Il Tirreno

Lucca

Tra il materiale sequestrato dai carabinieri nell’ambito dell’inchiesta sulla corruzione

Una pistola nell'ufficio di Tani

<b>IN CARCERE. </b>Maurizio Tani e Marco Chiari al centro dell&#146;inchiesta sulla corruzione
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IN CARCERE. Maurizio Tani e Marco Chiari al centro dell’inchiesta sulla corruzione

Parla l'architetto Ruggi: «Ho sempre operato nel rispetto delle regole»

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 LUCCA. C'è anche una pistola antica a tamburo con percussione a spillo tra il materiale sequestrato dai carabinieri della squadra di polizia giudiziaria e del nucleo investigativo. Era in un cassetto nella disponibilità dell'architetto Maurizio Tani dirigente alla programmazione e pianificazione a palazzo Santini. Gli inquirenti stanno verificando se l'arma fosse funzionante, avesse regolare numero di matricola e soprattutto se il dirigente comunale avesse l'autorizzazione per detenerla fuori dall'abitazione. Una curiosità nell'intervallo di tempo tra la prima e la seconda fase dell'inchiesta. Mentre i carabinieri guidati dal capitano Salvatore Pennisi stanno iniziando i dissequestri - ieri mattina è stata la volta dell'ufficio comunale dell'assessore Chiari mentre lunedì toccherà allo studio di Valentini a Prato e in quello privato dal geometra-amministratore - il sostituto procuratore Fabio Origlio domani mattina si troverà sul tavolo i verbali dell'interrogatorio di quattro dei cinque arrestati: Marco Chiari, Maurizio Tani, Giovanni Valentini e Luca Antonio Ruggi. I primi tre hanno fornito la loro verità di fronte al giudice Simone Silvestri. Tutti sostengono di non aver preso o dato mazzette e che l'intera attività pubblica (legata al progetto della ristrutturazione del Porta Elisa e del centro residenziale parco S. Anna) si è svolta in modo corretto e nel rispetto delle procedure di legge. E anche il sistema di accatastamento di immobili ideato stando all'accusa da «Rommel» - il soprannome che si era dato l'assessore Chiari - per potervi inserire tangenti (nel mirino della procura ce n'è una da 40mila euro finita sul conto dell'architetto Luca Ruggi) non convince. I legali quindi si preparano a dare battaglia certi, se non interverranno fatti nuovi, di dimostrare al tribunale di non aver commesso illeciti penali. L'avvocato dell'imprenditore Giovanni Valentini ha chiesto al gip la revoca o l'alleggerimento della misura degli arresti domiciliari mentre l'architetto Luca Ruggi, attraverso il suo legale Maurizio Campo, chiarisce meglio la sua posizione: ««Ribadisco la mia estraneità a fatti di rilevanza penale così come ipotizzati avendo sempre egli cercato di operare in ambito professionale nel rispetto di tutte le regole anche ed in primis quelle deontologiche imposte dalla propria professione. Auspico che la stima di quanti mi conoscono non venga intaccata dalla attuale vicenda giudiziaria della quale, mi auguro, verrà quanto prima appurata l'infondatezza».  La scelta processuale di avvalersi della facoltà di non rispondere in sede di interrogatorio di garanzia per il legale è diretta conseguenza dell'estraneità a fatti che già emerge dagli atti a sostegno dell'ordinanza di custodia senza necessità alcuna, allo stato, che vengano apportati chiarimenti e confidando sulla circostanza che i chiarimenti possano provenire proprio dalle dichiarazioni rese in sede di interrogatorio di garanzia degli altri indagati. Tradotto: se il convincimento del giudice non si modificherà nei prossimi giorni verrà avanzata richiesta di remissione in libertà al Riesame. L.T.

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