Finanza
Favilla: «Io non ho fatto nulla»
Ilaria Bonuccelli
◗
A destra il sostituto procuratore Origlio che dirige l’inchiesta; a sinistra il sindaco; sotto Chiari e Tani e l’architetto ValentiniIl sindaco è indagato ma non dà le dimissioni
3 MINUTI DI LETTURA
LUCCA. Nessuna ripercussione sulla giunta per l'inchiesta sulla corruzione. Niente dimissioni. È provato il sindaco. Però non cede. Pochi minuti prima della conferenza dei capigruppo, Mauro Favilla ribadisce che resterà al suo posto. Anche perché - sottolinea - non ha ricevuto alcun avviso di garanzia. Però è già iscritto nel registro degli indagati, insieme all'assessore alle finanze, l'ex vicesindaco Giovanni Pierami. E questo mette un'ipoteca sulla sua amministrazione.
Favilla, comunque, dice ai capigruppo di essere «sereno». E accetta la richiesta dei partiti di affrontare oggi pomeriggio in aula il dibattito sul terremoto giudiziario che sta scuotendo Palazzo Orsetti. La Procura, infatti, sta valutando la sua posizione e il suo possibile coinvolgimento nell'inchiesta per corruzione che ha portato all'arresto di Marco Chiari, l'assessore più importante della giunta, e del dirigente dell'urbanistica, l'architetto Maurizio Tani. Perciò diventa difficile sostenere, come tenta in un primo momento il sindaco, che «la vicenda di corruzione è un fatto privato, senza alcun legame con l'attività amministrativa». È anche vero che i commenti di Favilla sono "al buio": non ha visto gli atti, non capisce bene di che cosa siano accusati Chiari, Tani e l'ingegner Andrea Ferro, ex presidente del comitato ambientale, l'organismo del Comune che esprime pareri sugli interventi immobiliari in zone sottoposte a vincolo paesaggistico. «Non conosco i fatti - conferma il sindaco - e non conosco le accuse, tanto che ho già chiesto al segretario generale, Tiziana Picchi, di chiedere tutti gli atti alla Procura. Appena li riceverò li studierò per capire bene che cosa stia accadendo. Comunque, a quello che mi risulta in questo momento, c'è un'inchiesta per corruzione e la corruzione è un fatto personale, dal quale è estranea l'amministrazione comunale». Su questo Favilla insiste molto. Gli atti, però, dicono altro. Soprattutto perché riguardano due operazioni immobiliari, di grande rilievo: la costruzione di un nuovo quartiere a S. Anna, nella zona di viale Einaudi, e la ristrutturazione dello stadio Porta Elisa. Si tratta di operazioni che fanno capo alla Valore spa (amministratore l'architetto Giovanni Valentini, agli arresti domiciliari) che negli anni è stata partner del Comune in varie società miste: da Polis (quando ancora si occupava di parcheggi) a Polo fiere e tecnologie (polo fieristico di Sorbano). Per riuscire a portare avanti queste operazioni - anche se nessuna delle due è stata ancora avviata - l'amministrazione comunale ha fatto adottare due varianti urbanistiche. Tuttavia - obietta Favilla - la «variante dello stadio è strutturata in modo da portare vantaggi significativi al Comune e non ai privati. Quanto al resto, non abbiamo proposto cambi di destinazione d'uso. La variante che interessa S. Anna non ha modificato niente, né in quella zona né nel resto del territorio. Oltretutto, fino ad oggi non era emerso niente che non andasse».
In realtà, il 18 gennaio la Procura aveva chiesto copia di tutti gli atti della variante appena adottata dal consiglio comunale: lo strumento urbanistico, infatti, ripescava il piano di S. Anna, sebbene scaduto insieme al regolamento urbanistico. Nonostante la mossa della Procura, il Comune era andato avanti ugualmente con la pubblicazione della variante e la presentazione delle osservazioni, da protocollare entro il 26 aprile. Resta da vedere che cosa succederà ora, con l'inchiesta in corso. Favilla non si sbilancia. Ma è fiaccato. Quanto (e forse anche di più) di quando dovette rinunciare - per un avviso di garanzia - all'incarico di sottosegretario alle Finanze nel governo Prodi.
Favilla, comunque, dice ai capigruppo di essere «sereno». E accetta la richiesta dei partiti di affrontare oggi pomeriggio in aula il dibattito sul terremoto giudiziario che sta scuotendo Palazzo Orsetti. La Procura, infatti, sta valutando la sua posizione e il suo possibile coinvolgimento nell'inchiesta per corruzione che ha portato all'arresto di Marco Chiari, l'assessore più importante della giunta, e del dirigente dell'urbanistica, l'architetto Maurizio Tani. Perciò diventa difficile sostenere, come tenta in un primo momento il sindaco, che «la vicenda di corruzione è un fatto privato, senza alcun legame con l'attività amministrativa». È anche vero che i commenti di Favilla sono "al buio": non ha visto gli atti, non capisce bene di che cosa siano accusati Chiari, Tani e l'ingegner Andrea Ferro, ex presidente del comitato ambientale, l'organismo del Comune che esprime pareri sugli interventi immobiliari in zone sottoposte a vincolo paesaggistico. «Non conosco i fatti - conferma il sindaco - e non conosco le accuse, tanto che ho già chiesto al segretario generale, Tiziana Picchi, di chiedere tutti gli atti alla Procura. Appena li riceverò li studierò per capire bene che cosa stia accadendo. Comunque, a quello che mi risulta in questo momento, c'è un'inchiesta per corruzione e la corruzione è un fatto personale, dal quale è estranea l'amministrazione comunale». Su questo Favilla insiste molto. Gli atti, però, dicono altro. Soprattutto perché riguardano due operazioni immobiliari, di grande rilievo: la costruzione di un nuovo quartiere a S. Anna, nella zona di viale Einaudi, e la ristrutturazione dello stadio Porta Elisa. Si tratta di operazioni che fanno capo alla Valore spa (amministratore l'architetto Giovanni Valentini, agli arresti domiciliari) che negli anni è stata partner del Comune in varie società miste: da Polis (quando ancora si occupava di parcheggi) a Polo fiere e tecnologie (polo fieristico di Sorbano). Per riuscire a portare avanti queste operazioni - anche se nessuna delle due è stata ancora avviata - l'amministrazione comunale ha fatto adottare due varianti urbanistiche. Tuttavia - obietta Favilla - la «variante dello stadio è strutturata in modo da portare vantaggi significativi al Comune e non ai privati. Quanto al resto, non abbiamo proposto cambi di destinazione d'uso. La variante che interessa S. Anna non ha modificato niente, né in quella zona né nel resto del territorio. Oltretutto, fino ad oggi non era emerso niente che non andasse».
In realtà, il 18 gennaio la Procura aveva chiesto copia di tutti gli atti della variante appena adottata dal consiglio comunale: lo strumento urbanistico, infatti, ripescava il piano di S. Anna, sebbene scaduto insieme al regolamento urbanistico. Nonostante la mossa della Procura, il Comune era andato avanti ugualmente con la pubblicazione della variante e la presentazione delle osservazioni, da protocollare entro il 26 aprile. Resta da vedere che cosa succederà ora, con l'inchiesta in corso. Favilla non si sbilancia. Ma è fiaccato. Quanto (e forse anche di più) di quando dovette rinunciare - per un avviso di garanzia - all'incarico di sottosegretario alle Finanze nel governo Prodi.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
