Sicurezza
Vittima, non corruttore la difesa di Valentini interrogato in Procura
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Giovanni Valentini all’uscita dall’interrogatorio di ieri (Noi Tv)6 MINUTI DI LETTURA
LUCCA.Una vittima invece che un corruttore. Una vittima «del sistema». Che non ha mai proposto mazzette a sindaci e assessori. Tanto meno a Mauro Favilla o a Marco Chiari, l'assessore arrestato con l'accusa di corruzione. Così già in aprile si difendeva l'architetto Giovanni Valentini, amministratore della società immobiliare Valore le cui operazioni - stando alla Procura - sarebbero state favorite da politici e funzionari pubblici, in cambio di tangenti, versate o promesse anche sotto forma di incarichi professionali. Già il 19 aprile, infatti, la Procura contesta a Valentini una serie di episodi emersi da intercettazioni telefoniche e ambientali. Queste, in sintesi, sono le risposte date dall'imprenditore pratese all'interrogatorio seguito alle sue dichiarazioni spontanee. IL CORRUTTORE La Procura contesta a Valentini il fatto di essersi definito "tangentaro" in una telefonata del 19 dicembre 2010 con un suo socio (deceduto) di Valore spa. Valentini: «Non mi ricordo della telefonata nella quale affermo che "l'unica cosa che ho fatto mi sono impiegato a fare il tangentaro, a farmi corrompere e a corrompere la gente". Ma si tratta di un'amara constatazione del contrario, non ho mai dato tangenti a chicchessia». LA VARIANTE AD HOC A Valentini la Procura contesta anche di aver detto che la variante (al piano strutturale) era stata fatta apposta per la Valore. L'intercettazione ambientale il 22 dicembre 2010 aveva captato la conversazione negli uffici pratesi della società. Valentini: «Confermo che la variante è stata fatta per la Valore, ma al fine esclusivo di evitare la possibilità di cause, ricorsi o risarcimento danni che noi avremmo avanzato al Comune e non anche per favorire indebitamente la Valore. Io ho soltanto ricevuto un danno da questa vicenda e non un vantaggio. Dissi anche che se noi non avessimo avuto la Lucchese, viale Einaudi, ossia il Parco Sant'Anna, non sarebbe andato in porto. Questa è in effetti la mia opinione, ma io comunque avrei fatto causa». I RAPPORTI CON FAVILLA La Procura chiede a Valentini spiegazioni di una conversazione con il figlio Marco intercettata il 17 novembre negli uffici pratesi di Valore. È una conversazione nella quale si cita prima il sindaco Mauro Favilla e poi una medizione di 100mila euro. Valentini: «Nego che si tratti di una mediazione che io avrei dovuto corrispondere al sindaco Favilla. Viceversa si fa riferimento a una mediazione che io avrei dovuto percepire in relazione a un tentativo di un'acquisizione di un terreno comunale a Campi Bisenzio, acquisizione che sarebbe dovuta avvenire tramite trattativa privata il Comune e la Seninvest che mi ha dato l'incarico. Le trattative sono ancora in corso e l'affare non è concluso. Non ho mai corrisposto, né direttamente né per interposta persona, al sindaco Favilla danaro o altra utilità perché venissero favoriti i progetti della Valore». I RICATTI La Procura contesta anche il fatto che Valentini, il 3 novembre 2010, nei suoi uffici di Prato, si sia lamentato di aver subito ricatti. Valentini: «Laddove io parlo di "ricatti su ricatti di tutti i tipi, impossibili da immaginare" non faccio riferimento a fatti concreti, ma mi riferisco soltanto al sistema». I RAPPORTI CON CHIARI In base a una conversazione registrata il 2 dicembre 2010 negli uffici dell'assessore Marco Chiari, la Procura contesta a Valentini il pagamento di tangenti. Valentini: «Nego che mi sia stata mai richiesto da Chiari il pagamento di 100mila euro: effettivamente in quella circostanza io ho dato al Chiari il primo acconto per l'accatastamento dei "Giardini di San Marco". Si tratta di una prassi del tutto normale, in quanto mi ha detto che aveva delle spese. Per me è normale pagare con assegni le prestazioni professionali senza necessità di ricorrere necessariamente a bonifici bancari. Dopo quell'assegno ho dato al Chiari altri due acconti, dei quali non ricordo l'ammontare. Credo che sia rimasto un debito di 12.500 euro, che era, almeno fino ad oggi, intenzione onorare e che oggi, preso atto delle eventuali conseguenze penali, non intendo più onorare. L'assegnazione e gli altri pagamenti sono stati fatti a nome di Luca Ruggi (architetto collega di studio di Chiari, agli arresti domiciliari con l'accusa di corruzione, ndr). Adesso che ricordo, a quell'incontro ha partecipato anche Simone Gialdini, titolare di sale cinematografiche, che Chiari ha sempre affermato essere suo cliente. Probabilmente il riferimento a 100mila si riferisce al costo dei posti del cinema». I RAPPORTI CON RUGGI La Procura chiede spiegazioni a Valentini sui rapporti con il collega (e socio) dello studio tecnico di Marco Chiari che, oltre a essere assessore, è anche geometra. Valentini: «Ruggi l'ho conosciuto tramite Chiari e di lui sapevo soltanto che era in grado di fare l'accatastamento. È vero che Biagioni (un dipendente di Valore spa) ha criticato questa mia scelta ma solo perché non ho dato l'incarico a un suo amico». I RAPPORTI CON FERRO L'interrogatorio verte anche sui rapporti con l'ingegner Andrea Ferro, ex presidente del comitato ambientale del Comune, organismo che si deve esprimere su operazioni immobiliari previste in zone vincolate. Valentini: «Ho conosciuto l'ingegnere con il geometra Chiari e sapevo che in passato erano stati in studio insieme. Mi ha dato indicazioni riguardo a Ferro perché questi era in buone relazioni con la Salt. Era mia intenzione realizzare un distributore a San Donato. Per questo lavoro, comunque, Ferro non è stato retribuito. A titolo compensativo gli ho affidato un incarico per il rilievo dello stadio per il quale Ferro ha mandato un avviso di notula di 10 o 11mila euro, ma non è stato ancora pagato in quanto nella casse della Lucchese non c'è disponibilità. Effettivamente l'8 settembre ho avuto un incontro presso lo studio di Ferro, ma in quell'occasione non ho dato danaro o promesso alcunché. «Lui disse che aveva avuto circa 8500 euro di spese e su queste spese avrebbe fatto un piccolo ricarico. Il prezzo mi è sembrato equo e comunque non è stato ancora liquidato». I RAPPORTI CON PIERAMI La Procura pone una domanda sui contributi elettorali elargite da Valentini all'ex vicesindaco Giovanni Pierami, oggi assessore alle finanze, nel 2007 candidato sindaco della lista "Per Lucca e i suoi paesi". Valentini: «Con Pierami ho un buon rapporto ed effettivamente ho finanziato la sua campagna elettorale con contributi regolarmente registrati ammontanti a 20mila euro. Ho contribuito alla campagna elettorale di Favilla o FI e An con 5mila euro. I relativi contributi mi sono stati richiesti rispettivamente da Roberto Dolce per Pierami e dagli allora responsabili locali di FI e An, ossia Dinelli (forse Fontanini) e Ravenni». I RAPPORTI CON TANI La Procura chiede conto a Valentini anche della telefonata del 10 agosto 2010 fra Valentini e l'architetto Maurizio Tani, ex dirigente all'urbanistica oggi in carcere con l'accusa di corruzione. Valentini: «In quella telefonata Tani mi comunica di aver consegnato il masterplan al sindaco, affermando che lui "il suo l'aveva fatto". Non ci trovo niente di strano; il Tani si limitava a riferirmi che il suo lavoro lo aveva fatto e che non dipendeva più da lui». Riguardo agli incontri di persona, Valentini aggiunge: «Effettivamente io e Tani ci siamo incontrati almeno tre volte al di fuori del suo ufficio: ai Giardini di San Marco, allo stadio e alla Stella Polare. Sicuramente ci saremmo incontrati per parlare sempre dei progetti dello stadio». LO STADIO Infine, la Procura chiede spiegazioni a Valentini di una conversazione intercettata all'interno dell'ufficio di Chiari in municipio. Valentini: «In questa conversazione Chiari dice in relazione alla convenzione da stipulare con il Comune che "qua c'è da pagà" alché io rispondo "allora pago". «In proposito nego che si sia trattato di un progetto per dare tangenti a un funzionario incaricato della stipula della convenzione, ma si trattava dell'ennesima sollecitazione di Chiari affinché io pagassi i suoi onorari o, tutto al più, si faceva riferimento al costo da pagare per la convenzione. «Di sicuro, Chiari agiva nella sua veste di incaricato del progetto dello stadio. «Io, peraltro, lo incontravo sempre in quella veste e anche per le questioni relative al suo incarico professionale».
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