Proteste
Aiazzone, sos dei dipendenti
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Il punto vendita AiazzoneDieci persone da ottobre non ricevono lo stipendio e non possono usufruire di ammortizzatori sociali
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CAPANNORI. Lo stabilimento capannorese di Aiazzone, dopo il fallimento dell'azienda (ex Emmelunga), continua a vivere giorni di grandi tensione. Soprattutto per il dramma dei lavoratori assunti al punto vendita situato vicino al vecchio casello autostradale di Carraia. Dieci persone che dall'ottobre scorso non ricevono più lo stipendio e si trovano in cassa integrazione a zero ore. Famiglie in ginocchio a causa non solo del mancato pagamento delle mensilità e della confusione societaria, ma anche per l'impossibilità di ricorrere agli ammortizzatori sociali. E non si capisce con chi firmare un accordo sulla cassa integrazione o la mobilità come Massimiliano Bindocci della Filcams Cgil aveva spiegato due mesi fa a "Il Tirreno". Addirittura il negozio da metà febbraio è chiuso per tutelare l'incolumità degli addetti alle vendite di fronte alle proteste dei clienti che reclamano la mancata consegne delle merce. E il fondo potrebbe essere messo in vendita, anche se ha perso la sua posizione strategica dopo la chiusura del casello autostradale che non è stato ancora riqualificato. Lo stabile negli ultimi mesi, poco dopo il crac di Aiazzone-Pan Media, è stato preso di mira dai ladri (a febbraio scorso c'era stato un tentativo, però fallito, di sfondare la cassaforte) e l'insegna luminosa del negozio è danneggiata. I sette dipendenti impiegati (a part-time malgrado i tanti anni di anzianità, nel 2009 erano 12) che vivono una situazione di grande frustrazione lo scorso 25 maggio hanno scritto una lunga lettera aperta indirizzata alle istituzioni, al curatore fallimentare e alle diverse parti interessate dei fallimenti delle tre maggiori società propretarie del gruppo. Come i clienti truffati che hanno realizzato un apposito blog anche i dipendenti si sentono vittime di questa vicenda che ha portato ad una maxi-inchiesta. «Siamo in un tunnel senza uscita e la nostra situazione economica familiare è compromessa dall'ottobre scorso quando hanno smesso di pagare gli stipendi che anche prima arrivano con mesi di ritardo».
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