La protesta
Fontane, falsi cartelli sull'acqua da pagare se verrà privatizzata
◗
Il volantino affisso alla fontana di via Elisa vicino a Porta San Gervasio 2 MINUTI DI LETTURA
LUCCA. La campagna referendaria entra nel vivo. Si voterà domenica 12 e lunedì 13 su quattro quesiti: due sull'acqua pubblica, uno sul legittimo impedimento e infine sul nucleare. Un gruppo di sostenitori del "sì" ha voluto informare i cittadini sui rischi legati alla privatizzazione dell'acqua affiggendo alle fontane volantini che riportano "il listino dei prezzi": per esempio, 1 euro per un litro. Una maniera scherzosa per sensibilizzare gli elettori. Intanto dal comitato referendario arriva l'appello al voto. «Votare sì ai due referendum sull'acqua significa salvaguardare il controllo del Comune, quindi di tutti i cittadini, sul servizio idrico ed evitare che le multinazionali si mangino totalmente la società che ci porta l'acqua nelle case e che le decisioni sulla nostra acqua vengano prese altrove. «I cittadini italiani e tutti i lucchesi - afferma il comitato - hanno la possibilità di affermare con il loro "sì" che le decisioni che riguardano la gestione della nostra acqua vengano prese a Lucca e non a Firenze, a Roma o in Francia dove si muovono le società a cui le leggi del Governo Berlusconi aprirebbero le porte come Acea o le multinazionali. «Non far passare il quorum al referendum significherebbe perdere progressivamente il controllo di una risorsa preziosa per il nostro territorio e affidare totalmente il controllo della nostra acqua, che oggi è ancora a maggioranza pubblica, a qualche multinazionale». Nei giorni scorsi il dibattito sui referendum è stato arricchito dall'intervento del sindaco che, nel corso della riunione organizzata dall'associazione "Il Mosaico", ha affermato, fra le altre cose, che è importante che il territorio lucchese continui a controllare le proprie risorse idriche. Secondo il comitato referendario è «possibile fare di più: votando "sì" al secondo quesito si abrogherebbe la possibilità del gestore privato di ottenere profitti garantiti sulla tariffa, caricando sulla bolletta dei cittadini un 7 per cento a remunerazione del capitale investito, senza alcun collegamento a qualsiasi logica di reinvestimento per il miglioramento qualitativo del servizio. «Un sì anche per questo quesito metterebbe in discussione la possibilità di fare profitti sulla nostra acqua, o meglio si potrebbe fare in modo di mantenere i profitti sul territorio a disposizione per gli investimenti e con effetti benefici sulle bollette dell'acqua. «Infatti - afferma il comitato - a differenza di quelli che si vuol fare credere, gli investimenti oggi sono pagati già da noi cittadini con le tariffe e non dalle società private. Siamo favorevoli ad allargare il dibattito il più possibile, è necessario che tutti i cittadini esprimano le loro posizioni sull'acqua e sugli altri quesiti presentandosi alle urne il 12 e 13 giugno e ribadendo che l'acqua di Lucca non è in vendita».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
