Il Tirreno

Lucca

«Era impossibile tenere il planetario»

Barbara Antoni
Fazzi (in piedi) in consiglio comunale e a destra il planetario
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Fazzi (in piedi) in consiglio comunale e a destra il planetario

Bruni: «Mancano soldi per ultimarlo». Fazzi: «Si uccide il parco»

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 LUCCA. Solo un miracolo (di natura economica) potrebbe salvare il manufatto ammezzato che doveva ospitare il planetario (costruito dal Comune fra il 2005 e il 2008 con una spesa di un milione e mezzo) dalla vendita e quindi dalla destinazione a ben altro utilizzo. Dovrebbe intervenire, ad esempio, un ente, se non addirittura l'Agenzia Spaziale a rilevarlo e a spenderci soldi aggiuntivi (mesi fa il sindaco Mauro Favilla stimava una cifra di un milione 700mila euro) per ultimarlo.  Stando invece alla situazione attuale dei conti del Comune, altra soluzione non c'è, ammette dispiaciuto l'assessore Moreno Bruni, le cui competenze sono legate al planetario perché ricade sul parco fluviale, una delle sue deleghe. Con la premessa che «sarà il consiglio a dire l'ultima parola» (spiega l'amministratore riferendosi al fatto che il planetario è uno dei beni inseriti nel piano di alienazioni che dovrà essere sottoposto all'approvazione del consiglio comunale), Bruni sottolinea che per ultimare il planetario «occorrerebbero ulteriori risorse, e in un momento così pensare di finirlo è impossibile. E così, invece di lasciarlo lì abbiamo fatto la scelta di venderlo. Mi duole, l'idea di avere un planetario in città mi è sempre piaciuta».  La decisione dell'attuale amministrazione di vendere l'edificio ammezzato a un milione e 50mila euro (rimettendo quasi mezzo milione di spese) è una mazzata per colui che ne fu artefice e ideatore, l'ex sindaco Pietro Fazzi, oggi consigliere comunale Pdl.  «Mettendo in vendita il planetario, la Vecchia Guardia e il club ippico - dice Fazzi - si dà un colpo fortissimo al parco fluviale. Chi compra il planetario vorrà realizzarvi degli accessi (la struttura si trova dietro le case lungo il Brennero e fra i campetti della Lucchese, ndr). La nostra giunta aveva cercato di dare continuità alla proprietà pubblica. Ora un altro pezzo di parco se ne va. Sono molto allarmato - continua Fazzi -, mi riservo di prendere iniziative politiche a prescindere da cosa ne pensano i partiti. È uno sbaglio che vada in mano ai privati. Se dovrà proprio essere messo in vendita, mi auguro che la Provincia lo acquisti, esercitando il diritto di prelazione».  Nei piani di Fazzi il planetario - oggi un anonimo cono spuntato in cemento armato, già provato dalle ingiurie del tempo - doveva diventare «un centro per la divulgazione scientifica, naturalistica e ambientale - spiega - rivolto a studenti e bambini. Insisto: in piena consapevolezza dei limiti, occorre investire pensando al futuro».  E comunque, confessa che «il piano di alienazioni non l'ho ancora visto. Mi auguro che questa scelta venga cancellata». Antonio Sichi, capogruppo del Sel in consiglio, è molto più che allarmato. È indignato, contrariato, perchè il planetario, dice, «è l'emblema del malgoverno che imperversa in città da quindici anni ormai. Si compra per comprare quando ci sono i soldi e poi si vende per fare cassa. Un modo di agire che denota come manchi una strategia di fondo governare la città».  «Il Comune - continua Sichi - vuol vendere anche la Vecchia Guardia, il centro ippico, la circoscrizione 8. Si vende tutto, con un bilancio che slitta a dopo il 30 giugno e che taglierà servizi per il sociale. Niente altro che una conferma di come si siano sperperati i soldi pubblici: un bilancio non può reggersi sulle alienazioni di beni. Questa esperienza di governo del centrodestra è al capolinea». ALTRO SERVIZIO A PAG. 2  

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