Sicurezza
Raggirate una scommettitrice e il gestore di un bar
Calciatore nei guai per truffa e insolvenza fraudolenta
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Samuele Grassi 2 MINUTI DI LETTURA
LUCCA. Millanta di essere un affermato calciatore e di giocare in serie A - quando invece al massimo ha disputato 14 partite nel Pisa in C1 (2005-2006) - per truffare una ragazza convincendola a versargli dei soldi per scommettere sulle partite oppure per ingannare il titolare di una tabaccheria all'Acquacalda facendo una ricarica Poste Pay da 300 euro senza poi versare il corrispettivo al commerciante. Nuovi guai giudiziari per Samuele Grassi, 30 anni, ex centrocampista delle serie minori (Promozione, D, C2 e C1), nato a Formigine (Modena) e residente a Vinci che la procura cita a giudizio per truffa e insolvenza fraudolenta per due episodi differenti verificatisi a San Lorenzo a Vaccoli e all'Acquacalda. Nel primo caso - ottobre 2010 - l'ex calciatore (inattivo dal 2010 quando militava nella Cerretese in Promozione) millanta di essere un famoso giocatore e riesce a convincere una giovane donna di S. Lorenzo a Vaccoli di essere in grado di ottenere una cospicua vincita attraverso una scommessa su una partita di calcio. Una sorta di precursore di quanto sta accadendo in questi giorni in campo nazionale con gli arresti e le denunce per il colossale giro di scommesse clandestine. La donna versa oltre mille euro mediante ricarica sulla carta Poste Pay e Grassi, stando all'accusa, le comunica la vincita di 3.150 euro. Soldi però mai corrisposti. Anzi, per la procura, l'ex calciatore condiziona il pagamento della vincita ad un ulteriore versamento di 600 euro minacciando anche di denunciarla. Nel secondo caso - avvenuto il 1 aprile 2011 - l'ex mediano di S. Gimignano, Cuoiopelli Cappiano e Sangiovannese entra nella tabaccheria di Loredana Frati all'Acquacalda e chiede di fare una ricarica Poste Pay da 300 euro. Ma non paga. E alle rimostranze del gestore lui replica. «I soldi glielo faccio avere domani. Si deve fidare: faccio parte del Bologna, chieda ai giocatori della Lucchese se mi conoscono». A garanzia fornisce il codice fiscale e il numero di cellulare. Poi si allontana a bordo di una Smart. Il giorno successivo il commerciante lo chiama al telefonino. «Non ti preoccupare, tra un paio di giorni gli faccio portare i soldi dall'attaccante della Lucchese, Alessandro Marotta». Ma il bomber rossonero - completamente estraneo alla vicenda - non conosce nemmeno l'ex centrocampista del Pisa. Si tratta di una bugia perchè passano 48 ore e del denaro non c'è traccia. Il tabaccaio riprova nei giorni seguenti, ma invano. Il telefonino è staccato o quando squilla nessuno risponde. Così la decisione di denunciare il calciatore ai carabinieri di Borgo Giannotti con l'accusa d'insolvenza fraudolenta.
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