Sicurezza
A Calomini si insediano i discepoli dell'annunciazione
Azelio Biagioni
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I monaci mariani che vivono nelleremo di Calomini L'eremo rivive con otto religiosi giovani che osservano la regola della carità e aiutano le famiglie
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VERGEMOLI. Quando rispondono al telefono o si salutano al mattino dicono «Ave Maria». Sono i discepoli dell'annunciazione, da poco sono arrivati all'eremo di Calomini. Così il santuario mariano, da sempre meta di pellegrini, torna a vivere dopo che ultimamente vedeva solo la messa festiva celebrata da un cappuccino. Si tratta di una comunità giovane sia per l'età dei religiosi che per fondazione (risale a sei anni fa). Nasce a Prato nel 2005 su volontà di padre Giglio Maria Gilioli, sacerdote veronese già membro di un altro istituto religioso (quello dei servi di Nazareth), che avvertendo la necessità di sostenere le famiglie e rivolgendosi ai giovani per aiutarli nel discernimento vocazionale, fonda l'ordine dei discepoli dell'annunciazione. L'ordine nasce per tenere saldo il vincolo della famiglia, aiutare giovani alle prese con una vocazione incerta e aiutare sacerdoti e religiosi a vivere appieno il loro ministero. Il fondatore trova accoglienza dal vescovo pratese monsignor Gastone Simoni e lì inizia la sua comunità che viene riconosciuta dal presule. Poco tempo fa viene accolto dall'arcivescovo di Lucca, che dopo essersi informato sull'istituto religioso decide di affidagli il santuario della Madonna dell'Eremita. Che non poteva essere più adatto, dato che i discepoli dell'annunciazione seguono e mettono in pratica l'"Eccomi" di Maria all'arcangelo Gabriele. A Prato è rimasta la casa madre con dieci religiosi. Questi frati hanno come regola la carità. Seguono il dettame secondo cui si mettono a disposizione dell'altro. Che può essere la famiglia, i giovani alle prese con una vocazione che stenta a venir fuori, i sacerdoti. Quattro i loro voti: povertà, castità, obbedienza e abbandono al cuore immacolato di Maria. L'istituto funziona come gli altri ordini, i componenti fanno vita comunitaria scandita dalla preghiera. Tutti e otto svolgono, poi, i lavori domestici come cucinare, lavare e pulire. I ragazzi dopo un periodo di formazione entrano a far parte dell'ordine, poi arriva il noviziato e la vestizione. Il loro abito è una veste nera, lunga fino ai piedi che ricorda la talare dei sacerdoti. La vita è cinta da una fascia alla cui estremità è raffigurata in azzurro l'annunciazione di Maria. Dall'altro lato portano il rosario. Sono tutti giovani (italiani e stranieri) che si sono subito trovati bene in Garfagnana. Vivono di carità, non chiedono niente e quello che a loro rimane la sera viene dato a chi ne ha bisogno. Di quelli che sono a Calomini due sono sacerdoti (fra cui il fondatore), altri frati e altri sono novizi. Una volta presi i voti, i religiosi aggiungono al loro nome di battesimo quello di Maria. Pellegrini da tutta Italia vengono in visita a questo santuario scavato nella roccia un tempo abitato da eremiti, poi dai cappuccini e infine dai discepoli dell'annunciazione.
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