La manifestazione
«Doverosa la gara per lo stadio»
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LUCCA. «Lo avevo sempre detto che la procedura giusta per assegnare i lavori allo stadio era una gara». Lo dice Alessandro Tambellini dopo la presa di posizione del sindaco Favilla, generata dal cambio di proprietà alla Lucchese. «E' proprio la stessa, identica soluzione che noi abbiamo sempre sostenuto, e che è stata sempre vilipesa. L'ultima volta che l'ho sostenuta - spiega l'esponente del Pd - è stato un paio di mesi fa, a San Micheletto, nell'accesisssimo dibattito sul futuro della squadra, al quale prese parte una folta rappresentanza dei tifosi. E le mie parole non furono certo accolte dagli applausi. Eppure la questione rispondeva - date le leggi - ad una logica stringente. Se il Comune ha una struttura da recuperare (con una spesa di una quarantina di milioni, che non è proprio una bazzecola) o procede in proprio oppure, se vuol avvalersi di investimenti dei privati, il modo per sceglierli non può essere che la gara. «Ebbene, anche il sindaco arriva ora alla stessa conclusione. Ma il sindaco, e gli assessori Moschini e Chiari insieme a lui, dovrebbero allora spiegare in modo convincente perché ai tempi del tandem Valentini-Giuliani, il diritto di superficie sullo stadio si sarebbe potuto affidare per 99 anni senza gara, visto che di gara non si fa menzione nel protocollo d'intesa tra Comune di Lucca e Lucchese Libertas, siglato il 25 febbraio 2010. Potrebbero rispondere che in quel caso non si trattava "del primo venuto". Ribatteremmo che la legge, per un ente pubblico, non fa distinzione tra "il primo venuto" e persone conosciute. «Viene quasi da chiedersi, in conclusione - dice Tambellini - se il modo in cui il Comune ha affrontato la questione fin dagli inizi non si sia risolto in una colossale presa di giro per i tifosi».
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