Il Tirreno

Lucca

Ma la commissione finanze respinge la richiesta degli imprenditori che chiedono di cancellare le differenze con i pubblici esercizi

Regole meno rigide per i negozi di alimentari

Alessandro Petrini
Turisti in centro
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Turisti in centro

Sparirà l'obbligo del bagno e potranno utilizzare bicchieri di vetro per vino e birra

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 LUCCA. Il regolamento dei pubblici esercizi si può cambiare ma è da escludere la liberalizzazione della somministrazione di alimenti e bevande. Insomma i negozi non potranno preparare da mangiare come i ristoranti. Su questo politica e associazioni di categoria sono d'accordo e in commissione finanze hanno mandato una risposta forte al gruppo dei 50 esercenti dissidenti che chiedono norme diverse.  Questi commercianti, titolari di negozi di alimentari e anche di pubblici esercizi, vorrebbero, infatti, l'abrogazione dell'articolo 17 del regolamento che tutela bar e ristoranti dalla concorrenza "sleale" dei negozi di vicinato. Comunque, non sono mancati segnali di aperturao perché il nuovo testo dell'articolo è passato all'unanimità ed è stata introdotta la possibilità di utilizzare i bicchieri di vetro per servire vini e birre pregiati mentre è stata tolta la possibilità di offrire la seduta per consumare i cibi sul posto.  Ma la novità più importante è l'abolizione dell'obbligo per tutti gli esercizi di vicinato di avere i servizi igienici a disposizione della clientela.  Un cambiamento che dovrà essere definitivamente approvato dal consiglio comunale entro giovedì 16 giugno, data di scadenza della proroga concessa dallo stesso consiglio a febbraio e che ora diventa il termine perentorio da rispettare per evitare che gran parte delle enoteche, delle gastronomie e delle botteghe di alimentari del centro storico diventi di colpo fuorilegge perché non rispetta le disposizioni contenute nel regolamento.  Per questo il capogruppo dell'Unione di Centro Luigi Bertani si è preso l'impegno di portare immediatamente la pratica all'ordine del giorno dei lavori del consiglio in modo da riuscire a discutere l'argomento in tempo utile.  In più la commissione si è presa l'impegno di tornare a riunirsi per rivedere anche altri punti delicati del regolamento, a partire dal requisito minimo dei 165 metri quadrati a disposizione della somministrazione per iniziare a svolgere l'attività.  Una soglia che sicuramente verrà abbassata.  Per il momento però rimangono inascoltate le richieste degli esercizi di vicinato che minacciano di ricorrere alle vie legali se continueranno a vedersi negati a Lucca dei diritti che secondo loro sarebbero garantiti sia dalle direttive comunitarie, sia dalle leggi nazionali e regionali.  E se Gabriele Torri (Pdl) ha chiesto all'amministrazione comunale di effettuare approfondimenti legali sulla questione per fare maggiore chiarezza sulla legittimità delle richieste di questi negozianti, le associazioni di categoria ritengono che l'attuale regolamento dei pubblici esercizi stia nel solco della normativa nazionale.  «Con questo documento non vogliamo affatto limitare la concorrenza del settore - spiegano il direttore di Ascom Rodolfo Pasquini e il direttore di Confesercenti Emanuele Pasquini - Piuttosto vogliamo allargare il numero degli operatori del settore incentivando una concorrenza corretta. Per questo è giusto chiarire requisiti e compiti di ristoranti, bar ed esercizi di vicinato, in modo che ognuno possa svolgere la propria attività con la massima lealtà».  Un principio condiviso anche dalla consigliera del Pd Cecilia Carmassi che ritiene che non si debba fare alcun tipo di discriminazione mentre è opportuno dare un minimo di regole alle attività che operano in questo campo.  «Ci sono normative nazionali e regionali - ha spiegato Carmassi - che però non possono essere replicate ovunque a livello locale. I regolamenti comunali le devono recepire e poi modellarle in maniera compatibile con il territorio dettando gli standard qualitativi».  La questione è comunque destinata ad avere ulteriori sviluppi e c'è adesso da capire le reazioni del gruppo di esercenti a quanto emerso dalla commissione finanze.

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