Il dolore
L'università di Pisa abbandona Imt
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La biblioteca di Imt, scuola di alti studi Il Senato accademico delibera di lasciare la scuola di alti studi
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LUCCA. La decisione è stata deliberata poche settimane dal Senato accademico: l'università di Pisa esce da Imt, la scuola di alti studi che attrae ricercatori e laureati da tutto il mondo. La decisione arriva, fra l'altro, nel momento in cui la fondazione Crl sta ristrutturando (con in intervento di circa 12 milioni) l'ex convento di San Francesco per aumentare i posti letto, le aule, gli spazi e i laboratori alla scuola di specializzazione post-universitaria. Ma questo non sembra bastare a far desistere l'ateneo pisano dal proposito di rottura. La delibera del senato accademico è chiaro: «L'università non sembra avere più alcun interesse a rimanere nell'Imt come figura istituzionale e viene proposto di uscire dall'Istituto di alta formazione secondo quelle che saranno le modalità corrette». Ma non è tutto. Il rettore dell'ateneo, Massimo Augello, ricorda anche ai vari presidi di facoltà che i professori devono chiedere il nulla osta per poter avere o mantenere rapporti di collaborazione con Imt. La posizione di Pisa, dunque, è netta. E sarebbe stata determinata dalla decisione della scuola lucchese di escludere dal proprio consiglio direttivo un rappresentante dell'università di Pisa. Se già questa scelta aveva creato non pochi malumori, la mancanza di preavviso (magari anche informale) ha reso ancora più tesi i rapporti. Finora Imt ha preferito non replicare, anche se il direttore Fabio Pammolli - fuori Lucca per alcuni giorni - assicura che questa scelta è conseguente alle modifiche apportate allo statuto di Imt nel cui consiglio, comunque, ci sarà posto per un membro «designato congiuntamente dai rettori delle università federate».
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