Il Tirreno

Lucca

Regine, sante e streghe secondo Berti

Paola Taddeucci
Susanna Berti (a sinistra) parla del suo libro alla Edison
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Susanna Berti (a sinistra) parla del suo libro alla Edison

Anche la vicenda di Crezia Mariani di Lucca nel libro presentato alla Edison

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 LUCCA. Si chiamava Crezia Mariani. Era una povera contadina lucchese della fine del 1500 e sapeva guarire gli ammalati con le erbe. Per questo fu condannata al rogo per stregoneria.  È una delle donne raccontate da Susanna Berti Franceschi, storica, nel libro "Di regine, di sante e di streghe" edito da Elmi's World e presentato recentemente alla libreria Edison di via Roma alla presenza dell'autrice e di Marco Innocenti, responsabile della redazione di Lucca de Il Tirreno, che ha introdotto l'incontro.  Nel volume troviamo le storie di venticinque donne che vissero nel Medioevo in varie parti d'Europa. Donne di potere - in un'epoca nella quale gli uomini dominavano in ogni campo - che raccontano una realtà diversa da quella proposta nei libri di storia. E la studiosa, in questo libro, vuole ristabilire una sorta di equilibrio di genere, mostrando come il cosiddetto periodo di mezzo debba essere conosciuto anche per la vivacità intellettuale, la forza e l'importanza delle donne di allora.  Le regine, infatti, governarono su vasti territori e sottomisero i maschi, le sante e le mistiche ebbero notevoli doti intellettuali, apportando alla comunità il loro sapere e indirizzando le scelte dei potenti, le streghe erano contadine che conoscevano l'arte medica. Tra queste ultime c'è la lucchese Crezia. 85 anni, aveva una conoscenza sconfinata delle proprietà delle erbe, acquisita fin dalla prima adolescenza.Usava la borragine per guarire mal di reni, calmare la bile e lenire punture di insetti; con le primule curava i reumatismi, con la peonia aiutava le donne a partorire. Aveva una cultura e un'esperienza davvero notevoli, confermate dalla numerose testimonianze di malati che erano stati guariti da lei. Di questo parlò davanti al tribunale dell'Inquisizione, dove era stata portata in seguito alle accuse del Collegio dei Medici e dell'Ordine degli Speziali che non tolleravano la sua perizia e la volevano sul rogo per stregoneria. Reagì raccontando quello che faceva con le erbe e spiegando il suo sapere."Non sono una strega, io so guarire, ma non tutto, sono contraria al salasso che ti schianta e ti toglie le forze vitali, altri rimedi ci sono": tra le tanti frasi da lei pronunciate nel processo, questa sicuramente firmò la sua condanna a morte. Come si permetteva una contadina, ignorante e donna, di mettere in dubbio la capacità dei medici e degli speziali? Il processo fu esemplare: la pena doveva essere di monito a tutte quelle infami che osavano esercitare l'arte del guarire pur essendo al di fuori degli Ordini maschili costituiti.  Crezia fu torturata, ma non confessò mai di essere ricorsa a magia, come voleva l'Inquisizione. E fu condannata al rogo. Ma non fu bruciata perché l'11 agosto 1589, a pochi giorni dall'esecuzione, venne trovata morta nella sua cella. Nessuno ha mai saputo se per lo strazio delle torture o per suicidio, ultima orgogliosa scelta di libertà. Paola Taddeucci  

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