Il Tirreno

Lucca

Ezechiele si candida a gestire l'Italia

Ilaria Bonuccelli
Il cinema Italia e a fianco Maximiliano Dotto, Cineforum Ezechiele
◗
Il cinema Italia e a fianco Maximiliano Dotto, Cineforum Ezechiele

Il cineforum si mette a disposizione della Curia che vuole vendere la sala

3 MINUTI DI LETTURA





LUCCA. Il primo a farsi avanti è il cineforum Ezechiele. Mette a disposizione della Curia la propria esperienza e le proprie competenze «per una gestione complessiva del cinema». Che vada oltre l'organizzazione di cicli di prime visioni o film d'essai. Obiettivo della proposta è evitare la chiusura del cinema Italia, che la Diocesi ha messo in vendita per ricavare fondi da investire nel recupero di altre strutture.  Nei mesi scorsi, già alcuni imprenditori immobiliari hanno visitato la sala di via S. Gemma Galgani, ma non hanno formalizzato proposte per la difficoltà a riconvertirla, soprattutto in appartamenti, se il Comune autorizzasse una trasformazione del genere. Questo, comunque, non ha scoraggiato la Curia che ha lasciato il fabbricato sul mercato, ipotecando il futuro del cinema. Così l'offerta di sale nel centro storico sarebbe ulteriormente ridotta: in pochi anni, infatti, ha chiuso il cinema Nazionale; ora tocca all'Italia e, in una situazione di rischio - per il contenzioso fra proprietà e concessionario - è anche il Centrale. A meno che, per l'Italia non ci sia una marcia indietro.  «La notizia della vendita del cinema Italia - dice Maximiliano Dotto, presidente del cineforum Ezechiele - non ci coglie di sorpresa: è da novembre che se ne parla e in questi mesi non sono mancati incontri con l'arcivescovo Italo Castellani e con altri rappresentanti della Curia a per discutere la questione». Per il cineforum, infatti, la possibile vendita della sala sarebbe «una perdita non indifferente per la città e per la stessa diocesi. Un cinema è un luogo di cultura, di socializzazione, di incontro. Un luogo in cui è possibile, anche per la diocesi, portare avanti riflessioni in campo culturale e sociale. Siamo coscienti che la sala necessiti di interventi di manutenzione e di ammodernamento, come pure capiamo bene la necessità della curia di reperire fondi per ristrutturare altri immobili da destinare ad uso pastorale. Tuttavia - insiste Dotto - siamo convinti che la vendita del cinema sia un errore oltre che una strada senza ritorno. Una volta ceduto un bene di quel tipo è difficile ricrearlo in altri ambienti, come pure è stato ipotizzato». Ricavare un cinema in un altro immobile, sostiene Dotto, richiede uno «sforzo organizzativo, burocratico ed economico non indifferente. Perciò come cineforum - sottolinea Dotto - siamo disponibili a mettere la nostra esperienza e le nostre professionalità, assodate in oltre dieci anni di attività, a disposizione della Curia per una gestione complessiva del cinema. Crediamo che la sala, gestita come una vera sala di comunità, aperta alla città sia come cinema che come luogo per convegni e incontri, oltre a essere una ricchezza pastorale, sociale e culturale possa anche essere una attività imprenditoriale capace di generare utili da reinvestire sia nella manutenzione della sala sia in altre iniziative diocesane». Il cineforum è anche convinto che questo progetto possa reperire «finanziamenti tali da rendere la sala al passo con i tempi e qualificarsi come punto di riferimento per la cultura cittadina. Le tre serate organizzate in collaborazione con la Curia negli ultimi tre mesi lo hanno già dimostrato. La sala esaurita, un pubblico entusiasta delle iniziative, lo stesso arcivescovo più che soddisfatto della riuscita degli eventi». Per questo - conclude Dotto - «confidiamo che la Curia possa ancora riconsiderare l'ipotesi della vendita del cinema». Anche se per ora la Curia si astiene da commentare la vicenda. E rimanda a lunedì una presa di posizione.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Proteste

Sciopero della scuola e dei trasporti venerdì 16 ottobre: le fasce garantite e i motivi della protesta

di Redazione web