Finanza
Addio commosso a Isabella Citti
Luca Meconi
A Lugliano anche gli investigatori che liberarono la figlioletta rapita
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BAGNI DI LUCCA. Un lungo e caloroso applauso ha salutato ieri mattina, al termine del rito funebre, la salma di Isabella Citti Luisi, conosciuta per essere la mamma di Elena, la bimba che il 16 ottobre del 1983, a 17 mesi di età, fu rapita e portata in Sicilia dove fu liberata con un blitz delle forze dell'ordine 40 giorni dopo. La donna, che da anni abitava a Tombeto (località appena sopra Borgo a Mozzano) assieme ai familiari, è deceduta in casa improvvisamente la sera del 1 giugno. La figlia Elena, invece, abita assieme al marito e alla piccola figlia Alessia di quattro anni in una casa di Borgo a Mozzano. Centinaia di persone hanno affollato ieri mattina la chiesa di San Jacopo di Lugliano, il paese di origine di Isabella, e il piazzale antistante. Amici, parenti ma anche coloro che nel 1983 collaborarono alle ricerche della piccola Elena come l'allora capo della squadra mobile Lucca Claudio Arpaia e il colonnello dei carabinieri Antonio Gesuele, oggi in pensione, arrivato appositamente da Firenze. Tra gli altri, c'erano numerosi dipendenti dell'Italvetro (l'azienda di Anchiano fondata dal padre e dagli zii di Isabella) tra cui Gabriele Brunini, numerosi volontari della Misericordia di Borgo a Mozzano con le proprie divise (tra cui il neo consigliere provinciale Mauro Santini) e numerose altre autorità. Ma, soprattutto, c'era tanta gente comune, che ha potuto conoscere e apprezzare Isabella per le sue qualità, il proprio coraggio, la propria disponibilità. «È un momento di tristezza per tutti noi - ha affermato nell'omelia il parroco don Mario Tolomei - e in particolare per la famiglia, le figlie, la mamma, il marito. La morte è sempre un fatto doloroso specie quando, come in questo caso, è accaduta in maniera improvvisa, quando senza "preparazione" ci toglie dal fianco le persone che ci sembrano quanto mai necessarie. Noi siamo qui non soltanto per dimostrare la nostra partecipazione alla famiglia ma soprattutto per pregare. Tutti ci domandiamo sempre, "perché?", "perché?". La risposta a questa domanda ce la dà soltanto la fede. Gesù ci ha fatto dire nel Padre Nostro "sia fatta la tua volontà". La volontà di Dio è sempre la volontà di bene, Dio è colui che ci dà la vita. Accanto alla bara di un cristiano c'è il cero accesso che rappresenta la vittoria del Cristo sulla morte, la certezza che in quella vittoria del Cristo c'è anche la nostra vittoria, la certezza che se Cristo è risorto è risorto anche per dare a tutti noi la possibilità della Resurrezione. «Gesù nel Vangelo - ha proseguito il sacerdote - ci dice di essere sempre pronti, attenti, svegli certamente non per metterci paura ma perché la vita va intesa come una vigilia di festa. Tutta la parola di Dio quando parla dell'eternità rappresenta poi il banchetto di nozze: siamo invitati alle nozze con Dio. Il cammino sulla terra è la vigilia di questo incontro con il Signore. Si tratta di usare tutto il tempo che Dio ci dà per compiere le opere, per mantenere la nostra fede. Di fronte a questa morte che ci colpisce tutti, che nessuno pensava, noi dobbiamo farci illuminare da questa verità di fede. Il Signore è il nostro salvatore, il Signore ha un disegno di bene anche se non lo comprendiamo». La bara poi è stata trasportata a spalla nel vicino cimitero del paese dove adesso Isabella riposa per sempre.
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