Il Tirreno

Lucca

Negozi di vicinato, si passa alle vie legali

Alessandro Petrini
Un negozio di vicinato nel centro storico (foto di archivio)
◗
Un negozio di vicinato nel centro storico (foto di archivio)

Il gruppo che tutela queste attività contesta le scelte del Comune sulle superfici

3 MINUTI DI LETTURA





 LUCCA. Lo scontro per liberalizzare la vendita di cibi e bevande in centro storico si trasferisce sul terreno delle carte bollate. Gli imprenditori che si sentono osteggiati si rivolgono ai loro legali.  Dopo la lettera indirizzata al sindaco per chiedere la liberalizzazione del settore e un incontro con i vertici dell'Ascom, il fronte degli esercizi di vicinato, che rappresenta una cinquantina di botteghe del centro storico, ha infatti scelto di rivolgersi ai propri legali e si sta muovendo anche con i media nazionali per porre fine a quello che definiscono un "protezionismo e favoritismo da parte del Comune di Lucca nei riguardi dei ristoranti e dei bar".  Per questo rivolgono un appello a tutti coloro che si sentono coinvolti nella questione a mettersi in contatto con loro telefonando allo 0583-471896, un modo per allargare ulteriormente il gruppo dei dissidenti.  La goccia che ha fatto traboccare il vaso per gli esercenti è stata la commissione bilancio di venerdì scorso nella quale i consiglieri comunali, d'accordo con Ascom e Confesercenti, hanno approvato il testo modificato dell'articolo 17 del regolamento dei pubblici esercizi.  «Una norma - affermano in un comunicatoche, oltre a porre limiti ai tanto contestati negozi di vicinato, danno un duro colpo alla nostra fragile economia. Oltre a ostacolare il legale svolgimento delle attività di vicinato, il Comune non ha neppure preso in considerazione la nostra richiesta di poter abbassare la superficie richiesta per l'apertura di nuovi ristoranti».  Si tratta della soglia minima di 165 metri quadrati destinata alla somministrazione senza la quale non si può fare attività di bar e di ristorazione.  «Per disporre di una superficie del genere occorre avere locali da almeno 300 metri quadrati - prosegue l'intervento degli esercenti - in questo modo i negozi di vicinato non solo si vedranno togliere ogni tipo di seduta dai locali, ma si troveranno a dover chiudere bottega, a licenziare i dipendenti e a lasciare i locali sfitti. Senza contare che si scoraggeranno anche coloro che avevano intenzione di investire nel centro storico. Di questo saranno sicuramente contenti i gruppi dei ristoratori e dei proprietari dei bar che così vedranno aumentare il loro volume d'affari e potranno operare in totale libertà grazie all'eliminazione della concorrenza».  «Ricordiamo - concludono - che i negozi di vicinato nascono da una legge proposta dal ministero dello sviluppo economico per il rilancio dell'economia italiana, ma di fatto l'atteggiamento del Comune è in evidente contrasto con la legge italiana e tende a creare una regressione. Le varie circolari diramate per il recepimento delle normative comunitarie, dicono chiaramente che non si possono porre limiti ai negozi di vicinato e alla libera concorrenza. Ma vengono ignorate dal Comune e dalle associazioni di categoria».  

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa