Italia
Il sogno? Multisala in città
Cinema Italia, Chiari è preoccupato
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LUCCA. Marco Chiari è preoccupato. La vendita del cinema Italia non lascia indifferente l'assessore al centro storico. La decisione della Curia rischia di impoverire ulteriormente la città. Nelle questioni urbanistiche Chiari non entra. Non si sbilancia sulle destinazioni d'uso dell'immobile di via S. Gemma, ma analizza la situazione dal punto di vista del rilancio del centro storico. La prima questione che salta all'occhio - dice Chiari - è la perdita di una sala, la seconda (dopo il Nazionale) in pochi anni. E potrebbe non essere neppure l'ultima, in base a come finirà il contenzioso sul Centrale.
«Perdere un'altra sala - sottolinea Chiari - sarebbe un problema che riporterebbe d'attualità la necessità di avere, come alternativa, almeno nuovi cinema nell'immediata periferia. Anche se sarebbe interessante avere multisale nel centro invece che fuori. Capisco che gli immobili che oggi ospitano le sale cinematografiche in città siano vincolati e quindi difficilmente frammentabili per ricavare spazi più piccoli, più rispondenti alle esigenze di mercato e degli spettatori. Resto dell'avviso che una multisala in centro sarebbe meglio di qualche capannone anomimo fuori città».
Soprattutto considerando che c'è ancora da ridisegnare buona parte della ex Manifattura Tabacchi. La seconda questione che Chiari solleva è quella delle funzioni da mantenere o da dare al centro storico. «Se il cinema venisse venduto - dice - dovrebbe essergli trovata una destinazione d'uso. Ma non mi limiterei a prevedere solo residenza. Volumi così ampi si prestano anche per la creazione di spazi per la cultura, di spazi per esposizioni e per creare uffici, cogliendo l'opportunità di attirare nuove funzioni. O di recuperare quelle perse».
«Perdere un'altra sala - sottolinea Chiari - sarebbe un problema che riporterebbe d'attualità la necessità di avere, come alternativa, almeno nuovi cinema nell'immediata periferia. Anche se sarebbe interessante avere multisale nel centro invece che fuori. Capisco che gli immobili che oggi ospitano le sale cinematografiche in città siano vincolati e quindi difficilmente frammentabili per ricavare spazi più piccoli, più rispondenti alle esigenze di mercato e degli spettatori. Resto dell'avviso che una multisala in centro sarebbe meglio di qualche capannone anomimo fuori città».
Soprattutto considerando che c'è ancora da ridisegnare buona parte della ex Manifattura Tabacchi. La seconda questione che Chiari solleva è quella delle funzioni da mantenere o da dare al centro storico. «Se il cinema venisse venduto - dice - dovrebbe essergli trovata una destinazione d'uso. Ma non mi limiterei a prevedere solo residenza. Volumi così ampi si prestano anche per la creazione di spazi per la cultura, di spazi per esposizioni e per creare uffici, cogliendo l'opportunità di attirare nuove funzioni. O di recuperare quelle perse».
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