Il Tirreno

Lucca

Svolta nelle indagini per il caso del giovane di 17 anni di Molazzana che aveva assunto una dose letale di ecstasy

Morì per la droga, manette al presunto pusher

Francesco Botti, il giovane morto per la droga
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Francesco Botti, il giovane morto per la droga

Francesco Botti si era sentito male dopo una festa al Leoncavallo di Milano

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 LUCCA. In carcere il presunto pusher accusato di aver venduto l'ecstasy che aveva stroncato Francesco Botti, il ragazzo di 17 anni di Molazzana che era andato nel novembre scorso a Milano per festeggiare con lo "sballo", assieme ad alcuni amici, la notte di Halloween. Il pm milanese Gianluca Prisco ha ottenuto dal gip Chiara Valori l'arresto di Marco Cristini, 30 anni, di Gazzaniga (Bergamo).  Cristini è indicato dalle forze dell'ordine come tossicodipendente e ha precedenti per droga: adesso è accusato di spaccio e morte come conseguenza non voluta di un altro reato, appunto la cessione dell'anfetamina che il minorenne di Molazzana con alcuni suoi amici aveva bevuto sciolta nell'acqua per poi trascorrere la serata a un party al centro sociale Leoncavallo.  A prelevare l'uomo, che vive insieme alla compagna e a un figlio in un appartamento in via Parea, estrema periferia milanese, sono stati di sera gli uomini della sezione omicidi della Squadra Mobile.  Secondo la ricostruzione di inquirenti e investigatori, Francesco, con altri suoi due amici poco più grandi di lui, lo scorso novembre aveva organizzato di trascorrere la nottata di Halloween da due amiche che abitano in un piccolo centro in provincia di Novara.  Arrivati dalle amiche, tutti insieme avevano deciso di trascorrere la serata a una festa in programma al Leoncavallo, non senza però lo "sballo" sostiene chi ha condotto le indagini.  "Sballo" procurato da una delle due ragazze, ora indagata, che quel giorno si era messa in contatto con Cristini, un pusher che vendeva la "roba" a Porta Genova, a Milano, e da cui si era già rifornita: per 120 euro aveva acquistato tre grammi di ecstasy (Mdma il nome scientifico). Una dose, per il gip, «letale anche se spartita con altri», cosa di cui lo spacciatore avrebbe dovuto essere «consapevole».  Acquistato lo "sballo", la giovane aveva raggiunto gli altri al Leonka e qui avevano sciolto lo stupefacente in tre bottiglie d'acqua che poi avevano bevuto in quattro.  Solo uno dei ragazzi si è rifiutato di assumere l'ecstasy.  Poco dopo, mentre stavano ballando, Francesco aveva iniziato ad avere un gran caldo, a stare male fino a finire in coma in ospedale, a Niguarda, dove il 5 novembre era morto per un'epatite fulminante.  Adesso il presunto pusher è in una cella a San Vittore.  Francesco Botti frequentava un corso professionale per pasticciere all'alberghiero di Barga. Aveva una sorella di 21 anni, universitaria a Pisa, e un fratello di 15. La mamma è maestra, il padre vive in Costarica dove possiede un ristorante.  Ora dal Leoncavallo, allora al centro delle polemiche per la vicenda, «esigono le scuse da chi per anni ha denigrato» il centro sociale dicendo che è «un covo di spacciatori».

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