Sicurezza
LUCCA. Il braccio di ferro è durato alcune ore. Ha perfino attirato l'attenzione della ...
Ilaria Bonuccelli
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LUCCA. Il braccio di ferro è durato alcune ore. Ha perfino attirato l'attenzione della polizia. Poi, la situazione si è risolta: alcuni studenti fuori sede, iscritti all'università di Pisa, sono riusciti a votare al seggio 63, alla scuola elementare di San Concordio. Dopo una serie di no, il presidente li ha fatti accedere alla cabina «perché l'ufficio elettorale del Comune si è assunto la responsabilità di questa scelta». Secondo Daniele Vanni, infatti, gli studenti fuori sede non avevano diritto a votare a Lucca. Neppure dopo aver esibito la delega come rappresentanti di lista del Pd «perché ogni partito, rappresentato in parlamento - sottolinea - ha diritto a due rappresentanti di lista (uno effettivo e uno supplente) per ogni seggio e non a un numero imprecisato. Invece, questi studenti si sono presentati a decine, con una manovra messa in piedi dal Pd che, a mio avviso, è scandalosa». Più che una manovra del Pd - si difendono gli studenti - la possibilità di votare «in una circoscrizione elettorale che non è la propria è consentita dalla legge. E molti partiti - conferma Alberto Canfailla - l'hanno sfruttata proprio per consentire a chi è lontano centinaia di chilometri da casa di poter votare». Ma - insistono gli studenti - in questa "manovra" non c'è nulla di poco trasparente o non legittimo. La procedura è stata per mesi pubblicizzata su vari siti che hanno illustrato la campagna nazionale "Iovotofuorisede" basata sulla normativa in vigore: l'articolo 19 della legge 352 del 25 maggio 1970 ribadisce che ogni partito e ogni comitato referendario ha diritto a due rappresentanti di lista. E, grazie a questa disposizione - conferma Rosa Loguercio, del comitato "Io voto a Pisa" - con le deleghe del «comitato dell'acqua e del Pd siamo riusciti a far sì che 136 studenti e non (su un totale di 2.250 fuori sede ai quali abbiamo assegnato seggi) potessero votare a Lucca». Senza intoppi fino a quando non si sono presentati al seggio 63, come racconta Ettore Bucci, iscritto da 4 anni alla facoltà di Storia contemporanea a Pisa, ma elettore di un comune in provincia di Taranto: «Io abito a 950 chilometri di distanza da dove studio. Se non fossi stato indicato come rappresentante di lista sarei dovuto tornare a casa per votare e, probabilmente, non lo avrei fatto. Quando sono arrivato al seggio a Lucca, mi sono sentito dire che dovevamo andare a votare a casa nostra e che non potevamo votare qui perché era già stata raggiunta la quota di rappresentanti di lista a disposizione del Pd che ci aveva designati». E così è esploso il caso. Dal seggio è stata avvertita la polizia che ha preso le generalità degli studenti presenti a San Concordio: «Queste persone - insiste Vanni - non avevano diritto di stazionare al seggio. Come non avevano diritto di votare, lo ripeto. Però, se l'ufficio elettorale si assume la responsabilità di questa decisione, non è più affar mio. Io avevo suggerito di mandare un fax al ministero degli Interni per chiedere un'interpretazione autentica della norma, ma non mi hanno ascoltato». In realtà - replica il segretario generale del Comune, Tiziana Picchi - l'amministrazione «ha inviato un quesito al ministero, ma non sappiamo quando otterremo una risposta. Certo è, invece, che il Comune non può assumersi responsabilità per scelte assunte dal presidente che è la massima autorità nel seggio. Comune e Prefettura sono di supporto al suo operato, ma non possono interferire nelle sue scelte». Per Vanni, però, il Comune in qualche modo ha interferito, perché venerdì non avrebbe neppure inviato al seggio l'elenco dei rappresentanti di lista «e quindi io non ho avuto la possibilità di effettuare alcuna verifica preventiva sul numero dei delegati. I primi due che sono arrivati, li ho fatti votare senza problemi. Poi ho sollevato eccezioni quando si sono presentati gli altri tre, in eccesso rispetto alle previsioni di legge». In eccesso forse, ma comunicati - conclude Tiziana Picchi - perché «abbiamo la ricevuta degli elenchi inviati».
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