Il dolore
Solo l'agroalimentare al Carmine
Italia Nostra chiede una modifica al regolamento urbanistico
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Va riformulato l'articolo 90 del regolamento urbanistico che disciplina la ristrutturazione del Carmine perché al mercato siano consentite soltanto le attività del settore agroalimentare. Lo chiede Italia Nostra, che contesta la normativa attuale. La disciplina vigente parla di "Ex Carmine" e consente svariate destinazioni d'uso che, più appetibili a fini immobiliari, mettono sostanzialmente in disparte la funzione di mercato delle vettovaglie. Italia Nostra invece ricorda che il complesso conventuale fu ristrutturato negli anni Trenta per accogliere in una struttura pubblica adeguata il mercato dell'ortofrutta e dell'alimentare della città. «Questa funzione così fondamentale per la gente del centro storico, dagli anni 1970 ad oggi, è venuta via via scemando per precise operazioni di politica urbanistica adottate dalle amministrazioni - dice il presidente dell'associazione, Roberto Mannocci -. Il conseguente abbandono del centro storico da parte della funzione residenziale e direzionale e la mancanza di qualsiasi investimento sulla struttura tradizionale del Carmine ne hanno sacrificato il ruolo e favorito il progressivo abbandono degli operatori». Italia Nostra da un decennio ha indicato quale debba essere, a suo giudizio, il futuro di questo complesso: «Una specializzata cittadella dell'alimentazione, vetrina, punto di riferimento e di valorizzazione per le produzioni agricole locali che possa costituire un'adeguata attrezzatura del centro storico, essenziale per una indispensabile potenziata residenza, e al contempo elemento attrattivo del territorio. Una ricca struttura mercatale di prodotti alimentari in grado di affiancare alla vendita diretta al minuto la degustazione dei prodotti ai diversi livelli (dal caffè alla focacceria, alla friggitoria, al ristorante), la piacevole sosta, le iniziative promozionali, gli eventi speciali (comprendenti anche estese cene collettive), le esposizioni monotematiche sulle attrezzature della tavola e/o sui prodotti alimentari di realtà territoriali diverse e perfino di ospitare corsi di formazione professionale e/o amatoriale inerenti il settore agricolo-produttivo e alimentare».
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