Il Tirreno

Lucca

Avanti con la revisione urbanistica

Ilaria Bonuccelli
A sinistra il sindaco Favilla in consiglio comunale; sopra allo stadio con Valentini; sotto il pubblico alla seduta nell’emiciclo di Palazzo Santini
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A sinistra il sindaco Favilla in consiglio comunale; sopra allo stadio con Valentini; sotto il pubblico alla seduta nell’emiciclo di Palazzo Santini

Ma prima Favilla manderà Di Bugno a sondare la Procura

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Il giorno e l'ora Mauro Favilla non li precisa. L'indicazione, però, è certa: l'architetto Mauro Di Bugno andrà a parlare con la Procura, prima di rimettere in moto la macchina dell'urbanistica, inceppata dall'arresto dell'ex dirigente Maurizio Tani, accusato di corruzione. In questo momento - dice il sindaco - l'esigenza del Comune è capire se ci sia «dell'altro che bolle in pentola». Fuor di metafora, se l'ufficio urbanistica abbia bisogno di ulteriori cambiamenti, prima di avviarsi verso la fase dell'approvazione definitiva della variante dello stadio e del Parco di S. Anna.  Di bloccare queste operazioni immobiliari, infatti, Favilla non avrebbe intenzione, ritenendo di aver seguito le procedure di legge, senza alcuna forzatura. Come non ha intenzione di dimettersi «non avendo fatto nulla di male», anche se è iscritto nel registro degli indagati con l'accusa di concorso in corruzione. E ora spiega perchè.  Sindaco, si comincia a parlare di una mozione di sfiducia per far cadere l'amministrazione. Lei ha intenzione di dimettersi? «No. Le dimissioni corrisponderebbero a un'ammissione pubblica di colpevolezza e io non lo sono. In consiglio comunale ho detto di non aver ricevuto, al momento, alcun avviso di garanzie e, in effetti, l'unico avviso che ho ricevuto dalla Procura, in aprile, era quello sulla prosecuzione delle indagini di cui, peraltro, non ero neppure informato. A mio avviso, comunque, non esiste alcun comitato d'affari in Comune. E se anche esistesse, sarebbe nato senza che io ne avessi consapevolezza. Meno che mai ne faccio parte. Quello che voglio dire è che se ci fossero stato episodi, non coinvolgerebbero l'amministrazione, ma dovrebbero interessare le persone singole. Io, questo, però non possono saperlo».  Viste le accuse mosse dalla Procura su un possibile intreccio fra operazioni immobiliari e tangenti, pensa di procedere con la politica urbanistica come se nulla fosse accaduto? «Prima di ripartire a pieno regime, l'architetto Mauro Di Bugno, andrà in Procura per un colloquio. L'amministrazione comunale vorrebbe capire se c'è bisogno di ulteriori cambiamenti all'ufficio urbanistica, prima di riprendere l'attività a pieni ritmi, considerando anche gli appuntamenti importanti che ci aspettano».  A quali appuntamenti si riferisce? «Intanto alle varianti urbanistiche dello stadio e del Parco di S. Anna (le due operazioni immobiliari finite nel mirino della Procura, ndr). E poi anche alla revisione del piano strutturale».  Ma il Pdl ha chiesto l'azzeramento di queste varianti. Pietro Fazzi proprio ieri ha protocollato la richiesta. Cosa intende fare? «Andare avanti. Sempre che il consiglio comunale non decida diversamente».  E rispetto alla richiesta del centrosinistra di sospendere l'attività del gruppo che sta lavorando alla revisione del piano strutturale? «Anche in quel caso vorrei andare avanti. Il piano strutturale del 2001 deve essere aggiornato e dobbiamo muoverci in questa direzione. Tuttavia, vorrei consultarmi con la Regione».  L'opposizione chiede la sospensione di questo gruppo di lavoro perché avrebbe partecipato a predisporre il monitoraggio su quanto si è costruito che, secondo la Procura, conterrebbe dati falsi. «I dati sono corretti: sono stati stati forniti dai nostri uffici. E, comunque, il piano strutturale deve essere aggiornato. Subito dopo deve essere approvato il nuovo regolamento urbanistico. La variante di minima serve in questa fase di rinnovo degli strumenti urbanistici».  Ma la variante di minima contiene anche il piano di S. Anna, al centro dell'inchiesta della Procura. «Quello che si deve capire è che la zona era edificabile già dal 1988 e anche con un indice di edificabilità superiore a quello attuale. Poi con il regolamento urbanistico del 2004 è stata, in parte, cambiata la destinazione d'uso (aggiungendo, fra l'altro, il residenziale) e lo sviluppo dell'area è stato sottoposto a piano unitario. Comunque, a questo piano ha lavorato una conferenza dei servizi imponendo cambiamenti alla proprietà, sotto forma di prescrizioni».  E quindi? «E quindi a mio avviso la proprietà, che si è trovata in mano un piano attuativo adottato nel 2007, ha acquisito un diritto morale a poter realizzare l'intervento. Lo posso dire liberamente, visto che questo progetto nasce prima della mia amministrazione, anche se io condivido in pieno la strategia di sviluppare la città verso il centro del proprio territorio. Questo è un obiettivo che ho sempre perseguito. Già nel 1968, quando ero assessore, ritenevo corretto, dal punto di vista urbanistico, che il comune si espandesse verso ovest e questo fu il principio al quale si ispirò il piano urbanistico del 1969, noto, appunto, come piano Favilla».  Con questo che cosa vuol dire? «Che avrei voluto già all'epoca uno sviluppo a ovest della città, non tanto per la residenza quanto per i servizi. Una delle mie battaglie era che i servizi, gli uffici importanti restassero nel capoluogo e non finissero a Guamo, come è successo. In sostanza, sbaglia chi inquadra lo sviluppo di quell'area di S. Anna come un'idea dell'ultima ora».  Lo stadio, però, è un'operazione della sua amministrazione. «Sì, ma non prevede l'affidamento diretto dei lavori. Il percorso tracciato è chiaro: prima si produce una perizia per dare un valore al diritto di superficie, quindi si bandisce una gara per aggiudicare lo stadio in concessione a una società che si assume anche l'onere di realizzare i lavori sulla base del progetto e delle previsioni inserite nella variante urbanistica. Il vincitore della gara, quindi, dovrà predisporre il progetto esecutivo, pagare gli oneri di urbanizzazione, garantire l'impianto funzionante alla Lucchese calcio e pagare un canone annuo al Comune. Di questo canone, poi, il consiglio comunale deciderà la percentuale che vuole sia versata alla Lucchese calcio, per il finanziamento della squadra».  In quali tempi pensa di chiudere l'operazione? «Difficile dirlo perché la procedura non è così avanti come si pensa. Intanto dobbiamo ancora acquisire ufficialmente il parere favorevole della Sovrintendenza, prima di andare in gara. Abbiamo già approvato il master plan perché avevamo bisogno di definire destinazioni d'uso varie in modo da capire se potessero risultare interessanti per eventuali investitori. Inoltre, senza le destinazioni d'uso non potevamo neppure iniziare il confronto con la Sovrintendenza». Che aveva dato un parere negativo, però, nel 2010. «Il percorso sul master plan e sulla successiva variante è stato seguito direttamente dal sovrintendente Agostino Burreca che ha presentato prescrizioni che non possono essere ignorate».  E lei poteva ignorare quello che avveniva all'interno della sua amministrazione? «Posso dire che i rapporti con l'architetto Giovanni Valentini sono sempre stati di grande cortesia e signorilità. Non riconosco il professionista negli atti che mi sono stati inviati dalla Procura, né come atteggiamento né come linguaggio. Con lui e la sua società ho avuto i rapporti che tengo con tutti i cittadini: ho sempre parlato molto chiaro, senza illudere nessuno su quello che non si può fare, ma senza, neppure, negare quello che, invece, si può fare».  Come finirà questa vicenda? «Come la farà finire il consiglio comunale. Se vorrà accogliere la richiesta di Fazzi, verranno revocate le varianti. Altrimenti andranno in votazione. A scrutinio segreto, in modo che nessuno si senta condizionato nelle proprie scelte».

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