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Lucca

Gemellaggio con il Cile nel nome del farro

Luca Dini
Gemellaggio con il Cile nel nome del farro

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CASTELNUOVO. Dal farro della Garfagnana alla Quinua del Cile.  I produttori locali di farro con denominazione Igp a contatto con quelli con il Cile in una sorta di gemellaggio con le terre dove viene prodotta la quinta, cereale omogeneo al farro in quanto a produzione.  È questo il nuovo progetto di sviluppo della Comunità Montana Garfagnana realizzato nell'ambito del programma di cooperazione Europe Aid con il quale la commissione europea mette in atto gli strumenti di aiuto esterno, finanziati a carico del bilancio dell'Ue o del Fondo europeo di sviluppo.  «Siamo orgogliosi di poter esportare, anche se in questo caso non prodotti, un importante bagaglio di conoscenze che la Garfagnana ha saputo acquisire nel tempo attraverso un proprio percorso di autenticazione», dice il presidente Mario Puppa.  L'obiettivo di fondo è stato quello di favorire la promozione e la diffusione di "buone prassi", ossia esperienze che rispondono a requisiti di qualità degli obiettivi, dei processi, degli strumenti, e dei risultati stessi, al fine di stimolare lo studio, la sperimentazione e l'adozione di nuovi e più adeguati processi, modelli, strumenti e servizi di "governance" mettendo a fattor comune esperienze di successo e riuscire ad ottenere risultati "facendo copiare" ad altri i propri metodi e soluzioni innovativi.  In questo senso, in Europa la Comunità Montana Garfagnana è stata la prima a saper organizzare i produttori locali di "farro", posizionare e rivalutare il prodotto a livello nazionale ed internazionale arrivando alla certificazione della produzione "Igp" migliorando sensibilmente il livello dello sviluppo economico e sociale delle popolazioni del territorio rurale della zona di pertinenza.  Da ciò è nato il partenariato internazionale con l'Università A. Prat di Iquique, nella Regione di Tarapacá nel nord del Cile, ed in particolare con la municipalità di Colchane, uno dei 10 comuni più poveri del Cile dove la principale attività economica oltre all'allevamento e la raccolta di piante native, è la produzione di quinua, un cereale omogeneo al farro in quanto a produzione.  «La visita appena conclusa presso i soggetti partner e l'area di studio ci ha fatto toccare con mano lo stato delle cose - dice il dirigente Sandro Pieroni - ad Iquique come nelle Regioni limitrofe del Perù, Bolivia ed Argentina, vi sono importanti raggruppamenti di indigeni aymaras, gli agricoltori produttori di quinua per eccellenza, i quali soffrono delle problematiche tipiche delle comunità indigene, come bassa inserzione nel tessuto economico locale e nazionale, scarsa coesione sociale che porta all'esclusione sociale e che implica problematiche quali mancanza di equità, e di fiducia nel sistema statale di appoggio allo sviluppo. In questo contesto, il comune di Colchane, estremamente povero, è soggetto ad una forte attività migratoria dei locali verso le città, col conseguente abbandono dei campi che rimangono in mani dei nonni o delle persone anziane. L'emigrazione è causata della mancanza di opportunità lavorative e dal basso rendimento economico derivante delle attività di coltivazione della quinua. Il progetto mira a trasferire il nostro know how nell'attivazione di iniziative di sviluppo rurale e collaborare con Università, Cooperativa Agricola Quinua Coop e comunità Aymara di Ancovinto al fine di appoggiare lo sviluppo socio-economico degli agricoltori produttori di quinua mediante l'uso sostenibile delle risorse naturali, l'aggregazione produttiva e sociale. Il prossimo passo sarà la firma di un protocollo d'intesa tra questi soggetti per perseguire ed intensificare l'attività di sostegno e la creazione di sistemi di certificazione dei prodotti in armonia con l'esperienza del modello italiano degli Igp, Indicazione Geografica Protetta, e Dop che tanto hanno apportato alla qualificazione dei prodotti».

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