Il Tirreno

Lucca

Stadio e Lucchese, parla Giuliani

Giuliani con i cronisti all’uscita dalla Procura
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Giuliani con i cronisti all’uscita dalla Procura

L'ex presidente è stato ascoltato come testimone in Procura

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 LUCCA. Giuliano Giuliani, ex patron della Lucchese Calcio, è il primo dei testimoni eccellenti a sfilare nell'ufficio del pubblico ministero Fabio Origlio nell'ambito dell'inchiesta sulla corruzione sull'urbanistica del Comune. La Procura lo ascolta sugli avvenimenti che hanno riguardato la Lucchese negli ultimi dieci anni, sui rapporti passati e presenti con l'architetto Giovanni Valentini della Valore spa, sull'iter per la ristrutturazione del Porta Elisa e sulla volontà dell'azionista di maggioranza del club rossonero di cedere le sue quote (80%)  Arriva a mezzogiorno, senza avvocato (è persona informata dei fatti), ed esce alle quattordici e trenta. Sereno, sorridente, per niente preoccupato. Prima di varcare la soglia del palazzo di giustizia per parlare con il pm ai cronisti confida: «Ero rimasto sorpreso che i magistrati non mi avessero contattato il giorno successivo all'arresto di Valentini. Invece tre giorni fa mi era arrivata sul cellulare una chiamata da un numero sconosciuto e alla quale non ho risposto anche perchè ero in vacanza. Quando è squillato di nuovo il telefonino ero nella sede della Lucchese e sul display è apparso lo stesso numero. A quel punto ho risposto e dall'altro capo del filo c'era la polizia giudiziaria dei carabinieri della procura. Mi hanno detto quando ero disponibile a parlare con il magistrato e abbiamo fissato l'appuntamento seduta stante».  NESSUNA RETICENZA  Dalla presidenza Aldo Grassi a quella Fouzi Hadj, sino alla rinascita rossonera dopo la mancata iscrizione al campionato di Prima Divisione nel 2008 e la discesa nei dilettanti. La storia degli avvenimenti dell'ultimo decennio ripercorsa attraverso quanto a conoscenza da chi - per lunghi anni - è vicino al pianeta rossonero: da semplice sponsor sino a ricoprire la carica di presidente. Giuliani racconta i primi anni Duemila della squadra di calcio cittadina. Un flash back con un unico comun denominatore: lo stadio. Se ne parla sin dall'ultima stagione (2004-2005) con Aldo Grassi in veste di presidente e con la possibilità di accedere a un finanziamento al credito sportivo. Inizialmente deve essere costruito ex novo - sui terreni di San Donato - per poi passare al progetto di ristrutturazione del Porta Elisa. «Il magistrato e i carabinieri che mi hanno sentito sono stati molto cordiali e io ho risposto, per quanto ero a conoscenza, in modo credo esauriente». Le domande vertono sulle intercettazioni che vedono Giuliani al telefono con Valentini per i terreni di San Donato o con Tagliasacchi per la possibilità di un ingresso del Consorzio Etruria (era stato effettuato un preliminare d'acquisto per il 40% delle quote poi non andato in porto) nella Lucchese.  Sulla pubblica amministrazione, e in specie sull' architetto Maurizio Tani, gli inquirenti rivolgono a «Giulianone» alcune domande e diverse considerazioni: «Attraverso le intercettazioni mi hanno fatto alcune domande che tirano in ballo Chiari e Tani. Soprattutto per sapere se con me avevano usato metodi disinvolti. Mi sono sempre sembrate, specie Tani, persone a posto: spero possano dimostrare la loro innocenza».  RAPPORTO INCRINATO  Poi il sostituto procuratore Fabio Origlio e il capitano dei carabinieri Salvatore Sebastiano Pennisi iniziano a chiedere informazioni sull'ex socio Giovanni Valentini. «Ho detto quanto sapevo dal momento in cui ho conosciuto il rappresentante della Valore dieci anni fa sino agli ultimi avvenimenti. Che non pagava gli stipendi alla Lucchese dall'inizio del campionato 2010-2011 ormai credo lo sappiano tutti. Mi hanno chiesto quando Valentini m'informò della decisione di vendere le quote della Valore e dell'iter intrapreso per trovare acquirenti disposti a rilevare l'80%. Mi hanno fatto anche domande a cui non ho saputo rispondere perchè oggettivamente ero all'oscuro di tutto. Di certe questioni s'interessava il socio di maggioranza e su certe scelte ho preso le distanze. Tra queste quella legata al ds Oreste Cinquini. Non mi ricordavo nemmeno che Valentini mi avesse detto che aveva saputo di essere intercettato proprio dal direttore sportivo versiliese. Era andato a pranzo con lui più volte, ma per me era soltanto un uomo di calcio che voleva accreditarsi per fare il direttore generale alla Lucchese. Io non ero d'accordo: ma come, dicevo a Valentini, al club servono soldi, non gente nuova che devi pagare e salato. Se la procura mi vuole ancora sa dove trovarmi».

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