Il Tirreno

Lucca

Non sapevo delle intercettazioni

Mendella spiega: «Solo supposizioni basate su quanto scritto dai giornali»

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 LUCCA. «Conosco Chiari, ma non Valentini. Mai sentito nominare. E la mia "certezza" che l'imprenditore fosse sotto inchiesta deriva da una deduzione personale. Da tutto quello che avevo letto sui giornali rispetto alla vicenda controversa dello stadio e delle altre sue operazioni immobiliari». Così parla Giorgio Mendella, l'ex fondatore di Retemia e Intermercato, tirato in ballo nell'inchiesta sulla corruzione e le tangenti (presunte) legate a importanti operazioni immobiliari lucchesi: lo stadio e il nuovo quartiere a S. Anna, lungo viale Einaudi.  Secondo la deposizione resa da Oreste Cinquini, direttore sportivo viareggino, sarebbe stato proprio Mendella - ancora attivo nel settore delle telecomunicazioni - a informarlo dell'inchiesta su Valentini. Ma Mendella smentisce di aver avuto notizie di questo tipo e, tanto meno, di averle passate a Cinquini con l'intento di mettere in guardia Valentini.  «Tutto nasce - spiega Mendella - da un mio incontro con Cinquini che conosco dai tempi in cui avevo il Viareggio calcio. In quell'occasione, mi ha fatto sapere che c'era l'intenzione di affidargli la Lucchese calcio e io gli ho sconsigliato di accettare. Gli ho fatto presente che, per me, quelle persone dovevano come minimo essere sotto inchiesta, visto quello che i giornali scrivevano sull'operazione immobiliare dello stadio Porta Elisa e anche sul resto». Questo è quello che Mendella avrebbe spiegato anche ai carabinieri di Lucca quando lo hanno convocato.  Alle forze dell'ordine, dunque, Mendella ribadisce: «Non ho mai conosciuto e non conosco Valentini o qualsiasi altro soggetto che faccia capo alla sua attività o ai suoi interessi. Come ho già spiegato ai carabinieri, non ho neppure riferito a nessuno di qualsivoglia mia "conoscenza" di qualsiasi vicenda giudiziaria». In una nota, quindi, Mendella conferma: «Avendo appreso da Cinquini nel corso di un incontro (uno dei 3/4 di questi ultimi 20 anni) che aveva ricevuto proposte per assumere incarichi coinvolgenti nella vicenda calcistica (della Lucchese) ho espresso la mia "certezza" (sull'esistenza di un'inchiesta), viste le notizie stampa sia sulla vicenda dello stadio che su altro, viste le contestazioni mosse anche in pubblico in modo eclatante nei confronti di alcuni soggetti interessati politicamente, vista la mia pregressa conoscenza di soggetti politicamente interessati alla vicenda dello stadio e in genere a business immobiliari o urbanistici che non potevo dire di ricordare con piacere». Nello specifico, Mendella ammette di riferirsi al suo ex dipendente e oggi assessore Marco Chiari, in carcere con l'accusa di corruzione, per alcune dichiarazioni rilasciate ai tempi delle inchieste su Intermercato.  «A Cinquini - riprende Mendella - ho espresso la mia "certezza" sull'esistenza di un'inchiesta vista anche la dimensione del business dello stadio, gli scandali emersi nel corso degli anni sempre per affari di questo tipo. Da questi elementi sarebbe derivata la consapevolezza che i soggetti coinvolti nell'operazione fossero oggetto di indagini e di riflesso di intercettazioni e di ogni altra ovvia attività investigativa. Per questo sconsigliavo Cinquini di esporsi personalmente. Non potevo certo sapere che Cinquini avrebbe preso quali "informazioni" le "certezze personali" da me espresse a tale proposito e ancora meno potevo immaginare che le avrebbe riferite ad altri o come le avrebbe riportate».  Mendella dice di essersi già scusato con «gli organi investigativi», ma ribadisce che da tempo «il calcio in alcuni casi stia assumendo "ragioni" e "motivazioni" che sempre più hanno a che fare con l'edilizia e sempre meno con lo sport. Che questo sia costantemente monitorato dagli inquirenti è conoscenza comune che io ho espresso in termini probabilmente perentori a Cinquini il quale, in modo per me imprevedibile visto che il mio consiglio era in sostanza di "non avere a che fare con tale vicenda" o di "averci a che fare con estrema attenzione", ha ritenuto invece di trasmetterle a terzi con i quali il sottoscritto non ha e non ha mai avuto rapporti di alcun genere, neppure di mera o lontana conoscenza».

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