accusato di falso per la relazione di monitoraggio sull'edificato approvata dal consiglio comunale a dicembre del 2010. In sostanza, Tani non avrebbe dichiarato nella relazione di monitoraggio una superficie residenziale disponibile superiore a quella prevista dal piano strutturale. Se questa tesi venisse accolta dal tribunale della Libertà - sottolinea la difesa - verrebbero a mancare i presupposti per la corruzione. E, al massimo, gli imputati - a cominciare da Tani - potrebbero essere accusati (eventualmente) di abuso d'ufficio, un reato per il quale non è prevista la carcerazione preventiva, né in prigione né agli arresti domiciliari. Ma c'è di più. Nella memoria difensiva i legali chiamano in causa anche il consiglio comunale. Secondo gli avvocati, infatti, la dilatazione da 400mila a 534mila metri quadrati di edilizia residenziale contenuti nella relazione di monitoraggio - sulla quale si è basata la variante di minima al piano strutturale che ripesca il progetto del parco di S. Anna - non sarebbe espressa in questi termini nel documento presentato da Tani. Sarebbe, invece, una conclusione alla quale sarebbero giunti i consulenti della Procura, esaminando i dati inseriti nella relazione in questione. Con gli stessi dati a disposizione, però - evidenzia la difesa - sono arrivati a conclusioni diverse i consiglieri comunali che hanno votato relazione prima e variante urbanistica poi. Di fatto - insistono gli avvocati difensori - i consiglieri comunali avrebbero valutato «il risultato dell'attività amministrativa esplicitata nella relazione di monitoraggio rispettosa delle disposizioni di legge che presiedono lo svolgimento di attività». i.b.
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