Il Tirreno

Lucca

La poesia di Ungaretti? Bella scelta

Paola Taddeucci
Giuseppe Ungaretti (al centro) con Moravia e Pasolini
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Giuseppe Ungaretti (al centro) con Moravia e Pasolini

Il prof. Luciani valuta la prova di esame alla maturità

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 LUCCA. Bella. Non ha dubbi il professor Luciano Luciani, per anni insegnante d'italiano al liceo classico Machiavelli, ora in pensione. A suo parere il Ministero dell'istruzione ha scelto bene, proponendo tra le tracce d'italiano per la prova di maturità la poesia "Lucca" di Giuseppe Ungaretti. Il testo è tratto da "L'allegria", raccolta di componimenti nati dall'esperienza della Prima guerra mondiale e dai ricordi del poeta. "Lucca" ha origine proprio da uno di questi ricordi. Ungaretti ripensa a quando, da piccolo, si trovava in Egitto - era nato nel 1888 ad Alessandria d'Egitto - e la madre gli parlava di Lucca, da dove entrambi i genitori erano emigrati.  Alla città di origine dei suoi, peraltro, il poeta ha dedicato altre liriche, oltre a "Lucca": la celebre poesia "I fiumi" ed "Ecco Lucca", meno nota e inserita nella raccolta "Vita di un uomo". Proprio tra quest'ultima e la traccia scelta dal Ministero è nato un equivoco sul web, dove per tutta la giornata si è fatta confusione tra le due poesie: sono stati diffusi commenti, anche con dovizia di particolari, riferiti a "Ecco Lucca" dando per scontato che fosse quella la poesia scelta.  Il professor Luciani, anche in questo caso, non ha dubbi perché a "Ecco Lucca" preferisce di gran lunga "Lucca". «La prima - afferma -, che tra l'altro non conoscevo benissimo e ho riletto proprio in questa occasione, l'ho trovata eccessiva, troppo carica. "Lucca", invece, è bella, contenuta ed equilibrata, ha una misura squisitamente lucchese e toscana e può essere estremamente attuale».  A suo giudizio, infatti, questa poesia di Ungaretti è legata in modo viscerale al tema dell'emigrazione. Due, in particolare, i versi che lo fanno emergere e a parere di Luciani sono bellissimi: "In queste mura non ci si sta che di passaggio" e "Qui la meta è partire". «Il rapporto contradditorio con la sua città d'origine - afferma il professore - è tutto in questi versi. Una città che lui percepisce come dura e difficile, come terra d'emigrazione».  Al riguardo Luciani ricorda come Ungaretti sia stato uno dei pochi poeti sensibili a questo tema. «Oltre a lui - spiega - furono soltanto Pascoli e De Amicis. Negli altri è stato un tema tabù».  Secondo l'insegnante, dunque, la poesia di Ungaretti, pur avendo una misura squisitamente lucchese e toscana, può offrire molti spunti e permettere approfondimenti interessanti agli studenti di tutta Italia «perché l'emigrazione - suggerisce - ha coinvolto ogni parte del Paese in modo radicale e continuo».  Infine, in merito alla difficoltà o meno di svolgere un tema su un autore di un periodo - il Novecento - che spesso nei programmi ministeriali resta un po' dimenticato, Luciani, pure in questo caso, non ha dubbi: «Anche se i programmi non si portano a compimento, i caratteri generali della poesia ermetica, e quindi Ungaretti, si riescono a fare. Quindi era un argomento che gli studenti potevano affrontare benissimo. E, ripeto, un ottimo argomento».

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