Il Tirreno

Lucca

In trappola la gang delle donne

La polizia ha svolto un’inchiesta sui furti in abitazione
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La polizia ha svolto un’inchiesta sui furti in abitazione

Chiesto il processo per cinque nomadi accusate di una serie di furti nella Piana

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 CAPANNORI. Finisce in trappola una gang composta in prevalenza da donne unite da legami di parentela che, stando all'accusa, compie furti seriali in abitazioni, ville e case coloniche della Piana e della Valdinievole approfittando dell'assenza dei proprietari. Forzando avvolgibili e persiane, scardinando porte e finestre le novelle Eva Kant si sono impossessate nel periodo giugno-luglio 2010 di monili in oro per svariate migliaia di euro poi rivenduti a 24 ore dal colpo a negozi di «Compra Oro».  Ma l'organizzazione - composta da cinque nomadi di etnia sinti, un giovane di 27 anni e un ragazzo di 15 anni (la sua posizione è stata stralciata e gli atti sono stati trasmessi al tribunale dei minori di Firenze) - non sarebbe mai stata scoperta senza la segnalazione di un finanziere in servizio al nucleo di polizia tributaria di Lucca. Lui vede fuggire dal suo appartamento due nomadi che salgono su una Panda vecchio modello. Annota il numero di targa, lo gira alla polizia e da lì parte un'indagine con la Mobile, diretta dal dottor Virgilio Russo, che sistema un ricevitore Gps sotto l'auto in questione e mette sotto controllo alcuni telefoni cellulari.  Ne viene fuori un quadro probatorio che la procura ritiene rilevante tanto che il sostituto Lucia Rugani ha chiesto il rinvio a giudizio nei confronti di cinque donne di età compresa tra 52 e 21 anni tutte residenti tra Chiesina Uzzanese, Montecatini e Pistoia e un ragazzo di 28 anni abitante a Chiesina Uzzanese. Per tutti l'accusa è di furto aggravato in concorso.  L'ORIGINE  Aprile 2010. I ladri visitano l'abitazione di un sottufficiale delle fiamme gialle vicino alle Mura. Non fanno in tempo ad allontanarsi con il bottino che lui rientra, li vede fuggire e segna il numero di targa della Panda vecchio modello su cui si allontanano. Scatta la denuncia e la polizia individua subito il proprietario della macchina. Appartiene a una famiglia di nomadi che vive a Chiesina Uzzanese: tutti con precedenti per reati contro il patrimonio. L'indagine passa alla squadra Mobile che chiede e ottiene dalla procura della Repubblica l'autorizzazione a piazzare un ricevitore con sistema Gps per capire l'itinerario dell'utilitaria e a mettere sotto controllo alcuni telefoni.  RAFFICA DI FURTI  Gli inquirenti scoprono che avvengono furti nei luoghi dove si ferma la vecchia Panda. Accade il 4 giugno 2010 tra le 16 e le 18.30 in una casa a Picciorana. Stando all'accusa quattro donne rom forzano la portafinestra della camera da letto del padrone di casa senza però riuscire nell'intento per la particolare resistenza degli infissi. Ma quattro giorni dopo - tra le 13 e le 18 - il ricevitore piazzato dalla polizia segnala che la Panda è in via dei Ceccotti a Marlia. Lì le solite nomadi entrano da una persiana accostata e s'impossessano di un orologio a forma di bracciale, una fede, una riviera da fidanzamento, un bracciale, una spilla, diversi braccialetti per bambini, una catenina con segno zodiacale e un bracciale da uomo. Il tutto per un valore di alcune migliaia di euro. Il 9 luglio a Segromigno in Piano sono tre nomadi indagate a fermarsi - sempre a bordo dell'utilitaria - vicino a un'abitazione. Per l'accusa forzano la finestra del tinello a piano terra e una volta dentro s'impossessano di monili custoditi in camera da letto. Le stesse tre nomadi - il giorno successivo - si trovano in via Menicucci a Lammari tra le 17,30 e le 18,30. Parcheggiano la Panda e entrano in una casa forzando un cassetto della scrivania e impossessandosi di bracciali, collane, anelli e orecchini oltre a tremila euro in contanti. E ancora le stesse nomadi l'11 luglio tra le 17 e le 19 percorrono con la Panda via Francesca a Larciano (Pistoia) e si fermano, per l'accusa, vicino a un'abitazione e forzano una porta laterale del soggiorno impossessandosi di un girocollo, una catena con ciondolo, una catenina con pietra rossa, due anelli, una fede e un paio di orecchini.  LA TELEFONATA  Stando alla procura - che aveva chiesto, senza ottenerle dal gip, le misure cautelari per una parte delle indagate - dalle intercettazioni emerge che le nomadi, in una circostanza, poche ore dopo il furto in un'abitazione si dirigono con i monili in un negozio di «Compra Oro» vendendo i gioielli rubati e ricavandone 2500 euro. Per comunicare tra loro sui cellulari, stando alla polizia, gli indagati usano un linguaggio cifrato o parlano in stretto dialetto sinti.  IL FURTO SU AUTO  Si sarebbe verificato il 4 luglio a Ponte Buggianese davanti al mobilificio Giannini e gli autori sarebbero tre fratelli - uno minorenne - che avrebbero infranto il vetro posteriore di una Megane Scenic impossessandosi della borsa della proprietaria dell'auto contenente documenti, bancomat, un cellulare e 50 euro in contanti.

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