Il Tirreno

Lucca

Cinquini il presunto informatore

Il sostituto procuratore Fabio Origlio, che dirige l’inchiesta sulle presunte tangenti, e, a destra, Oreste Cinquini
◗
Il sostituto procuratore Fabio Origlio, che dirige l’inchiesta sulle presunte tangenti, e, a destra, Oreste Cinquini

Per la Procura avrebbe avvertito lui dell'indagine sull'urbanistica

3 MINUTI DI LETTURA





 VIAREGGIO. Non è un'accusa formalizzata in un avviso di garanzia. Resta, però, un ruolo da chiarire e approfondire. Oreste Cinquini, notissimo dirigente sportivo, rischia di essere coinvolto nell'operazione «Volpe del deserto» che ha portato in carcere un assessore di Lucca e l'azionista di maggioranza (oggi ex) della Lucchese calcio. Il fatto, appurato, che Cinquini, 64 anni, potesse diventare il direttore sportivo dei rossoneri, lo ha aveva portato a contatto con Giovanni Valentini, immobiliarista pratese che della Lucchese possedeva l'80% delle azioni oltre ad essere a capo della Valore, società immobiliare pratese.  Per la Procura di Lucca sarebbe proprio il manager viareggino ad avere saputo che su Valentini, Chiari & C. c'era un'inchiesta con tanto di intercettazioni telefoniche.  E la rivelazione dell'esistenza di un'inchiesta avrebbe costretto la Procura di Lucca ad anticipare il blitz e far scattare quelle manette che stanno sconvolgendo il mondo politico ed affaristico di Lucca.  Ieri abbiamo cercato Cinquini ma non è stato possibile contattarlo. Di sicuro non è indagato, ma nei prossimi giorni potrebbe essere sentito dalla Procura come persona informata sui fatti, rispetto a questa fuga di notizie.  Se Cinquini fosse la «talpa» della vicenda, la magistratura inquirente potrebbe essere interessata a capire in quale modo questo sia potuto accadere. Un intoppo extra calcistico per un manager sulla breccia del grande sport. Un manager senza una pecca: un merito non da nulla se si guarda alla carriera di Cinquini. Ex portiere del Viareggio e del Forte dei Marmi, numero uno della Nazionale militare dell'epoca, Cinquini ha sempre avuto un piglio da manager, già nella parlata e nel portamento.  Qualcuno lo ha ribattezzato la Salamandra per essere capitato in situazioni infuocate senza mai scottarsi, neanche il lembo della giacca.  Portò il Viareggio fuori dal caos della gestione Mendella (quando il telefinanziere fu arrestato) e poi riuscì in un'impresa simile e non facile quando i bianconeri furono affidati a Picciotto & c.  Poi il grande salto, direttamente nella serie A. E spesso in società di non facile gestione (soprattutto finanziaria): dalla Lazio alla Fiorentina, al Parma. E ancora Udine, Cagliari, recentemente il Pisa.  L'altra sera era su una tv fiorentina a raccontare la sua visione del calcio. In realtà la sua discrezione è sempre stata proverbiale.  Non ha mai risposto alle critiche né alle allusioni. Come quando - insieme a mille altri, sia chiaro - era considerato un uomo vicino a big Luciano, ovvero a Luciano Moggi.  Il suo profilo di manager di squadre è sempre stato specchiato. E così viene considerato nella sua città.  Colpisce a maggior ragione questa vicenda giudiziaria dai risvolti tuttora non definitivi.  Perché se la Procura ha forti indizi che sia stato lui a segnalare la cosa a Valentini, resta da capire chi lo abbia, eventualmente, informato. Chi gli avrebbe detto - consapevolmente o per vantarsi - che c'era questa «gabbia» pronta per la Volpe del deserto (ovvero, in codice, l'assessore lucchese Mario Chiari) e il gruppo di imprenditori che voleva fare lo stadio nuovo a Lucca. In via Galli Tassi, sede della Procura, una conseguenza di questo contatto potrebbe essere stata l'esigenza di accelerare il blitz, per evitare gli effetti di una possibile fuga di notizie.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Trasporti

Traffico aereo ridotto in tutta Italia, problemi ai sistemi Enav: cosa sta succedendo ai voli

di Redazione web