Il Tirreno

Lucca

Avanti col progetto per lo stadio

Ilaria Bonuccelli
Una foto dall’alto dello stadio di Porta Elisa
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Una foto dall’alto dello stadio di Porta Elisa

Realizzazione con gara d'appalto, concessione per 40 anni

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LUCCA Su un punto non si discute: concessione, progettazione e realizzazione del "nuovo" stadio Porta Elisa verranno affidati con gara d'appalto. In piena bufera giudiziaria sulle grandi operazioni immobiliari, il sindaco conferma il cambiamento di rotta. Niente più affidamento diretto, ventilato all'inizio dell'avventura della nuova Lucchese, quando a rilevare la squadra e la società dalle macerie lasciate da Fouzi Hadj il Comune aveva trovato due imprenditori edili: Giuliano Giuliani e Giovanni Valentini, oggi agli arresti domiciliari con l'accusa di corruzione.  Il concetto (niente affidamenti diretti) - assicura Favilla - è stato chiarito anche alla cordata che sta rilevando la quota di maggioranza della Lucchese che fino a pochi giorni fa era del gruppo Valore. Non poteva essere altrimenti, visto come è cambiata la situazione. E non solo per l'inchiesta in corso sui legami (presunti) fra tangenti e operazioni immobiliari. «Il progetto di dare in concessione lo stadio a chi sarà in grado di ristrutturarlo - spiega Favilla - a mio avviso è ancora valido nella sostanza. Tuttavia ci siamo accorti che qualche cosa non andava quando il gruppo Valore ha deciso di uscire dalla società e sono iniziate ad arrivare varie cordate. In quel momento abbiamo capito che molti puntavano all'operazione immobiliare più che alla squadra e noi abbiamo dovuto chiarire che noi, come amministrazione, non siamo qui a distribuire lavori». Al tempo stesso, però - prosegue Favilla - ci sono due problemi da risolvere: rendere autonoma, dal punto di vista economico, la società della Lucchese calcio e recuperare lo stadio «che attualmente non ha i requisiti richiesti per il calcio professionale. Per nessuna delle due operazioni il Comune è in grado di provvedere con le proprie finanze». E, comunque, il sostegno alla squadra di calcio non rientra fra i compiti istituzionali di un'amministrazione. Perciò - prosegue Favilla - l'idea che aveva avuto Valentini di trasformare lo stadio in una fonte di sostentamento per la Lucchese «a suo modo era geniale. Anche perché il progetto prevedeva diversi benefici per il Comune, prima ancora che per la squadra. L'unico elemento da modificare è l'affidamento diretto. E anche la durata della concessione» che dovrebbe essere dimezzata. 
LO STADIO Il ragionamento - dice Favilla - è semplice: il Comune non può distogliere neppure un euro dagli investimenti per ristrutturare lo stadio. Ma l'impianto, così com'è ora, rischia di non essere più a norma nel giro di un paio di anni. E di costringere la squadra ad andare a giocare altrove «come sta succedendo all'Esperia Viareggio». Contemporaneamente c'è la considerazione «che il calcio sia uno sport proibitivo e che, salvo poche eccezioni, tutte le società sono in deficit. Da qui la necessità di garantire un finanziamento continuativo al calcio professionistico. L'idea di Valentini assolveva a entrambe le funzioni». E, se andrà avanti, sottolinea Favilla, porterà «benefici in primo luogo al Comune. Infatti, la città avrà subito lo stadio nuovo; poi, alla scadenza della concessione, avrà tutti gli immobili realizzati di proprietà; inoltre, incasserà subito gli oneri di urbanizzazione e riscuoterà un canone annuale per la concessione del diritto di superficie. È evidente che più sarà breve la concessione più dovrà essere basso il canone da applicare (a base d'asta) dovendo consentire ai privati di ammortizzare in meno tempo gli investimenti sostenuti».
I DUBBI L'unico dubbio che Favilla dice di aver avuto, all'inizio, era sulla sostenibilità economica dell'operazione «perché chiunque prenda lo stadio deve prima demolire gradinate e curve, poi ricostruirle e spostare anche un po' il campo da gioco. E questo è un investimento che non ha ritorni economici, ma solo costi. Inoltre, con la revisione del progetto iniziale (che diventerà effettiva con l'approvazione definitiva della variante dello stadio) si è ridotta la superficie a disposizione per costruire gli immobili commerciali, ricettivi e di servizio dovendo restare entro i confini dell'area oggi occupata dal Porta Elisa». Insieme alla superficie, però - insiste Favilla - è diminuita anche la volumetria «non potendo andare in alto, vista la vicinanza delle Mura».
L'AFFIDAMENTO Niente più affidamento diretto. Cambiano in corso d'opera le regole. Il nuovo percorso è questo: incarico a una società per la perizia sul valore del diritto di superficie; individuazione del canone annuo da richiedere a base d'asta; indizione della gara d'appalto. «Il primo passo - conferma il sindaco - è capire quanto vale il diritto di superficie e per questo ci faremo fare diverse proiezioni su periodi diversi, anche se a mio avviso la concessione deve durare non menodi 40 anni per consentire il recupero degli investimenti. Una volta definito il canone, dovrà essere indetta la gara d'appalto per affidare la progettazione esecutiva, la realizzazione dei lavori e la concessione (e gestione di tutti gli immobili extra stadio che saranno realizzati». Che cosa costruire al Porta Elisa verrà deciso con l'approvazione definitiva della variante urbanistica: «Inseriremo le previsioni e la percentuale di edificabilità per ogni settore. Lasceremo un margine di scostamento (una percentuale bassa) in modo da garantire ai privati un minimo di libertà nella progettazione».  Le indicazioni sulle destinazioni d'uso, comunque, saranno chiare: no ai supermercati, sì alle attività commerciali (anche di medie dimensioni) purché realizzate trasferendo al Porta Elisa licenze rilasciate per altre zone, sì all'albergo. Ma niente speculazione immobiliare. 
IL CONSIGLIO COMUNALE Lo stadio dovrebbe tornare in consiglio comunale per due passaggi: l'approvazione definitiva della variante urbanistica e la scelta della percentuale del canone che il Comune dovrà girare (sotto forma di contributo) alla Lucchese calcio per mantenersi. Questo ragionamento - conclude Favilla - vale «a patto che il consiglio non accolga la richiesta di Pietro Fazzi (Pdl) di revocare la variante. In quel caso, il progetto decadrebbe. Ma, a mio avviso, sarebbe un errore».

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